Lino Zicca pubblica “Aneddoti di fatti perduti”, uno spaccato di un periodo storico epocale, nella collana “I libri della Fondazione Vittorio Foa”
Lino (Pasquale) Zicca ha pubblicato (2025), nella collana “I libri della Fondazione Vittorio Foa”, la seconda edizione del primo dei suoi nove libri, “Aneddoti di fatti perduti”, già pubblicato nel 2015.-taglio- La sua opera contiene una prefazione di Franco Mastroluca e una presentazione di Michele Galante. L’autore, foggiano, classe ‘51, tra il ‘72 e il ’91, è stato consigliere comunale e segretario del Pci di Lucera (FG), segretario provinciale della FGCI e segretario provinciale del PCI di Capitanata e membro del comitato centrale. Zicca, inoltre, dal ‘91 al 2012, ha lavorato in Eni come esperto di organizzazione aziendale. L’autore, in collaborazione con Lino Montanaro, ha già pubblicato Bar De Chiara (2016), Scuola. La ragioneria (2018) e Lucera di una volta (2021). Da solo ha dato alle stampe, inoltre: la prima edizione di Aneddoti di fatti perduti (2015), Giuseppe Iannone. Lotte e ideali di un combattente (2019), Domenico De Simone. Ideali, passione e competenza di un sindaco (2020), Storia del Pci di Lucera (2020), I comunisti e la Capitanata durante il fascismo (2022) e Storia economica della Capitanata durante il Fascismo (2025). Aneddoti di fatti perduti è stato il primo libro di Zicca, che ora ripresenta in un’edizione rivista ed arricchita. L’autore non ha voluto scrivere né un saggio storico né un’autobiografia, ma, semplicemente, una raccolta autentica, autoironica ed affettuosa di ricordi ed esperienze vissuti in prima persona, dal ‘69 al 2012, a testimonianza dei suoi trascorsi di militante politico e di figura di primissimo piano nel Pci di Capitanata. Zicca, come tanti della sua generazione, si forma nelle lotte studentesche della fine degli anni ’60, passando per gli anni ’70 e arrivando fino alla prima metà degli anni ’80, un periodo in cui il Partito Comunista era guidato da un segretario come Enrico Berlinguer e da una dirigenza politica di primissimo piano e di altissima levatura morale. È un periodo della storia italiana del secondo dopoguerra caratterizzato da grandi conquiste sociali ed economiche ma anche dall’attacco del terrorismo e dei tentativi di golpe allo stato democratico, dal colpo di stato in Cile, dal compromesso storico con la Democrazia Cristiana, dallo strappo definitivo con Mosca e dall’esperienza dell’eurocomunismo, dallo scoppio della corruzione e della degenerazione della vita politica italiana, da alcuni definita come “partitocrazia”. Ma è anche l’epoca in cui i risultati elettorali del Pci, dopo aver raggiunto il massimo alle europee dell’84, proprio alla morte di Berlinguer, iniziano un lento declino, accompagnati, dopo la caduta del muro di Berlino nell’89, da una crisi culminata con la svolta di Occhetto alla Bolognina e la trasformazione in Pds (Partito Democratico della Sinistra), un passaggio che Zicca ha condiviso ma con sguardo critico. L’autore non ha voluto ripercorrere cronologicamente nel suo libro quegli eventi ma restituire al lettore, attraverso il racconto di alcuni aneddoti, lo spirito che animava quei tempi, la vita del partito, caratterizzato da incontri ed assemblee, feste dell’Unità, campagne elettorali, raccolte di fondi tramite l’autofinanziamento, eventi collettivi che oggi sembrano lontani, in un’epoca in cui i partiti tradizionali non esistono più e le leadership politiche mirano ad instaurare un rapporto diretto con l’elettorato attraverso l’uso (e l’abuso…) di media e di social, misurando il “gradimento” con l’utilizzo ossessivo di sondaggi e di “like”, e perdendo, spesso, qualsiasi contatto diretto con le esigenze del popolo e dei territori. Zicca ricorda soprattutto i protagonisti apparentemente “minori” della vita del partito, donne e uomini veri, concreti, che nel Pci vedevano l’unica rappresentanza e tutela dei loro diritti e contribuivano a farne una comunità viva, partecipata.-taglio- La dimensione familiare è il cuore della narrazione, vista con uno sguardo discreto ma intenso, poiché un funzionario di partito era sempre in bilico tra doveri pubblici e responsabilità private. La militanza politica, per l’autore e per molti della sua generazione, è stata una scelta di vita difficile ma disinteressata, fondata su valori di giustizia, democrazia e onestà, che spesso ha comportato tante rinunce personali. E quando, con la fine del Pci, i motivi di quella scelta sembrano sfaldarsi, Zicca, senza rimpianti, decide di intraprendere una nuova strada, entrando in Eni, con tutti i cambiamenti e le necessità di adattamento, anche familiari, che ciò avrebbe comportato. L’ultimo capitolo del libro è, quindi, dedicato all’inedito racconto della sua esperienza lavorativa nel grande gruppo, concludendo in modo coerente un percorso iniziato tanti anni prima, nel segno di una continuità etica. Il libro di Zicca restituisce concretezza, con uno stile piacevole e ricco di umanità, ad una galleria di personaggi, noti e meno noti, incontrati nella sua lunga esperienza di partito e di lavoro, lasciando una testimonianza importante di un modo di fare politica, al servizio del popolo e tra la gente, purtroppo oggi dimenticato. Infatti, come saggiamente scrive lo stesso autore, in una sorta di sprone per le nuove generazioni, nei suoi “Ringraziamenti”: “Ora i programmi e le scelte politiche non trovano un momento di discussione e confronto tra il partito e i militanti, gli iscritti e i simpatizzanti. I luoghi reali del confronto sono sostituiti da luoghi virtuali, con l’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione di massa…Alla passione si è sostituita l’indifferenza, l’apatia e il confronto si trasforma in scontro, e persino in odio, sulle diverse piattaforme sociali. Da questa situazione…un pericolo per la nostra democrazia, è nato l’impegno per questa seconda edizione…Un tentativo, senza nostalgia per il passato, di ricordare specialmente ai giovani, un modo di “fare politica” con la gente e fra la gente”.