Angelo Coscia, autore di libri per ragazzi, si racconta. La sua scrittura, il suo lavoro, e la storia di un viaggio davvero particolare...
Animatore Sociale e Counselor per enti privati, lavora da anni nell’ambito della prevenzione e recupero dal disagio e della promozione dell’agio, Angelo Coscia è però soprattutto un abile scrittore, che grazie ai suoi scritti si è fatto conoscere al grande pubblico come narratore di un mondo meraviglioso, quello dei più piccoli. Autore di molti libri, come: “Una vita sui trampoli” e “Legami invisibili”, è pronto per una nuova avventura letteraria e a noi di Albatros ha spiegato questo e non solo.-taglio-
Ti presenti come uno scrittore di favole e fiabe per bambini, ma chi ti conosce sa che dietro ai tuoi libri c’è tanto di più. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere con la tua scrittura al mondo dei più piccoli?
“Di fidarsi di un mondo adulto che, al contrario di quello che si possa pensare, è un mondo che vuole essere presente, che vuole educare, accompagnare. È un po’ quella l’idea di non smettere mai di sognare, perché tante volte ci si può fidare di un adulto a cui dare un sogno per farlo proteggere, nel vero senso della parola.”
Prossimamente pubblicherai una nuova edizione di un tuo libro, come mai questa scelta?
“Antoine è un personaggio a cui sono molto legato perché è l’adulto che forse vorrei essere appieno, la capacità di essere educatore lasciando spazio al talento dei singoli. Il desiderio costante di offrire uno spazio agli altri per poter esprimere se stessi e potersi liberare dal gioco del disagio, e quindi l’idea di ridare voce a quel personaggio, a quel cammino che fa Antoine con la sua compagnia mi sembrava giusto e doveroso. Questa nuova edizione avrà degli inserti nuovi, dei personaggi inseriti successivamente. E probabilmente cambierà anche titolo.”
Questa estate hai fatto un cammino molto particolare, vuoi raccontarci questa esperienza?
“Sì, è stata una cosa abbastanza forte per me perché non sono molto avvezzo a camminare e nella prospettiva di volere sperimentare un idea diversa di viaggio sono partito da La Verna, in Toscana, per arrivare a Monte Sant’Angelo in Puglia. È stato molto forte, molto intenso, mi ha dato la possibilità di riflettere e di guardarmi realmente intorno, attraverso quell’occhio che viene da -taglio2- dentro. Non è solo quello esterno che guarda il mondo, è quello interiore che riesce a osservare quello che ci circonda, e rendersi conto di quante cose possiamo ancora cambiare e migliorare, sia di noi stessi sia del mondo che ci circonda.”
Ti fai chiamare “Homo Ludens” questo è il titolo che ami usare perché meglio definisce il tuo essere e cioè ‘un uomo che gioca’. Quanto ti aiuta il “gioco” della scrittura?
“Tantissimo, a volte potrei anche pensare che se non ci fosse quella potrei avere delle difficoltà relazionali, perché spesso i pensieri diventano pesanti rispetto alla visione della realtà. Io lavoro costantemente accanto al disagio, alla difficoltà, e quindi se a volte non avessi quella sorta di valvola di sfogo che mi aiuta a raccontare e a raccontarmi, credo che farei fatica a reggere il peso delle storie che incontro.”
Qual è il tuo libro del cuore, quello che avresti voluto scrivere?
“Io ho un libro del cuore, che mi è stato regalato alla mia nascita e che mi porto dietro da sempre, è un edizione di un pinocchio del 1971. È il mio libro del cuore perché ogni volta che mi ritrovo davanti al protagonista di questa storia, Pinocchio, ed alla complessità dei personaggi che lo circondano mi rendo conto di scoprire sempre qualcosa di nuovo. E poi avrei voluto scrivere tanti libri, non tanto nella loro interezza, ma quanto dei passaggi, ad esempio l’incipit de ‘La Metamorfosi’ di Kafka, oppure la narrazione de il ‘Profumo’ di Suskind con la sua idea di descrivere il Medioevo. Ce ne sarebbero davvero tanti, diciamo che ne avrei voluto scrivere uno fatto di tanti piccoli pezzi.”