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Le penne degli avvoltoi

di Pasquale Matrone

Numero 255 - Novembre 2024

Linguaggio laido, scurrile, sferzante, feroce, impietoso, tanto più, perché mirato a sottolineare il proprio legame con persone o “cricche” dalle quali ci si aspettano favori o “mazzette”


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Sconcerto crescente nel prendere atto del linguaggio usato su Facebook per sottolineare, per lo più per opportunismo o per “raccontarsi” seguaci del solo e immacolato Vero, rosso nero, bianco o neutro che sia. -taglio- Linguaggio laido, scurrile, sferzante, feroce, impietoso, tanto più, perché mirato a sottolineare il proprio legame con persone o “cricche” dalle quali ci si aspettano favori o “mazzette”. Qualcuno, eroe puerile del mondo sedicente pulito, chiede, dalla sua bacheca, di iscriversi alla lista di quelli che odiano il tizio o la caia, neri, bianchi, neutri, verdi o rossi che siano; lui, intanto, unica creatura pensante tra una marea di decerebrati, sente il dovere di ammonire e di evangelizzare il gregge bisognoso di un pastore illuminato; ne fa addirittura una missione. Comportamento, il suddetto, frequente in adolescenti immaturi, inquieti e poco informati... Nel caso in questione, purtroppo, non è così. Ad assumerlo è, infatti, gente di penna, frustrata, o in cerca di visibilità ...Di penna? Di penne, forse: oche galline capponi, aironi, avvoltoi... Avvoltoi! Uno che scrive, giornalista, intellettuale, poeta, narratore... onora il proprio “mestiere”, rispettandone la deontologia, solo se non cerca di praticarlo a vantaggio di questa o quella dottrina, magari per trarne qualche prebenda o, addirittura, per essere gratificato con il Nobel. Laido, scurrile, sferzante, feroce, impietoso... E, perciò, indecoroso, vergognoso e lesivo non solo nei confronti del destinatario assente, ma anche, e soprattutto, nei confronti dello stesso che ne fa uso in maniera truffaldina, ingiustificabile, vigliacca.-taglio2- Qualcuno si sentirà offeso da queste parole. Qualche altro, guardando in fondo alla propria coscienza, si vergognerà e reciterà un atto di dolore, uno di contrizione e uno di fede. Il fesso supponente, amico per finta, si sentirà, invece, ferito. Proverà rabbia per aver concesso l’amicizia, con bonaria e pietosa indulgenza, a un dilettante autore di banalità indegne del suo orecchio fine e della sua acclarata e ormai santificata genialità. Molti poeti, scrittori e giornalisti si credono e si dichiarano aironi. Ma sono solo capponi frustrati; o, peggio, sinistri avvoltoi, abituati a nutrirsi di carogne e, con esse, di bugie, odio, calunnie, invidia, avidità, guerra, morte e indifferenza. Chi scrive ha l’obbligo morale di non strisciare mai, di non farsi servo delle ideologie, di avere il coraggio e l’onestà di usare le parole solo per dire la verità. E, soprattutto, di tenersi lontano dalle acque putride degli stagni malsani.





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