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Meditazioni musicali

di Antonino Ianniello

Numero 272 - Luglio - Agosto 2026

Un vero e proprio “risveglio” quello dei Psoas con il loro nuovo ed imperdibile album “Satori”


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C’è una coerenza rara, quasi ostinata, nel percorso degli Psoas. Non quella coerenza che nasce dalla pigrizia creativa o dal timore di sbagliare, ma quella che si costruisce giorno dopo giorno attraverso l’ascolto reciproco, il rischio condiviso, la musica come pratica di cura. ‘Satori’, uscito lo scorso aprile 2026 per la label ‘Aut Records’, -taglio- è la conferma matura di un trio che ha scelto di crescere dall’interno, senza scorciatoie. Il titolo non è casuale. Nel buddhismo zen, Satori indica un risveglio improvviso, un’illuminazione che non annuncia sé stessa ma arriva, silenziosa e definitiva. È un’immagine che si addice perfettamente alla musica di Alessio Dal Checco al sax tenore, Giulio Cuppari alla chitarra e Giosuè Consiglio alla batteria: un suono che non forza mai la mano, che non cerca la sorpresa a tutti i costi, ma che lascia che le cose accadano nel tempo giusto. Le nove tracce originali che compongono l’album costruiscono una sorte di ‘architettura ciclica’ … quasi ipnotica. I riff circolari richiamano una dimensione meditativa senza mai scivolare nell’ambient o nell’autocompiacimento; al contrario, è nell’interplay tra i tre musicisti che il linguaggio si fa vivo, si trasforma, respira. Il jazz contemporaneo rimane la radice, ma le suggestioni british-rock affiorano con naturalezza, senza annunciarsi, come se il trio avesse semplicemente assorbito tutto e poi dimenticato le fonti per ricominciare da capo. Ciò che colpisce di più, -taglio2- ascoltando Satori, è la dimensione melodica: presente, riconoscibile, mai sacrificata sull’altare della sperimentazione. Gli Psoas sembrano aver capito che l’originalità non richiede di cancellare la bellezza, e che un tema memorabile può convivere benissimo con la libertà improvvisativa. Il nome del gruppo (tratto dall’ileopsoas, il muscolo che connette le gambe al torso, che sostiene il respiro e ci tiene in piedi) non è solo un’immagine poetica ma una dichiarazione programmatica. La musica come anatomia, come equilibrio, come cura. Fin dal loro primo album, ‘Here We Stand’ (del gennaio 2023), il trio ha costruito il proprio percorso attorno a questa convinzione profonda: suonare per stare in piedi, suonare per guarire. ‘Satori’ nasce nell’oscurità, come un seme sotto la superficie. Prima viene la scelta di esistere, poi … lentamente, necessariamente la luce. È una metafora che questi tre musicisti non si limitano a evocare: la incarnano, traccia dopo traccia. Un disco da ascoltare con attenzione e, se possibile, dal vivo. Le prime date di presentazione sono state Lecco, Milano, Verbania, il Novara Jazz Festival ed Arezzo: banco di prova di un suono che sulla scena ha trovato la sua forma più vera … Perché gli Psoas, come gli alberi, crescono meglio all’aria aperta. ‘Satori’ è disponibile, in disco fisico e digitale per Aut Records.





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