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Mario Ermito

Anima spagnola

di Francesco Maria Menghi

Numero 269 - Aprile 2026

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L’italianissimo protagonistica della serie record Élite ci racconta questi anni lavorativi passati in Spagna ed il suo rapporto con una realtà “che ti fa sentire subito a casa…”


Mario Ermito nasce a Brindisi nel 1991 e dal 2020 si è affermato come attore in Spagna. È uno dei protagonisti dell’ultima stagione della serie televisiva spagnola Élite, una delle più seguite al mondo.-taglio- In Spagna hai da poco preso casa e cittadinanza. Cosa ti ha portato a vivere e lavorare in questo Paese? “Sì, è vero, posso considerarmi cittadino spagnolo a tutti gli effetti. È come essere andato a vivere a casa di mia sorella dal momento che la Spagna è un po’ la sorella del nostro Paese. Quando ci ho messo piede per la prima volta, mi sono sentito subito a casa. Chissà, forse in un’altra vita ero spagnolo.” Cosa ti affascina maggiormente della Spagna e della sua cultura? “La Spagna l’ho sempre vista come una terra calorosa, intrigante e a tratti misteriosa: una donna da corteggiare e amare. Amo l’attaccamento alle tradizioni e trovo tutto questo meraviglioso, perché le nostre tradizioni rappresentano le nostre radici e valorizzarle credo sia un aspetto importante. Mi ha sempre affascinato dal punto di vista culturale, artistico e architettonico. Per esempio, andando in Andalusia e in particolare verso la provincia di Huelva, ci sono paesaggi e strutture architettoniche che mi ricordano quelli della mia amata Puglia.” Il tuo legame con la Spagna inizia nel 2020 con il film “Por los pelos: Una historia de autoestima”, e prosegue nel 2023 e nel 2024 con le serie “Un cuento perfecto” ed “Élite 8” (entrambi visibili su Netflix). Come definiresti la tua esperienza lavorativa in Spagna finora e quali sono le principali differenze che hai notato con l’Italia nel modo di fare cinema o serie televisive? “La Spagna mi ha accolto da subito a braccia aperte. Se dovessi utilizzare il gergo calcistico, direi che gli spagnoli mi hanno fatto esordire in Champions League da titolare. La mia esperienza lavorativa la definirei una storia d’amore ricca di passione e intrigo, e rientrare nel mio Paese dalla “porta internazionale” è sicuramente motivo di orgoglio perché amo la cinematografia italiana.” Nell’ultima stagione della popolare serie televisiva “Élite 8” interpreti il personaggio di Pier, un ex studente della scuola Las Encinas. Se dovessi trovare tre parole per descrivere questo moderno personaggio che ha una doppia vita, quali useresti? “Carismatico, cinico e affascinante seduttore. Una sorta di vampiro: affabile di giorno e predatore infallibile di notte, come Armand nel film Intervista col vampiro.” “Élite” affronta tematiche forti e importanti come le differenze sociali, la sessualità e la pressione sociale. Come hai affrontato questi temi nel tuo ruolo? “Élite mette a nudo aspetti di vita quotidiana. Stupiscono perché a volte non vogliamo vedere certe dinamiche, ma esistono e fanno parte della nostra società da sempre. In accademia mi hanno insegnato a non giudicare mai il personaggio da interpretare, va capita la motivazione dei comportamenti che assume, ed è così che ho affrontato il mio Pier.” Fin dalla prima stagione, “Élite” ha lanciato alla ribalta internazionale attori del calibro di Ester Expósito, Jaime Lorente, Miguel Herrán, Manu Ríos, María Pedraza, Jorge López, Miguel Bernardeau, Itzan Escamilla, Álvaro Rico e Claudia Salas. Come stai vivendo la proiezione su scala mondiale che ti sta dando la serie? “Ne sono molto lusingato, quando ho saputo di essere l’unico italiano nel cast di una serie così nota a livello mondiale è stato per me motivo di gioia. Mi fa piacere essere apprezzato per il lavoro svolto e, in questo caso, per aver dato anima e corpo a Pier.” Come pensi che le serie spagnole abbiano influenzato la percezione del cinema e della televisione spagnola a livello globale? “L’aspetto che più amo degli spagnoli è proprio il loro modo di abbattere le barriere, di andare oltre e di osare. Come direbbe il mio personaggio Eric Zimmerman in Pídeme lo que quieras, “metti da parte i tabù”.” Il fatto che (salvo probabilmente “Gomorra”, “L’Amica Geniale” e poche altre) negli ultimi anni le serie italiane abbiano difficilmente raggiunto un pubblico internazionale pensi sia un limite della qualità dell’attuale panorama cinematografico italiano, della lingua italiana o altro? “Credo che la cinematografia italiana sia tra le più importanti a livello mondiale e, come tale, dovremmo credere di più nel nostro panorama cinematografico e investire in esso come abbiamo sempre fatto. Basti pensare a De Sica, Benigni, Garrone o Sorrentino. Dobbiamo dare più spazio ad altri temi e riportarli sul grande e piccolo schermo senza paura di essere censurati. Nonostante l’Italia abbia doppiatori meravigliosi, forse i migliori a livello internazionale, ho sempre preferito guardare i film in lingua originale.” Dal 29 novembre verrà proiettato nelle sale cinematografiche spagnole il film “Pídeme lo que quieras”, adattamento cinematografico della novella di Megan Maxwell e di cui sei uno dei protagonisti. Qual è stato il tuo primo pensiero quando hai ricevuto la sceneggiatura? “Dopo aver divorato la prima versione della sceneggiatura (ne sono arrivate quattordici), duecento pagine in due ore, ho chiamato il mio agente e gli ho detto testuali parole: “Sì, è vero, sono italiano e il personaggio è tedesco, ma non me ne importa nulla e imparerò l’accento con un coach perché voglio questo ruolo!”. E poi, dopo aver fatto un provino di tre ore e mezza, ci sono cascati!” In quale progetto cinematografico e ruolo da interpretare sogni di lavorare in futuro? “Il mio sogno nel cassetto è realizzare prima o poi un film western e di lavorare con il mio idolo di sempre Antonio Banderas.”

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