Dalla scuola alla scrittura, passando per una community social di oltre 30mila persone Benedetta Ornella Fontana racconta il suo nuovo romanzo, un viaggio psicologico tra desiderio, ossessione e identità
Docente di Discipline Letterarie e Latino, giornalista e autrice, Benedetta Ornella Fontana è laureata in Comunicazione e Giornalismo, con una tesi sul regista Ingmar Bergman, e in Filologia e Letterature Moderne, con una tesi sulla lingua latina medievale. Insegna Italiano, Storia e Latino negli istituti superiori di Milano e collabora con alcune case editrici nazionali.-taglio- Nel marzo 2024 ha avviato sui social il progetto “Amor di lettere”, dedicato alla letteratura, alla cultura e all’insegnamento. Nel tempo il progetto si è evoluto fino ad assumere il suo nome, Benedetta Ornella Fontana: una scelta che segna il passaggio da una pagina prevalentemente letteraria a uno spazio più personale e riconoscibile, nel quale la divulgazione culturale si intreccia con il suo sguardo sul mondo e con la sua identità di autrice. Ha pubblicato Amor di classe – Innamorarsi ogni giorno dell’insegnamento, dedicato al benessere emotivo nella relazione tra docenti e studenti, e oggi il suo profilo Instagram è seguito da oltre 30mila persone. Incontriamo la professoressa Benedetta Ornella Fontana, che ad Albatros racconta in anteprima alcune suggestioni del suo nuovo romanzo di prossima pubblicazione. Professoressa, il suo nuovo romanzo sarà pubblicato prossimamente. Cosa può raccontarci? "È una storia di introspezione e di viaggio, ma soprattutto è il viaggio di una donna attraverso se stessa. Parte dall’idea che noi non percepiamo il mondo soltanto sulla base di ciò che abbiamo vissuto, ma anche attraverso il modo in cui il mondo ci è stato raccontato e ciò di cui, in un determinato momento della nostra vita, abbiamo bisogno di convincerci." Chi sarà la protagonista del romanzo? "La protagonista non è un’eroina e non è un personaggio costruito per essere necessariamente amato. Ci sono momenti in cui il lettore può provare compassione per lei, altri in cui può sentirsi respinto o persino irritato dalle sue scelte. Ma credo che quel fastidio nasca proprio dal riconoscimento: dal guardare con onestà, senza indulgenza e senza sconti, le parti più dolorose e meno accettabili di noi stessi." Cosa descriverà? "Nel romanzo si parla molto di ossessione, di dipendenza e di quella condizione di allerta continua provocata da qualcosa, o da qualcuno, che non riusciamo più a espellere dalla mente. Ho cercato di attraversare questa materia con una lucidità quasi clinica, che in alcuni punti può apparire fredda, alternandola però a momenti di flusso di coscienza, nei quali i confini tra ciò che accade fuori e ciò che avviene dentro la protagonista diventano instabili." Cosa percepirà il lettore leggendolo? "Il lettore entra ed esce continuamente da queste due dimensioni e può avvertire una sorta di vertigine, perché il punto di vista viene messo costantemente in discussione. Non esiste una prospettiva definitivamente corretta: ciò che sembra vero in un momento può ribaltarsi subito dopo. Dentro questa oscillazione entrano la perdita di controllo, l’eros, il potere, la manipolazione e il tentativo di colmare i propri vuoti attraverso una sorta di bulimia dei piaceri e delle esperienze. Il desiderio diventa insieme bisogno, dominio e prigione." Il blu attraversa tutto il romanzo… "Sì, il blu attraversa tutto il romanzo. È un colore, un’atmosfera, una traccia. È il blu della profondità e del desiderio, ma anche quello più scuro della notte, della malinconia e del livido. Cambia significato insieme allo sguardo della protagonista: talvolta appare come una promessa, altre volte come il segno di qualcosa che si è spezzato. È un romanzo psicologico e identitario, attraversato da una tensione noir, che non offre assoluzioni né una verità definitiva. Fino alla domanda che rimane sospesa: chi ha usato chi?"-taglio2- A quale storia si riferisce? "In fondo, questa non è una storia di dame e cavalieri. È una storia di mostri. Di quelli che abitano dentro di noi." Il suo profilo Instagram è seguito da oltre 30.000 persone. Qual è, secondo lei, il motivo di tanto successo e consenso? "Non so se esista una formula precisa. Credo, però, che nel tempo le persone si siano abituate non soltanto a seguirmi, ma quasi ad abitare un po’ il mio mondo e il mio sguardo. Nei contenuti che pubblico c’è molto di me: le fotografie, certamente, ma soprattutto le riflessioni che le accompagnano e che nascono quasi sempre da ciò che osservo o da quello che sto vivendo intensamente in un determinato momento. A volte un post nasce guardando fuori da una finestra, da una giornata di pioggia, da un libro, da un viaggio, da una parola o da un dettaglio apparentemente insignificante. Sono istanti che rischierebbero di perdersi nella quotidianità, sommersi dalle abitudini, dalle incombenze e da tutto ciò che dobbiamo fare, ma che, se ci fermiamo ad ascoltarli, possono scavare profondamente dentro di noi. Attraverso la scrittura cerco di dare parole proprio a questi frammenti: a ciò che sentiamo ma che non sempre riusciamo a esprimere. Lo faccio innanzitutto per non dimenticarli, per lasciare una traccia del mio passaggio e del mio modo di guardare il mondo; ma anche per condividere quella visione con chi, in quel momento, riconosce dentro di sé la stessa emozione, la stessa inquietudine o la medesima bellezza. Forse il legame nasce da qui: dall’autenticità con cui provo a raccontarmi e dalla possibilità, per chi mi segue, di ritrovarsi nelle mie parole. Perché, anche quando parto da qualcosa di profondamente personale, ciò che sentiamo può diventare universale. Talvolta abbiamo semplicemente bisogno che qualcuno trovi le parole per dirlo." “La bellezza salverà il mondo”: quando questa frase è diventata il suo mantra? "È una frase di Dostoevskij che sento profondamente mia e che, nel tempo, è diventata il filo conduttore del mio diario letterario. Quando parlo di bellezza, però, non mi riferisco soltanto a quella estetica. Penso alla bellezza come alla capacità di continuare a scorgere la meraviglia nel mondo: nei libri, nelle parole, nei gesti, nella natura, negli incontri e perfino nelle fragilità. È quello sguardo che ci permette di non diventare indifferenti e di riconoscere qualcosa di prezioso anche dove, a prima vista, sembrerebbe non esserci. Se la bellezza può salvarci, credo che lo faccia proprio così: insegnandoci a guardare ancora."