L’attrice hollywoodiana, nelle sale col suo nuovo horror, ricorda i tempi di Buffy e ci confida il suo approccio al mondo dello spettacolo, in pieno controllo ma con grande umanità
Tra i protagonisti di “Finché morte non ci separi 2”, nelle sale dal 9 aprile, spicca Sarah Michelle Gellar, attrice e produttrice statunitense tra i volti più iconici della cultura pop degli anni Novanta e Duemila. Nata a New York il 14 aprile 1977, -taglio- Gellar ha iniziato la sua carriera giovanissima, distinguendosi prima in televisione e successivamente conquistando fama internazionale grazie al ruolo di Buffy Summers nella serie cult “Buffy - L’ammazzavampiri”, performance che l’ha consacrata come simbolo di forza femminile, indipendenza e carisma generazionale. Parallelamente, ha consolidato il proprio successo sul grande schermo con titoli divenuti veri e propri fenomeni commerciali come “So cosa hai fatto” e “Cruel Intentions - Prima regola non innamorarsi”, confermandosi interprete versatile capace di spaziare tra horror, thriller e dramma. Nel corso della sua carriera, Sarah Michelle Gellar ha saputo reinventarsi mantenendo intatto il suo status di star internazionale, diventando un punto di riferimento per più generazioni di spettatori. Albatros Magazine ha incontrato l’attrice durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo film diretto da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett. Che effetto ti fa riproporti al pubblico con un ruolo da cattiva nel film Finchè morte non ci separi 2? “Mi considero molto fortunata, perché il pubblico mi ha sempre accettato nei ruoli più variegati e distanti tra loro. Devo ammettere, però, che essere un villain all’interno di un film è sempre divertente. Fatta questa premessa, io mi auguro sempre di riuscire a dare umanità a qualsiasi personaggio mi si chieda di dar vita.” Questo film è un horror che si rivela particolarmente profondo… “A mio avviso ha una doppia chiave di lettura, perché da una parte lo si può vedere come un viaggio divertente, dall’altra ci si rende conto che questo tipo di horror prende problemi reali e li affronta in un modo tutt’altro che banale. Non a caso, in questo film si parla di potere, di relazioni familiari, di obblighi e di quanto le persone siano disposte a fare per mantenere un determinato controllo. Direi che ci sono elementi di horror ma anche di commedia.” Sul set hai incontrato David Cronenberg. Che effetto ti ha fatto? “All’inizio eravamo tutti nervosissimi, credo abbia fatto a tutti un certo effetto. Poi, però, è stato tutto così incredibile. La cosa che più mi ha colpito è il suo voler essere trattato come un attore qualsiasi, nonostante portasse con sé un’energia ben diversa da quella degli altri.” Sei ancora amata in tutto il mondo per la serie “Buffy l’ammazzavampiri” e per altri ruoli iconici. Quanto, tutto questo, condizione le tue scelte professionali? “L’affetto dei fan mi dà libertà: posso sperimentare senza restare legata a un solo ruolo. Nel corso della mia carriera ho potuto spaziare da La valle dei pini a Buffy, da Scooby Doo a Cruel Intentions e The Grudge. L'amore dei fan è sempre stato incredibile, specialmente in questi ultimi tempi…” (si riferisce alla cancellazione del reboot di Buffy, ndr). A proposito di Buffy, di recente è venuto a mancare Nicholas Brandon… “La sua scomparsa è stata una tragedia. Ma la gioia che ha dato al pubblico continuerà a vivere.”