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Roberta Fontana

La forza di costruire

di Paola Trotta

Numero 272 - Luglio - Agosto 2026

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La passione per la televisione, l'amore per lo sport e la volontà di essere protagonista anche dietro le quinte: Roberta si racconta tra ambizione, responsabilità e nuovi obiettivi


Determinazione, competenza e una crescita costruita passo dopo passo. Negli anni Roberta Fontana è riuscita a ritagliarsi uno spazio sempre più riconoscibile nel panorama televisivo italiano, trasformando esperienza, passione e professionalità in una cifra distintiva del suo percorso. Dagli esordi davanti alle telecamere fino alla conduzione di Zona Fontana, il programma di approfondimento sportivo che porta il suo nome e la vede protagonista su SportItalia,-taglio- il suo cammino racconta la storia di una professionista che ha saputo evolversi, assumendosi nuove responsabilità e contribuendo in prima persona alla costruzione di un progetto editoriale sempre più seguito dal pubblico. In un settore competitivo e in continua trasformazione come quello dell’informazione sportiva, Roberta Fontana ha scelto di puntare sulla preparazione, sul dialogo con gli ospiti e su una narrazione capace di andare oltre il semplice commento dei risultati. Ad Albatros Magazine racconta il suo percorso, le sfide affrontate, il valore del lavoro di squadra e gli obiettivi che guarda con entusiasmo per il futuro. Se ripensa alla Roberta che entrava negli studi di Forum e alla professionista che oggi conduce Zona Fontana, qual è il cambiamento più grande che vede in se stessa? “Credo che il cambiamento più grande sia nella consapevolezza. Quando sono entrata negli studi di Forum ero una ragazza con una grande voglia di imparare e di conquistarsi ogni opportunità. Oggi mi sento una professionista che non vuole limitarsi a essere presente in video, ma contribuire alla costruzione dei contenuti, dare una direzione precisa e un’identità riconoscibile a ciò che racconta. Ho mantenuto la stessa determinazione, ma con una visione molto più chiara di chi sono e di ciò che voglio fare.” C’è stato un momento preciso in cui ha capito che non voleva più essere soltanto un volto televisivo, ma una conduttrice a tutto tondo? “Sì, quando ho iniziato a interessarmi sempre di più a ciò che accadeva dietro le telecamere. Mi sono resa conto che la parte più stimolante non era soltanto andare in onda, ma partecipare alla scelta degli argomenti, immaginare il ritmo di una puntata e contribuire alla costruzione del racconto. È stato allora che ho capito di voler essere una conduttrice e un’autrice, non semplicemente un volto televisivo.” Forum è stata una palestra molto importante. Quali insegnamenti porta ancora oggi nel suo modo di lavorare? “Forum mi ha insegnato il valore dei tempi televisivi, dell’ascolto e della disciplina. In televisione nulla è davvero improvvisato: dietro ogni momento che appare spontaneo ci sono preparazione, attenzione e rispetto per il pubblico. Ancora oggi porto con me quell’esperienza, perché mi ha dato metodo e la capacità di affrontare ogni situazione con naturalezza e professionalità.” Quando le hanno proposto di guidare su Sportitalia un programma che porta addirittura il suo cognome nel titolo, qual è stata la prima reazione? “La prima reazione è stata un mix di entusiasmo e senso di responsabilità. Quando un programma porta il tuo cognome, non rappresenti soltanto un ruolo, ma anche una visione. Ho percepito grande fiducia nei miei confronti e, allo stesso tempo, il desiderio di dimostrare di poter costruire uno spazio riconoscibile e autentico.” Quale responsabilità si sente sulle spalle quando un programma diventa così identificato con la persona che lo conduce? “La responsabilità principale è quella di mantenere credibilità e coerenza. Quando il pubblico associa il programma direttamente alla tua persona, ogni scelta assume un peso maggiore: dagli ospiti ai temi trattati, fino al tono della conduzione. È un impegno importante, ma rappresenta anche uno dei privilegi più belli di questo mestiere.” Oggi Zona Fontana è una realtà consolidata. Qual è stata la puntata che le ha fatto pensare: “Ce l’abbiamo fatta”? “Più che una singola puntata, ricordo un momento preciso: quando ho capito che il pubblico non seguiva il programma soltanto per il tema affrontato o per gli ospiti presenti, ma perché cercava proprio Zona Fontana. In quel momento ho avuto la sensazione che il progetto avesse trovato una propria identità.” Lei segue da vicino anche la costruzione dei contenuti e la scelta degli ospiti. Quanto conta questo aspetto nella sua idea di televisione? “Conta moltissimo. Credo che una conduzione efficace debba poggiare su una solida visione editoriale. Mi piace seguire da vicino i contenuti, selezionare ospiti che abbiano davvero qualcosa da raccontare e costruire puntate capaci di coniugare ritmo e approfondimento. Per me condurre significa anche ideare, sviluppare e scrivere.” Cosa distingue Zona Fontana dagli altri talk sportivi presenti in televisione? “Credo sia la volontà di unire competenza e narrazione. Lo sport è fatto di tecnica, risultati e attualità, ma anche di persone, emozioni e storie. Mi piace che il programma mantenga un linguaggio accessibile senza rinunciare alla profondità e che il confronto resti sempre spontaneo, dinamico e autentico.” Negli ultimi anni il giornalismo sportivo femminile è cambiato molto. Quali barriere pensa siano state superate e quali invece restano ancora da abbattere? “Oggi le donne sono sempre più riconosciute per la loro preparazione e autorevolezza, e questo rappresenta un cambiamento significativo. Credo però che ci sia ancora un percorso culturale da compiere: arrivare al punto in cui non faccia più notizia vedere una donna alla guida di un programma sportivo, ma semplicemente una professionista che svolge con competenza il proprio lavoro.” Qual è il valore aggiunto che una sensibilità femminile può portare nel racconto dello sport? “Non credo esista un modo femminile o maschile di fare giornalismo. Penso però che punti di vista differenti rendano il racconto più completo e interessante. Una sensibilità diversa può aiutare a cogliere sfumature, aspetti umani e dettagli che arricchiscono ulteriormente la narrazione sportiva.” Quali altri traguardi, a tutto tondo, le piacerebbe raggiungere un giorno non troppo lontano? “Vorrei continuare a crescere come autrice e conduttrice, sviluppare format sempre più personali e trasversali e dare vita a progetti caratterizzati da una forte identità. Il mio obiettivo non è soltanto essere in televisione, ma contribuire a crearla, lasciando nel tempo una firma professionale riconoscibile.”

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