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Lavoro, diritti e musica

di Maresa Galli

Numero 271 - Giugno 2026

“L’uomo nel lampo”, lo show di Paolo Jannacci e Stefano Massini emoziona il pubblico del Bolivar di Napoli con il loro teatro-canzone


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L’8 maggio 2026, al Teatro Bolivar di Napoli, diretto da Nu’Tracks, è approdato “L'uomo nel lampo”, lo show ideato e interpretato da Paolo Jannacci e Stefano Massini, accompagnati da Daniele Moretto alla tromba, flicorno e cori. Tra i due artisti una collaborazione ormai consolidata che li ha visti già protagonisti dello spettacolo “Storie” (produzione “Piccolo Teatro di Milano”), -taglio- presentato nei maggiori teatri italiani dal 2020. Nel nuovo show (produzione Bubba Music), la coppia di autori mette in scena intense pagine di teatro-canzone sul tema dei diritti sul lavoro. Spunto, il brano omonimo (edito da Ala Bianca Group), da loro presentato al Festival di Sanremo 2024 e che dà il titolo al tour. La canzone racconta la storia di un padre morto in un’esplosione sul lavoro, in un dialogo immaginario con suo figlio appena nato: "Sono io Michè, sono l'uomo che ti hanno detto che un lampo ti portò via, l'uomo del lampo che non è più tornato e videro in quel lampo e lì si addormentarono" e "Proprio quel lampo che portò via mio padre e che da quel momento è musica nel vento”. Una canzone forte, necessaria per far riflettere sulle troppe, continue morti sul lavoro che invece dovrebbe essere vita, dignità. Jannacci, pianoforte e voce, si alterna con Massini in un canzoniere drammatico e poetico, struggente, -taglio2- un racconto di cronaca che cuce insieme brandelli di vita e tragedie familiari. “Che bello ‘sto mestiere con le pezze sul sedere”, recita un verso della canzone “Alla ricerca di qualcosa”, di Paolo Jannacci, che canta con tutta la grinta, perfetto chansonnier e pianista che trasmette la rabbia, il dolore, lo sgomento per le morti sul lavoro in fabbrica. Nel canzoniere non manca la poetica “Vincenzina e la fabbrica”, di Enzo Jannacci e Beppe Viola, alternata ai racconti di Massini sulle morti di operai, sulla storia dell’Italsider di Taranto, con la vicenda dell’ufficiale sanitario Alessandro Leccese che ne relazionò l’impatto devastante, con le centinaia di morti per tumore che ne sarebbero scaturite. “Ma si sa, l’Italia è un paese ventoso e il vento cambia sempre”. E “La Costruzione” di Enzo Jannacci è una canzone che suona terribilmente attuale: “E quella volta amò come se fosse l'ultima E poi baciò sua moglie come se fosse l'ultima Ed ogni figlio suo come se fosse l'unico E attraversò la strada col suo passo timido Salì la costruzione quattro muri solidi Mattone su mattone in un disegno logico Ma gli occhi già impastati di cemento e lacrime (…) Ed inciampò nel cielo come ubriaco fradicio E fluttuò nell'aria come fosse un passero E cadde giù per terra come un pacco flaccido Agonizzando in mezzo del passaggio pubblico È morto contromano disturbando il traffico”. Tante storie di morti sul lavoro cucite insieme, storie di fabbriche, cantieri, miniere. Insieme, Jannacci e Massini cantano “Sfiorisci bel fiore”, di Enzo Jannacci, il compianto cantautore e padre di Paolo che ne ha ereditato l’anima poetica e visionaria, la sua musicalità essenziale. Perfetti gli interventi musicali di Daniele Moretto che si intrecciano al pianoforte, alle voci, alla narrazione, che ricorda come al lavoro si debba andare per vivere, non per morire. Tanti applausi del pubblico che riconosce il merito agli artisti, alla loro preziosa pagina di teatro-canzone, perché in Italia si muore ancora e troppo sul lavoro.





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