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Il “tribunale interiore”

di Pasquale Matrone

Numero 190 - Luglio-Agosto 2018

Scavare dentro la propria storia, per individuarne perimetro, coordinate, angoli più aspri da sondare, riconoscere, accettare. Entrare nel personale labirinto, quello generato sin dall’inizio, segmento dopo segmento, fino a farne una buia e intricata matassa di cui neppure più s’intuisce l’uscita.


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Scavare dentro la propria storia, per individuarne perimetro, coordinate, angoli più aspri da sondare, riconoscere, accettare. Entrare nel personale labirinto, quello generato sin dall’inizio, segmento dopo segmento, fino a farne una buia e intricata matassa di cui neppure più s’intuisce l’uscita. Desolato il sentiero: soffoca, costringe a brancolare in uno spazio privo di porte e di finestre… Prendere in mano la situazione, prima che sia tardi, scegliere di accendere una lampada, farvi luce… Coraggioso, il “tribunale interiore” deve insediarsi e mettersi all’opera. -taglio- Il coraggio, soprattutto: di non mentire; di non inventarsi discolpe attenuanti giustificazioni… Timore e tremore hanno pari valenza e peso nel gioco: appartengono all’umano e, perciò, sono punti di forza e non di debolezza: non richiedono di misurarsi con un giudice astratto, lontano, sordo. A ponderare il tutto e a decidere è il singolo, con la propria coscienza: che, qualora si lasciasse violare dalla menzogna, scivolerebbe nel nulla, nell’inutile, nell’insensatezza di un vissuto irrilevante vuoto. Timore, tremore e coraggio, dunque. Il coraggio, che abita in una terra equidistante dalla codardia e dalla tracotanza. Di natura fragile, l’uomo acquista valore e potenza, se riesce a rappresentare in un solo scarno e onesto diario la sintesi fedele di tutto ciò che è stato, di quello che è e del traguardo a cui tende. A questo punto, le pagine segnate vanno lette, dalla prima all’ultima: più volte, senza distrarsi, con attenzione mirata. E poi -taglio2- riesaminate, dall’ultima alla prima: operazione più lunga e complessa della precedente: richiede il doppio del tempo speso per mettere nero su bianco...Occorre, perciò, cancellare, ridurre la parte segnata; restituire ai fogli il candore sottratto da inservibile minutaglia, da pseudo ragionamenti, da affabulazioni prodotte da una mente confusa debole inquieta, scontenta di sé: frustrata da “narrazioni” che, ossessivamente ripetute, hanno preteso di trasformarsi in cronaca e storia autentiche, tradendo i fatti. Quando tutto il materiale risulta finalmente attendibile e ben documentato, la “corte coscienza” è in grado di decidere. La sentenza, proprio perché fondata su elementi memoriali dettagliati e schietti,non risulterà mai spietata, distruttiva: per dura che possa apparire, infatti, concederà sempre la possibilità di rialzarsi, aprirà le porte al mondo; consentirà alla brezza pulita di riempire polmoni mente e anima di forza rigeneratrice.





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