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Universi di sapore

di Michela Secci

Numero 271 - Giugno 2026

Proviamo a farvi “assaggiare” la cucina dell’essenziale dello chef Jonathan Taché-Maréchau, presso Les Hamptons a Parigi


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L’arrivo dello chef Jonathan Taché-Maréchau segna una nuova fase per il ristorante Les Hamptons, all’interno dell’hotel Renaissance Paris Hippodrome de Saint-Cloud, a Rueil-Malmaison. Qui prende forma una cucina contemporanea e stagionale, in cui il prodotto e il fuoco guidano ogni scelta. In un ambiente elegante e luminoso, lo chef costruisce un’esperienza che va oltre il piatto, tra precisione, autenticità e senso della misura. Tra attenzione alla materia prima, centralità della griglia e ricerca della semplicità, Jonathan Taché-Maréchau racconta una cucina sincera e contemporanea, pensata per emozionare senza artifici.-taglio- Il suo percorso nasce da una passione familiare. Quanto ha contato nella sua scelta? « Moltissimo. La cucina era il luogo della condivisione in famiglia. Aiutavo mia madre e le mie nonne, ed è lì che è nata la mia vocazione. Durante gli studi ho capito subito che questa sarebbe stata la mia strada. » Quali esperienze hanno segnato maggiormente la sua identità culinaria? « Il lavoro con grandi chef e i viaggi, soprattutto in Asia, dove ho scoperto nuovi prodotti e sapori. Anche esperienze in luoghi come il Madagascar hanno influenzato il mio modo di cucinare, portandomi a integrare spezie e suggestioni diverse. » Come definirebbe la sua cucina oggi? « È una cucina di gusto, semplice ma precisa, con un tocco di originalità. Mi piace inserire influenze esotiche senza mai snaturare il prodotto. L’obiettivo è proporre qualcosa di buono, accessibile e sincero. » Prodotto, stagionalità e accessibilità: sono questi i suoi pilastri? « Assolutamente. Lavoro con prodotti di stagione e fornitori locali. Il rapporto qualità-prezzo è fondamentale: voglio che tutti possano permettersi di mangiare bene. Dopo anni nell’alta gastronomia, -taglio2- ho scelto una cucina più accessibile, senza rinunciare alla qualità. » C’è un piatto che racconta meglio il suo universo? « Più che un piatto, direi il lavoro sul condimento. Un esempio è l’entrecôte di manzo Black Angus alla griglia, con salsa di soia e sciroppo d’acero, accompagnata da patate ratte e maionese fatta in casa: un piatto generoso e ricco di gusto. » Quanto influisce il luogo, Les Hamptons, sulla sua cucina? « Molto. Evoca un’atmosfera elegante ma rilassata, quasi una Deauville americana. Questo si riflette in una cucina conviviale, tra mare, griglia e proposte leggere, influenzata anche dal contesto del giardino e della terrazza. » Come vede l’evoluzione della gastronomia oggi? « C’è un ritorno alla semplicità e ai piatti tradizionali. Ma al ristorante bisogna offrire qualcosa in più, qualcosa che non si può replicare a casa: tecnica, creatività ed emozione. » Quanto conta l’esperienza complessiva per il cliente? « È fondamentale. Non si tratta solo di mangiare, ma di vivere un momento. Quando tutto è armonioso, dall’accoglienza al piatto, il cliente torna. » Il lavoro di squadra quanto incide? « È essenziale. La brigata è il cuore della cucina. Senza di loro, nulla sarebbe possibile. » Qual è la soddisfazione più grande? « Vedere l’emozione nei clienti. Quando un piatto risveglia un ricordo o tocca qualcosa di profondo, è il risultato più bello. »





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