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Stefano Buttafuoco

Sfida accettata

di Paola Trotta

Numero 274 - Ottobre 2026

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È così che il presentatore si approccia all’esordio in prima serata su Rai3 con “Il Cacciatore di Sogni”, un modo diverso di parlare di disabilità, tra talento, autonomia e opportunità


Raccontare la disabilità senza retorica né pietismo, dando spazio al talento, all’autonomia e alla capacità di trasformare le fragilità in nuove opportunità. È questa la missione de “Il Cacciatore di Sogni”, il programma di Rai 3 ideato e condotto da Stefano Buttafuoco, tornato in onda con la sua quinta edizione. -taglio- Attraverso storie autentiche, testimonianze e incontri con personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport e della cultura, la trasmissione illumina quella parte della società che troppo spesso resta lontana dai riflettori. In questa intervista ad Albatros Magazine, Buttafuoco ripercorre la crescita del format, racconta la scelta del linguaggio necessario per affrontare temi tanto delicati e si sofferma sulla realtà pugliese “Le orecchiette che vorrei”, protagonista della prima puntata. Senza nascondere il suo desiderio più grande: conquistare, un giorno, la prima serata. “Il Cacciatore di Sogni” è arrivato alla quinta edizione ed è ormai una presenza consolidata nel palinsesto di Rai 3. Quando ha ideato il programma, immaginava un percorso così lungo? E in che modo il format è cresciuto e cambiato nel corso degli anni? “Un programma, per avere successo, deve essere ambizioso e non deve avere paura di cambiare. Il cuore de “Il Cacciatore di Sogni” è rappresentato, naturalmente, dalle storie che raccontiamo e che giriamo in esterna, ma la parte in studio si è evoluta e, a mio avviso, è migliorata molto. Finalmente abbiamo uno studio tutto nostro, la casa de “Il Cacciatore di Sogni”, come ci piace chiamarla, dove accogliamo i nostri ospiti: personaggi dello spettacolo e della cultura particolarmente sensibili ai temi dell’inclusione. È un luogo caldo e familiare, nel quale si sentono a proprio agio e sono portati a condividere tanti momenti inediti della loro vita. A livello autorale, abbiamo poi introdotto alcuni momenti che si ripetono in ogni appuntamento: quello dello scrigno, dal quale estraiamo due oggetti che rappresentano per l’ospite rispettivamente un momento di crisi e uno di rinascita; il gioco delle parole; infine, alcuni videomessaggi a sorpresa, che ci permettono di conoscere meglio il personaggio che ci accompagna nel racconto.” La trasmissione affronta il tema della disabilità evitando pietismo e retorica, per concentrarsi invece sul talento, sull’autonomia e sulle opportunità. Quanto lavoro richiede trovare il linguaggio giusto per raccontare storie tanto delicate senza tradirne l’autenticità? “Il linguaggio è importantissimo e può fare la differenza. Qualche anno fa si parlava di “handicappati” senza rendersi conto del male che si poteva arrecare alle persone. Oggi sono stati compiuti molti passi in avanti e noi, che trattiamo certi temi, abbiamo una grande responsabilità in questo senso. Io per primo mi metto in discussione per utilizzare i termini giusti, nel rispetto delle battaglie quotidiane affrontate dalle famiglie che convivono con la disabilità.” Nella prima puntata avete dedicato ampio spazio all’associazione pugliese “Le orecchiette che vorrei”, nella quale alcuni ragazzi nello spettro autistico imparano dalle nonne di Ostuni l’arte della pasta fatta a mano. Che cosa l’ha colpita maggiormente di questa realtà e perché ha scelto di farne uno dei racconti centrali dell’esordio? “Mi ha colpito la forza di Giuseppe Primicerio, fondatore di questa splendida realtà, che ha voluto fare qualcosa per suo figlio Yuri, autistico, e per tanti ragazzi nella sua stessa condizione. «Se lo sogni, lo puoi fare»: questo è il suo motto. Giuseppe è stato incredibilmente bravo a concretizzare il proprio sogno, creando un luogo capace di includere e offrire opportunità a ragazzi più fragili di altri. Mi hanno colpito, inoltre, gli occhi dei tanti giovani che ogni giorno frequentano questo laboratorio e si sentono utili a se stessi, alle proprie famiglie e alla comunità che li circonda. È un posto magico, un modello da seguire e riproporre in tutta Italia.” Ad accompagnare le storie sono personaggi dello spettacolo, dello sport e della cultura; il primo ospite di questa edizione è stato Paolo Belli. Quali caratteristiche deve avere un volto noto per entrare nella casa de “Il Cacciatore di Sogni” e mettersi realmente al servizio del racconto? “Nel nostro programma gli ospiti non vengono scelti a caso. Li selezioniamo attentamente: devono essere persone funzionali al racconto. Abbiamo avuto personaggi del calibro del maestro Andrea Bocelli, Raoul Bova, Neri Marcorè, Claudia Gerini, Andrea Lucchetta, Giovanna Sannino, Giorgio Pasotti e tanti altri. Ospiti felici di tendere una mano e capaci di comprendere l’importanza del nostro progetto, che sta ottenendo un successo straordinario. Noi raccontiamo la parte più bella ed edificante della nostra società, quella spesso meno conosciuta e della quale si parla poco, e i nostri ospiti ci aiutano ad ampliare la platea interessata al programma. Tutti quanti, al termine dell’intervista, sono felici di avere partecipato e comprendono il messaggio che vogliamo portare avanti.” I due speciali estivi in seconda serata hanno ottenuto ascolti molto soddisfacenti, alimentando l’auspicio di una futura promozione in prima serata. Sente che il programma è pronto per questo passaggio? E quale sogno vorrebbe ancora realizzare per la sua creatura televisiva? “Il Cacciatore di Sogni” merita la prima serata per la qualità narrativa espressa negli anni e per i tanti riconoscimenti che abbiamo ricevuto anche da critici autorevoli, come Aldo Grasso. Ma serve coraggio da parte di chi prende certe decisioni. È più facile procedere in continuità e confermare sempre i soliti programmi. Noi rappresentiamo una vera e propria rivoluzione e speriamo che qualcuno se ne accorga. Io posso soltanto mettercela tutta per portare avanti questa battaglia, seguendo l’esempio dei protagonisti dei nostri racconti, che ci insegnano la forza, la determinazione e il coraggio.”

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