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Musica virtuosa

di Umberto Garberini

Numero 191 - Settembre 2018

Dal Festival Pianistico a un concerto per coro e orchestra


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“Vico: la Musica per virtuosamente operare”, non poteva avere titolo più significativo la XX edizione del Festival Pianistico, svoltosi nelle storiche sale del Maschio Angioino, a cura dell’Associazione Napolinova, per un progetto condiviso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Napoli, in occasione del 350esimo anniversario della nascita del grande filosofo napoletano. Novità di quest’anno la sovrapposizione e il legame con altre due altre iniziative - “Il Festival incontra i giovani” e “Sabato in concerto” -, per un totale di dodici appuntamenti, che hanno arricchito la proposta musicale ampliandola ad altri repertori e strumenti. Tutto nel nome dell’autore della “Scienza nuova”, a riaffermare il primato del sentimento e della fantasia, così intimamente connesso al mondo della musica. -taglio-L’inaugurazione ha reso un ulteriore omaggio a un musicista ebreo-italiano scomparso nel 1968, Mario Castelnuovo-Tedesco, noto soprattutto per la sua produzione chitarristica, dalla vicenda umana e musicale drammaticamente intrecciate. Giuseppe Maiorca, interprete colto e raffinato, ne ha riletto splendidamente due emblematici lavori: “Le danze del Re David” e “Piedigrotta1924”: l’uno esaltazione e preghiera intessute di reminiscenze bibliche, l’altro impeccabile stilizzazione di motivi e danze del folclore partenopeo, in una riscrittura tesa e moderna. Protagonista del secondo appuntamento è stato Nicola Ormando, talento eclettico e versatile, impegnato in una locandina intitolata “L’origine e l’apoteosi”, idealmente accostando Bach e Chopin, fra cui corre, in effetti, la nascita e la massima fioritura della letteratura pianistica: dalle didattiche “Invenzioni” a tre voci, fondamento della tecnica e del gusto musicale, allo slancio e alla libertà espressiva di forme trasfigurate in personalissime intuizioni, quali lo Scherzo n. 2 e l’Improvviso in la bemolle maggiore, per culminare nel racconto epico della Polacca-Fantasia. Quindi, il trionfo del virtuosismo nel recital di Marco Ciampi: senza preamboli, a bruciapelo, sfavillava scintille il lisztiano souvenir da “Venezia e Napoli”, esordio mozzafiato di un itinerario pianistico sempre più arduo e complesso, appena smorzato dall’atmosfera limpida e incantata del “Chiaro di luna” di Debussy: dalla ricchezza formale e timbrica, quasi sinfonica, della monumentale “Ciaccona” di Bach-Busoni, alla travolgente e lirica Seconda Sonata di Rachmaninov. Conclusione del festival nel segno di Schumann, il “romantico innovatore”, affidato alle mani esperte di Massimo Severino: canto e poesia, tenero intimismo, passione incontenibile erompevano da una musica che obbedisce solo a se stessa e alla sua logica interna: Kreisleriana, Papillons, Novellette sono altrettanti simboli -taglio2- letterari di una fantasia inesauribile in continuo divenire. Dal solismo passiamo al grande organico di voci e strumenti, con l’Orchestra San Giovanni e il Coro Polifonico Vox Artis: due giovani ensemble rispettivamente costituiti nel 2009 e nel 2013, pieni di entusiasmo e ben affiatati, stabilmente diretti da Keith Goodman. Si sono esibiti nell’ambito della rassegna “I Suoni, le Parole, i Gesti”, a cura della Fondazione Pietà de’ Turchini, proponendo un ampio programma che abbracciava circa tre secoli di musica, fino ai nostri giorni. Dal Concerto “Il gardellino” di Vivaldi, in cui il flauto di Marco Gaudino è stato protagonista indiscusso: musica descrittiva e onomatopeica, fra cinguettii di trilli e arpeggi che disegnavano voli rapidi e leggeri. Si procedeva con un brano in prima esecuzione di Vittorio Starita, presente in sala, un omaggio al musicologo Francesco Canessa (nonché ex sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli), una vibrante melodia per archi, cui seguiva un altrettanto energico Intermezzo op. 77 dello stesso Goodman. Con l’ingresso del coro si ritornava a Vivaldi, con l’imponente e festoso “In exitu Israel”, dal salmo 113: inno che celebra la potenza divina e la liberazione dal peccato, realizzato con cura d’intonazione, ritmo incalzante, dinamica ampia e luminosa. Struggente l’”Ave Maria” del russo Vladimir Vavilov (1925-1973), quasi una cantilena antica su uno sfondo armonico inquieto e modulante, curiosamente attribuita al musicista rinascimentale Giulio Caccini, un falso storico in piena regola! Quindi, con il “Va’ pensiero” dal Nabucco di Verdi e il “Sancta Maria Mater Dei” di Mozart il coro completava la sua performance, lasciando il finale all’orchestra con una giovanile pagina di Mendelssohn, la Sinfonia n. 10 in si minore, scritta ad appena quattordici anni: un unico stringatissimo movimento che rivelava, in un’esecuzione avvincente e serrata, il prodigio e la meraviglia di un genio musicale assoluto.





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