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Successo in palcoscenico

di Maresa Galli

Numero 272 - Luglio - Agosto 2026

Al San Carlo “Adriana Lecouvreur” trionfa con Aleksandra Kurzak ed Elina Garanča


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Al Teatro di San Carlo ritorno, con successo, di “Adriana Lecouvreur”, capolavoro di Francesco Cilea su libretto di Arturo Colautti, a dieci anni dall’ultima rappresentazione. Il 14 giugno (con repliche fino al 20 giugno) la prima al Lirico di Napoli con la regia di Davide Livermore, qui ripresa da Alessandra Premoli, -taglio- con un allestimento “Prix de la Critique de l’Europe Francophone”, coproduzione dell’Opéra de Monte-Carlo con l'Opéra de Saint-Étienne e l’Opéra de Marseille. Tratta dal dramma “Adrienne Lecouvreur” di Eugène Scribe ed Ernest Legouvè, è una delle opere più amate del verismo italiano. Davide Livermore trasferisce l'azione dalla Francia del ‘700 alla Belle Époque, negli anni che precedono la Grande Guerra. La storia, che intreccia passione e tragedia, commedia e dramma, si svolge a Parigi. Adriana Lecouvreur è una celebre attrice della Comédie-Française, donna appassionata e generosa, innamorata del conte Maurizio di Sassonia, militare e avventuriero. Il loro amore viene ostacolato dalla principessa di Bouillon, gelosa e spietata rivale, che trama nell’ombra per eliminare Adriana. Tra lettere intercettate, travestimenti e intrighi di corte, la vicenda si dipana fino al tragico finale: Adriana, avvelenata dalla rivale con un mazzo di violette, muore tra le braccia di Maurizio. Una delle scene più iconiche dell’intero immaginario, in cui la protagonista, prima di spegnersi, regala emozioni con “Poveri fiori”. Al centro della lettura dell’opera vi è un ideale dialogo con Sarah Bernhardt, la grande attrice francese che contribuì a tenere vivo il mito di Adrienne Lecouvreur. Attraverso richiami alla sua biografia, all'estetica di inizio ‘900 e al mondo del teatro dell'epoca, la protagonista assume i tratti di una diva quasi contemporanea. Le belle scene di Giò Forma, in una dimensione metateatrale, si basano su una grande struttura rotante, che rende agevole il passaggio tra palcoscenico, retroscena e vita reale. Completano il brillante impianto scenico che restituisce la bellezza della Parigi dell’epoca, il sapiente gioco di luci di Nicolas Bovey, gli sfarzosi costumi di Gianluca Falaschi, la coreografia di Eugénie Andrin. -taglio2- Protagonista dell’opera, interpretata con stile e passione, il soprano polacco Aleksandra Kurzak, dai favolosi acuti e dalle brillanti mezze voci, nel ruolo di un’Adriana riletta come la Divina Sarah Bernhardt. Maurizio è interpretato con vigore dal tenore statunitense Brian Jagde, con prestanza, grande voce e acuti possenti. La principessa di Bouillon, è interpretata con rara maestria dal mezzosoprano lettone Elīna Garanča, dall’elegante presenza scenica e dall’impeccabile fraseggio. Bravi anche Pietro Spagnoli, perfetto Michonnet, Roberto Covatta (L’Abate di Chazeuil) e Salvatore De Crescenzo (Un maggiordomo), quest’ultimo artista del Coro del Teatro di San Carlo. Completano il cast Paweł Horodyski e Matteo Macchioni, rispettivamente nei ruoli di Quinault e Poisson, Anna Grotto e Monica Bacelli, nei panni di Mad.lla Jouvenot e Mad.lla Dangeville. Brillante la conduzione di Pinchas Steinberg, molto presente nelle ultime stagioni al San Carlo, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Lirico di Napoli, quest’ultimo ottimamente preparato da Fabrizio Cassi. Steinberg dirige voci favolose, che hanno regalato, con le loro superbe interpretazioni, grandi emozioni al pubblico. Brillante anche il Balletto diretto da Renato Zanella. Un’opera messa in scena in stato di grazia, con la partitura di Cilea capace di fondere stilemi della scuola napoletana con la tradizione lirica francese e Massenet, per un’Adriana celebrata anche da Voltaire, primadonna della sua epoca, altera e insieme “umile ancella del genio creator”. Meritati, lunghissimi applausi alla prima e ad ogni replica al Massimo napoletano.





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