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Veronica Francioli

Affrontare le fragilità

di Tommaso Martinelli

Numero 271 - Giugno 2026

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La mental coach sportiva ci racconta il lato invisibile della performance, tra pressione, paura, disciplina e dialogo interiore


C’è una parte invisibile dello sport che spesso sfugge agli occhi del pubblico: quella che si gioca nella mente. Dietro ogni performance, ogni vittoria, ogni caduta e ogni ripartenza, esiste infatti un universo fatto di emozioni, pressione, disciplina, paure e consapevolezza. È proprio lì che lavora Veronica Francioli, -taglio- mental coach specializzata nell’ambito sportivo, accompagnando atleti e professionisti nel percorso più complesso di tutti: quello verso l’equilibrio interiore e la piena espressione di sé. In questa intervista ci racconta quanto il lavoro mentale sia oggi parte integrante della preparazione atletica, sfatando il mito dei campioni “invincibili” e mostrando come fragilità, errori e difficoltà possano trasformarsi in strumenti di crescita e forza autentica. Veronica, il tuo lavoro ruota intorno alla mente e alla performance: quando hai compreso che questo sarebbe diventato il tuo percorso professionale? “Non c’è un momento preciso, è stato un susseguirsi di emozioni legate allo sport che mi hanno portato a prendere sempre di più con consapevolezza del fatto che volessi fare di questo una vera e propria professione. Non c’ero riuscita come atleta e ho voluto farlo come “guida”, se così vogliamo dirlo, per gli atleti. Essere per loro un punto di riferimento, gioire e soffrire con loro. Vivere di queste emozioni.” Oggi si parla molto di benessere mentale. Quanto è importante allenare la mente tanto quanto il corpo? “Allenare il corpo è fondamentale perché è lo strumento con il quale l’atleta si esprime. È la cosiddetta parte tangibile. Allenare la mente però è altrettanto fondamentale, perché la performance nasce dall'equilibrio tra componente fisica, tecnica ed emotiva. Un atleta può essere preparatissimo dal punto di vista fisico, ma se non sa gestire pressione, pensieri o emozioni, rischia di non esprimere davvero il proprio potenziale. La mente influenza concentrazione, fiducia, resilienza e capacità decisionale. Per questo oggi il lavoro mentale non è più un "extra", ma parte integrante della preparazione sportiva.” Nel mondo dello sport la pressione è costante: quali strumenti aiutano davvero a gestirla? “La pressione non si elimina, si impara a gestire. Gli strumenti più efficaci sono la consapevolezza emotiva, la respirazione, le routine mentali e il lavoro sul focus. Molti atleti soffrono perché concentrano l’attenzione sul risultato finale o sul giudizio esterno, invece che sul presente. Allenare la mente significa imparare a riportare l’attenzione su ciò che si può controllare: il gesto, il ritmo, la preparazione, l’atteggiamento. Anche il dialogo interno e la visualizzazione sono strumenti potentissimi per affrontare le gare con maggiore lucidità.” Quanto incide il dialogo interiore sulla riuscita di una performance? “Incide moltissimo. Il modo in cui parliamo a noi stessi può diventare il nostro più grande alleato oppure il nostro peggior sabotatore. Pensieri come “non ce la faccio”, “non devo sbagliare” o “non sono abbastanza” generano tensione e insicurezza. Al contrario, un dialogo interno allenato aiuta l’atleta a restare centrato, fiducioso e presente. La mente ascolta continuamente ciò che le ripetiamo: per questo è importante educare il linguaggio interiore con la stessa costanza con cui si allena il corpo.” Spesso si pensa che i campioni non abbiano paura. È davvero così? “Assolutamente no. I campioni provano paura, dubbi e fragilità esattamente come tutti gli altri. La differenza è che imparano a non farsi bloccare da quelle emozioni. Il coraggio non è assenza di paura, ma capacità di andare avanti nonostante la paura. Anzi, spesso chi raggiunge grandi risultati è proprio chi ha imparato a trasformare la tensione in energia e presenza mentale.” Quali sono le fragilità più comuni che incontri negli atleti con cui lavori? “Molto spesso incontro paura del giudizio, eccessivo perfezionismo, difficoltà nella gestione dell’errore e una forte pressione legata alle aspettative. Molti atleti legano il proprio valore personale ai risultati sportivi, e questo li porta a vivere ogni sconfitta come un fallimento personale. Un’altra fragilità molto comune è la difficoltà ad ascoltarsi davvero: nello sport si è abituati a “resistere”, ma a volte la vera forza sta anche nel riconoscere i propri limiti e le proprie emozioni.” In che modo una sconfitta può trasformarsi in un’opportunità di crescita? “La sconfitta diventa crescita quando smette di essere vissuta come una sentenza e diventa invece una fonte di consapevolezza. Ogni errore contiene informazioni preziose: ci mostra cosa migliorare, dove siamo più fragili e quanto siamo capaci di reagire. Gli atleti mentalmente forti non sono quelli che non cadono mai, ma quelli che riescono a dare un significato alle cadute e a ripartire con maggiore maturità.” Gli infortuni non sono solo fisici ma anche emotivi: quanto è delicato quel momento nella vita di uno sportivo? “È uno dei momenti più delicati in assoluto. Per molti sportivi l’infortunio rappresenta una rottura non solo fisica, ma anche identitaria. All’improvviso si fermano ritmi, obiettivi, abitudini e spesso anche certezze personali. Possono emergere paura, rabbia, frustrazione e senso di impotenza. Per questo il recupero mentale è importante tanto quanto quello fisico. Aiutare un atleta a sentirsi ancora “se stesso” anche durante lo stop è una parte fondamentale del percorso.” Secondo te, cosa distingue mentalmente chi riesce a rialzarsi da chi si arrende? “La capacità di dare un senso alle difficoltà. Chi si rialza non è necessariamente più forte o più talentuoso, ma ha sviluppato una mentalità orientata alla crescita. Accetta il dolore, ma non si identifica con esso. Riesce a vedere l’ostacolo come parte del percorso e non come la fine del percorso. Dietro ogni ripartenza c’è sempre una scelta interiore: continuare a credere in sé stessi anche nei momenti in cui sarebbe più facile mollare.” Quanto conta la disciplina nella costruzione della sicurezza personale? “La disciplina è una delle basi più solide della sicurezza personale, perché la fiducia in sé stessi non nasce dalle parole, ma dalle prove che diamo a noi stessi ogni giorno. Ogni allenamento portato a termine, ogni impegno rispettato, ogni piccola costanza costruisce credibilità interiore. La vera sicurezza non è sentirsi perfetti, ma sapere di poter contare su sé stessi anche nei momenti difficili. E la disciplina crea proprio questo: stabilità, forza mentale e fiducia concreta.”

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