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Suoni da collezionare

di Pasquale Di Palma

Numero 262 - Luglio-Agosto- 2025

La cantautrice Diana Winter reinterpreta nel suo nuovo EP brani del suo repertorio passato in chiave live acustica


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È disponibile in streaming e in digitale “Collected Sounds - Vol. I” (Bluebelldisc Music), il nuovo EP di Diana Winter, giovane e talentuosa musicista e cantautrice, dal 2009 al fianco di Giorgia come corista e chitarrista nei suoi live. -taglio- Con questa pubblicazione, anticipata dal singolo “Heavy on My Heart”, la Winter rivisita in chiave live acustica alcuni brani del suo repertorio passato, per vestirli di un nuovo sound e avvicinarli al suo presente, e reinterpreta “How Will I Know”, hit datata 1985 di Whitney Huston. “Collected Sounds Vol. I” raccoglie quattro brani dei quali tre già da te editi. Quali gli elementi che uniscono passato e presente e quali differenziano questi due piani temporali? “Sicuramente il nucleo compositivo dei brani rappresenta per me un evergreen, nel senso che il suo valore formale rimane invariato nel tempo, una specie di filo che unisce il prima e il dopo. Questo perché ogni brano è frutto di un’attenta cernita tra tante sperimentazioni a livello appunto compositivo, ma anche sonoro, testuale e strutturale, soprattutto in fase di preproduzione dei pezzi.” La quarta traccia è una tua cover di "How Will I Know" della Houston. Cosa ti lega a questo brano, a questa grande artista e come hai lavorato per adattare il brano alla tua personalità artistica? “Io credo che ogni cantante che si ritenga tale semplicemente non possa non considerare Whitney un modello di perfezione vocale, questo naturalmente a prescindere dal gusto personale. Quindi ho voluto omaggiare lei a mio modo, ma soprattutto volevo catturare l’anima del brano e del testo e plasmarla su di me, attraverso il mio vissuto e la mia sensibilità. Il risultato è un qualcosa che trovo sempre molto interessante, sia che sia io a rivisitare un pezzo, sia che lo facciano gli altri: c’è un’anima senza tempo dentro alla musica che racconta sempre la verità, ed è bello condividere questa verità attraverso l’espressività di ognuno di noi, che è sempre diversa, e sempre regala un prezioso spaccato di vita in più. Un brano che nasce uptempo e gioioso, che si trasforma in una ballad più suggestiva, senza perdere la forza e la bellezza del suo messaggio.” Parlando del tuo passato, ricordi chi o cosa ti ha avvicinata alla musica e quali sono stati i passi che hai percorso per arrivare dove sei ora? “Mia mamma è una pianista classica e mio padre grande appassionato di musica: ricordo lunghi, interminabili viaggi in macchina dove ascoltavamo i Dire Straits praticamente in loop, e a casa invece Ravel, Shubert, Shumann, Debussy… Sono stata molto fortunata di aver ricevuto tanti ottimi ascolti fin da piccola, e questo sicuramente mi ha influenzata molto.” Nel tuo presente la collaborazione con Giorgia e una cattedra al Saint Louis College of Music. -taglio2- Come convivono queste due diverse attività e, a tuo avviso, l'una può arricchire l'altra? “Non per essere banale ma insegnando si impara ogni giorno, e comunque a prescindere dall’attività di insegnamento, nessun musicista può permettersi di smettere di essere studente a tempo pieno. Se smetti di studiare, praticare, se finito. L’attività del performer poi è un’altra cosa: lì ci si confronta con noi stessi in un modo diverso, un modo più adrenalinico, ma anche molto gratificante. È un lavoro in cui serve equilibrio da tanti punti di vista, e dove bisogna cercare di dare il massimo senza cadere nei manierismi e nel perfezionismo inutile: quello narcisistico, quello che a un certo punto diventa frustrazione.” In te è evidente una propensione al palco e alla musica dal vivo. Com'è Diana sul palco? Cosa cerca di trasmettere e come dialoga con il pubblico? “Purtroppo negli anni la musica dal vivo è andata a scemare sempre di più, perché non ci sono politiche economiche che effettivamente favoriscono gli organizzatori degli eventi, ma diciamo anche la verità, perché in questo Paese non c’è la cultura di pagare per assistere ad uno spettacolo di qualità. O meglio, la mia impressione è che la gente sia disposta a farlo per i grandi eventi del pop, ma manca la partecipazione a tutta quella sfera che sta nel mezzo, che invece vede grande seguito all’estero, come una forma di intrattenimento che è parte del tempo libero di tutti. Questo è un gran peccato perché in un mondo dove la musica è sempre più iperprodotta e ipertecnologizzata, si perde inevitabilmente un po’ l’umanità, mentre la dimensione del live, dell’hic et nunc la restituisce (e tra l’altro sbugiarda gli incapaci).” In autunno arriverà il secondo volume di questa raccolta sonora. Puoi anticiparci qualche cosa? “Ci sarà una collaborazione inaspettata e non vedi l’ora che la possiate ascoltare!”





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