Il nuovo anno, ora, potrà iniziare con mente, cuore e anima rinnovati, aperti a tutto e a tutti
Gli abitanti di Bali, isola indonesiana situata tra gli Oceani Indiano e Pacifico, festeggiano due volte il Capodanno: una, il pimo gennaio; l’altra, il Neypi o “capodanno balinese”, -taglio- tra marzo e aprile, nel rispetto del calendario lunare Saka, durante la prima luna nuova dell’equinozio di primavera, a testimonianza delle loro radici induiste. La sera precedente la celebrazione del Neypi, conosciuta come Giorno del Silenzio, le strade si riempiono di gente venuta a vedere la sfilata dei carri sui quali troneggiano gli Ogoh-Ogoh, giganteschi busti di cartapesta, sembianze raccapriccianti degli spiriti maligni, da ardere allo scopo di purificare l’isola e i suoi abitanti. Nel Giorno del Silenzio, poi, dalle sei del mattino e fino alle sei del giorno successivo, tutti osservano un silenzio rigoroso, totale, assoluto: niente fuochi d’artificio; niente falò; negozi serrati; alberghi con luci esterne spente; astensione dal lavoro e dai viaggi; voli bloccati, aereoporti chiusi… Tacere è fare il vuoto dentro di sé, con umiltà; ascoltare il proprio respiro; dare spazio al Silenzio, lasciarsene pervadere; scoprire che in esso abita la divinità, il tutto: l’infinito di cui cose animali e uomini costituiscono parte unica e irrinunciabile. Il nuovo anno, ora, potrà iniziare con mente, cuore e anima rinnovati, aperti a tutto e a tutti. Il mondo contemporaneo ha esiliato il silenzio. L’Inquinamento acustico urbano ha vinto: -taglio2- sirene, ambulanze, clacson; ronzio continuo di notifiche digitali; frastuono notturno e diurno delle fabbriche; traffico ininterrotto di auto, treni, aerei; movida, locali affollati; musica a tutto volume; centauri e bolidi scorrazzanti, mentre dilagano, oscene e sfacciate, urla bestiali di gente ubriaca e rissosa in piazze e strade, in piena notte... Eppure si sa che il rumore nuoce all’udito, mina la salute psicofisica, riduce la concentrazione, provoca disturbi del sonno e deteriora le capacità cognitive… La rinuncia al silenzio ha reso ormai difficile da sanare un male già denunciato da intellettuali, religiosi, eremiti, santi dei secoli scorsi… Per citarne qualcuno: Socrate, col suo “conosci te stesso”; Agostino col suo: “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas”; Pascal, col suo “divertissement”, che distrae dall’interiorità ; Kierkegaard, Schopenhauer, Fromm, Bauman … Il silenzio è un’arma temuta dal potere: è improduttivo, aiuta la gente a pensare con la propria testa, la sottrae al plagio dei media, le infonde nella mente anticorpi salutari.