“Caro stronzo”, una galleria di esseri umani immersi in modo distorto nei social dove sfogano le loro ansie, nevrosi, paure e dipendenze
Virginie Despentes, pseudonimo di Virginie Daget, è una scrittrice e regista francese. Nata a Nancy, classe ’69. Ex membro dell’Académie Goncourt, esordisce nel ’93 con il romanzo, diventato un caso editoriale e un film che ha codiretto nel 2000, “Scopami” (“Baise-moi”), storia dello stupro di gruppo subito da adolescente. -taglio- Si autodefinisce uno spirito libero, anarco-femminista, e, con la sua scrittura bruciante, sincera, mette a nudo temi scottanti quali le dipendenze, la violenza patriarcale, la salute mentale e il cyberbullismo. A chi le chiede che rapporto abbia con il movimento femminista risponde “Nessuno; non sono un’attivista, non sopporto la violenza delle discussioni, sono troppo impegnata a capire che farmene della mia angoscia”. I suoi romanzi sono stati tradotti in diverse lingue, adattati per il cinema, il teatro e la televisione. Alterna la produzione letteraria alla scrittura teatrale: tra i suoi romanzi vanno annoverati “Le dotte puttane”, “Teen Spirit”, “Bye bye Blondie”, da cui ha tratto l’omonimo film e i lavori teatrali “King Kong Théorie”, “King Kong Girl”, “Apocalypse Bébé”, e il recente “Romancero Queer”, nel quale si parla di molestie nel mondo dell’arte. Nel 2015, l’autrice scrive il primo volume della fortunata “Trilogia della città di Parigi” (“Vernon Subutex”) che ha per protagonista un vecchio commerciante di dischi rock, ormai in fallimento, costretto a chiudere il negozio a causa dell’avvento del digitale. Tra i suoi ultimi lavori il romanzo “Caro stronzo” (“Cher connard”), che presenta una galleria di esseri umani immersi in modo distorto nei social dove sfogano le loro ansie, nevrosi, paure e dipendenze. -taglio2- La sua scrittura fotografa l’universo contemporaneo dei rapporti di potere e dei cambiamenti nelle relazioni umane. Parla di donne che hanno fatto progressi e uomini ancora arretrati e al servizio della guerra, giovani ribelli e integralisti dalla sessualità mai binaria, ex dive del porno, investigatrici private, curatori d’arte, giornaliste rock. E, soprattutto, senzatetto e alcolizzati. “L’idea di raccontare la vita di chi dorme in strada nasce a Barcellona durante la crisi, quando molte persone si sono trovate sul lastrico da un giorno all’altro partendo da una condizione accettabile”, spiega Despentes. Le eroine delle sue storie non sono “brave ragazze” ma le escluse, le cattive che hanno nomi pulp come Vodka Satana, la Iena. Da qualche anno Despentes si è allontanata dal cinema perché, dice, “è il luogo più violento e sessista della cultura. Ti chiedono sempre di tacere. Nel teatro ho trovato molta più libertà”. I suoi personaggi rompono con gli schemi, il facile moralismo, gli stereotipi di genere, rivendicando la “queerness”, la propria libertà. I tempi cambiano, per fortuna, e così, quando la regista ha dichiarato di essere lesbica, nessuno l’ha attaccata sui social. Cambia la cultura, in un mondo nel quale, fino a poco tempo fa, “i peli sulle braccia delle donne potevano provocare insulti e minacce di morte” sui social. Possiamo sottrarci, individualmente e collettivamente, ai rapporti di potere, rompere con essi, provare a rovesciarli. Non è facile, ma bisogna essere ottimisti. E intanto Despentes sta lavorando al suo prossimo romanzo: un giallo. Di sicuro, sarà una storia capace di rispecchiare il tempo presente, problematico, ricco di conflitti ma anche di possibilità che nascono dall’emergere di una nuova realtà.