Continuano le repliche della pièce di Mattia Torre con sul palcoscenico uno straordinario Valerio Mastandrea, a mostrarci cosa si dovrebbe e non si dovrebbe fare per essere il "Migliore"
Essere stimati, apprezzati, essere visti come un esempio, come chi sa il fatto suo, dei vincenti, col sole in fronte ed il sorriso alla Gasmann ne "Il sorpasso" stampato bello in faccia, che costo ha? Quanto bisogna essere audaci, coraggiosi, ambiziosi, cinici e spietati, per ottenere un risultato simile? -taglio- E soprattutto, quanto bisogna non essere empatici, caritatevoli, altruisti e compassionevoli per riuscire davvero a mollare la "zavorra" del vivere civile per sovrastare tutto e tutti ed arrivare ad essere "il migliore"? Sono queste le domande che alla fine lascia nello spettatore lo scritto di Mattia Torre, magicamente interpretato da più di vent'anni da Valerio Mastandrea, che abbiamo visto nell'ennesima replica sold out presso il Teatro Verdi di Salerno. L'interpretazione è magistrale, ça va sans dire, al pari della regia e del ritmo. Il monologo è un racconto di formazione, dove il protagonista Alfredo Beaumont, come evoca il titolo, percorre il suo cammino, fra il consapevole e l'incosciente, per diventare "migliore", nel suo modo di affrontare la vita ma, soprattutto, nel modo in cui è percepito dagli altri. Per farlo, Alfredo deve tuttavia smettere di preoccuparsi: di essere un buon dipendente, un buon vicino, un condomino modello, un amico pronto a guardare sempre "il lato bello delle cose" (e in particolare di "quelle di una volta"). -taglio2- Alfredo capisce che deve cominciare a preoccuparsi solo e soltanto di sé stesso, che deve fare quello che si sente, essere più bullo dei bulli e più prepotente dei potenti. È questa la strada che lo porterà ad essere percepito come il più forte, il più desiderato, il migliore appunto, che non ha paura di niente e che piuttosto incute timore, ricevendo così considerazione e rispetto. La penna di Torre già più di vent'anni fa è riuscita a produrre una fotografia della nostra società che, ancora oggi, ci somiglia oltre ogni previsione e forzatura letteraria. Sembra anzi che ci sia stato un impegno, dal lato nostro, per emulare più possibile il Sign. Beaumont nel suo radicalizzarsi contro una società che ai buoni e bravi preferisce gli scaltri senza scrupoli. Forse l'auspicio di entrambi, autore ed attore, voleva essere quello di criticare così aspramente un mondo che si avviava verso la totale assenza di buoni sentimenti per far riflettere e, magari, provocare un'inversione di tendenza. Dal 2005 ad oggi invece, più che un contrasto non si è prodotta altro che una inconsapevole emulazione, con tutti che cercando ancora oggi di prendere le sembianze di Alfredo, assuefatti dall'illusione che sia quello il vero modo di essere una persona migliore.