Pensare in “grande”
“Grande”, il nuovo romanzo di ivan cotroneo L’autore di acclamate serie televisive, film e spettacoli teatrali racconta la malattia della madre come una lettera d’amore e di ricerca di se stessi
Ivan Cotroneo, il 30 maggio 2026, ha presentato il suo nuovo romanzo, “Grande” (La Nave di Teseo), nella sede napoletana di Antinoo Arcigay, dialogando con il giornalista, docente, delegato cultura Antinoo Arcigay Claudio Finelli,-taglio- con intervento del presidente di Antinoo Arcigay Antonello Sannino. -taglio- Il suo libro racconta un universo di sentimenti contrastanti, individuale-universale, che si scatena quando si ammala la propria madre. Scrittore, sceneggiatore, regista, traduttore, insignito due volte del Globo d’Oro e vincitore di numerosi Nastri d’Argento, torna oggi al romanzo. È autore di famose serie tv, come “Tutti pazzi per amore”, “Una grande famiglia”, “Sorelle”, “Sirene”, “La compagnia del Cigno”, “La vita che volevi” e film come “La kryptonite nella borsa, “Un bacio”, “Quattordici giorni”, la sceneggiatura di “Mine Vaganti” di Ozpetek. Collabora con registi quali Maria Sole Tognazzi, Luca Guadagnino, Riccardo Milani, Renato De Maria. Autore teatrale, dopo il successo di “Scandalo”, “Amanti”, “La denuncia”, è in tournée con “Educazione sentimentale”, che sarà in cartellone nella Stagione 2026/2027 al Teatro Diana di Napoli. Nel nuovo romanzo, “Grande”, Ernesto, brillante sceneggiatore, alter-ego dell’autore, in un’estate torrida lascia Roma per tornare a Napoli, a casa sua, per prendersi cura di sua madre malata di Alzheimer. La vita è scandita da giornate di cure alla madre: pannolini, pappe imboccate, canzoni cantate per distrarla e allontanare le crisi di pianto. Se di giorno si dedica alla madre con tutto se stesso, di notte cerca sesso e affetto nei sex club della città, nelle docce della piscina, in festini, in case di uomini sposati. L’affannosa ricerca di corpi, di eros, inevitabilmente legato a thanatos, è una voglia prepotente di vivere, di “sentire” con forza la vita scorrere dentro di sé, mentre la persona più cara, la figura archetipica per eccellenza, non è più la stessa, trasformata dalla malattia. Come nasce l’idea del romanzo? “E’ un romanzo che prende spunto da un dato autobiografico: mia madre tre anni fa si è ammalata di Alzheimer. È una liberazione e insieme un atto d’amore. Tante sono state le emozioni: ho provato sconvolgimento, incredulità, spavento e rabbia. Ho continuato ad amare mia madre reimparando ad amare me stesso, prendendomi cura di me stesso”. Eros e thanatos si intrecciano e nel romanzo c’è una sessualità molto forte… “La malattia mi ha dato questa spinta all’esplorazione sessuale/vitale molto forte. Direi che “Grande” è un romanzo di formazione, anche se non come “Il bacio”, la cui versione cinematografica è stata presentata nelle scuole. Si tratta di un libro sui corpi, di un racconto sessuato. Per Freud la cura di un corpo è sessuata. Il sesso è slancio vitale”. Napoli diventa un altro protagonista della narrazione… “La vicenda è ambientata in una Napoli dove c’è molto calore umano, divertimento, dove si ride, mentre in altre città non riscontro tutto questo. La città è molto presente in Ernesto, è una geografia di costruzione e ricostruzione. Lì il protagonista si spoglia di preoccupazioni inutili, vive le sue memorie, il rapporto con i familiari. Il cambiamento coinvolge tutti i familiari, non solo il nucleo stretto. Tanti spariscono durante la malattia di un proprio caro. Nel romanzo metto in luce il rapporto di Ernesto con sua madre, pur essendoci una sorella. Come nel bel film di Francesca Comencini, “Il tempo che ci vuole”, in cui la protagonista vive come in una bolla con il padre, ho scritto questa lettera d’amore”. Tu hai un legame speciale anche con la musica: hai collaborato con Syria, con Mika, con Giorgia… “Nei miei film c’è molta musica, come in “Tutti pazzi per amore”, ne “La kryptonite nella borsa”. È sempre molto importante. La serie che ho scritto con Monica Rametta, “La Compagnia del Cigno”, trasmessa da Rai1 dal 2019 al 2021, era proprio incentrata sulla vita di giovani musicisti del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. E c’è sempre tanta musica nei miei lavori teatrali”.