Ci ritroviamo a Boutemont, tra storia, giardini e meditazione, per un Castello che entra nel cuore
Nel cuore della Normandia, a Ouilly-le-Vicomte, il Castello di Boutemont si rivela oggi in una nuova dimensione, sospesa tra patrimonio storico e ricerca interiore. Nel novembre 2020 sono arrivati i nuovi proprietari, appassionati di monumenti e giardini, provenienti dal mondo dei musei e delle gallerie d’arte: Johanna Wistrøm-Monnier e Bruno Monnier. -taglio- In occasione dell’inaugurazione del labirinto della meditazione, la proprietaria racconta la rinascita di questo luogo fuori dal tempo, diventato uno spazio di esperienza sensoriale e culturale. Tra giardini ridisegnati, memoria storica e nuovi progetti, Boutemont si afferma come una destinazione in cui il visitatore è al centro di tutto. Oggi inaugurate il labirinto della meditazione: di cosa si tratta? «Abbiamo creato questo labirinto come uno spazio dedicato alla meditazione. È un percorso che conduce inesorabilmente al centro: non è un labirinto in cui ci si perde, ma un luogo in cui ci si ritrova. È perfettamente integrato nel giardino e dialoga con gli altri spazi fioriti, tutti aperti alla visita.» Qual è stato il suo primo incontro con il castello? «Io e mio marito abbiamo scoperto il castello per caso. Era piuttosto nascosto. Conoscevamo e amavamo già la Normandia, ma quando abbiamo trovato questo luogo è stata una vera sorpresa: un tesoro. Era poco prima della pandemia di COVID-19. Quel periodo di isolamento ci ha portato a riflettere su ciò che volevamo davvero dalla vita. Questo luogo, fuori dal tempo, aveva bisogno di essere restaurato. Il giardino era già molto bello, ma non in buono stato. Ce ne siamo innamorati subito.» Qual è la vostra visione per Boutemont? «Abbiamo voluto mettere il visitatore al centro di tutto. L’idea era creare un’esperienza di benessere e meraviglia nella natura. Il castello, con la sua dimensione umana, si presta a essere vissuto. Abbiamo restaurato le sale storiche con l’obiettivo di trasmettere questo patrimonio alle generazioni future.» Quali sono state le sfide principali? «Gestire un monumento storico comporta molte sfide e lavori continui. Bisogna rendere il luogo accessibile e confortevole per i visitatori, ma anche vivibile per noi che occupiamo le parti private. Le sale storiche, tuttavia, sono aperte al pubblico.» I giardini hanno un’identità specifica? «Assolutamente. Sono stati disegnati nel 1928 dal paesaggista Achille Duchêne. In precedenza, c’erano dei frutteti. Duchêne ha creato prospettive strutturate e uno specchio d’acqua in cui si riflette il castello. Oggi è un luogo di vita, ma anche di cultura e trasmissione.» In che modo raccontate la storia del castello? -taglio2- «Abbiamo sviluppato una segnaletica nella galleria che permette ai visitatori di scoprire episodi storici importanti: dalle crociate allo sbarco in Normandia, fino alla presenza del maresciallo Gerd von Rundstedt durante la Seconda guerra mondiale. Ci sono vestigia e molti elementi da esplorare.» Organizzate anche eventi? «Sì, proponiamo animazioni equestri, momenti di meditazione nel pomeriggio, eventi stagionali come la caccia alle uova e molte altre attività.» Cosa desiderate trasmettere ai visitatori? «Prima di tutto, vogliamo che si sentano bene a Boutemont. La segnaletica è chiara e il percorso è pensato per accompagnarli senza sforzo, lasciando spazio alla meraviglia. Abbiamo creato anche una crêperie e una boutique con prodotti locali. Tutto è organizzato per rendere la visita fluida, autonoma ma anche accompagnata, se necessario, da guide.» Quali sono i progetti per il futuro? «Ogni anno sviluppiamo nuovi progetti per migliorare l’accoglienza e arricchire i giardini. Quest’anno abbiamo realizzato il labirinto della meditazione e un roseto. E abbiamo ancora molte idee. Qual è il commento che le fa più piacere ricevere? «Ce ne sono tanti. Abbiamo un libro d’oro dove i visitatori lasciano i loro pensieri. Molti diventano affezionati a Boutemont e tornano regolarmente: è la soddisfazione più grande.» Con il suo nuovo labirinto e una visione profondamente contemporanea dell’accoglienza, il Castello di Boutemont si conferma come un luogo in cui il patrimonio non è solo conservato, ma vissuto. Un invito a rallentare, osservare e, soprattutto, ritrovarsi.