Dal Premio Pasinetti conquistato a Venezia, Vanessa Scalera racconta il coraggio di lasciare una certezza,
Vanessa Scalera è arrivata per la prima volta alla Mostra del Cinema di Venezia direttamente in concorso, conquistando il Premio Francesco Pasinetti come migliore attrice protagonista per “Il fuoco che ti porti dentro”.-taglio- Sul red carpet dell’83ª edizione le sono bastati la sua eleganza personale, l’affetto dei colleghi e la forza di un film accolto da quattordici minuti di applausi. In sala sono arrivate le lacrime e l’abbraccio con Barbara Ronchi, amica e storica compagna di set in “Imma Tataranni”. Il riconoscimento dei Giornalisti Cinematografici Italiani ha premiato un’interpretazione potente e feroce. Diretto da Edoardo De Angelis, il film nasce dal romanzo autobiografico “Mia madre puzza” di Antonio Franchini. La sceneggiatura porta le firme di De Angelis, Francesco Piccolo e Ilaria Macchia. Scalera è Angela, madre ingombrante, rabbiosa, comica, razzista, vitale e distruttiva. Alla Vigilia di Natale irrompe nella casa milanese del figlio Antonio, interpretato da Lino Musella, facendo esplodere rancori e ferite mai risolte. Per l’attrice è l’inizio di una fase nuova, nata anche dal coraggio di lasciare “Imma Tataranni” dopo cinque stagioni. Dire addio a una protagonista tanto amata le ha restituito tempo e libertà. Senza quella scelta, ammette, Angela non sarebbe entrata nella sua vita. A Natale tornerà al cinema in “Nella gioia e nel dolore”, il nuovo film corale di Ferzan Özpetek. Dopo “Diamanti”, Scalera ritrova il regista turco e recita accanto a Sabrina Ferilli, Luca Argentero, Miguel Ángel Silvestre, Geppi Cucciari, Mara Venier, Eric Tonelli e Alvise Rigo. Nel cast anche i nuovi volti come Rebecca Massimo e Franco Ciotoli. Un progetto che conferma il desiderio di attraversare mondi differenti senza lasciarsi imprigionare dal successo. Quando ha capito che Angela doveva essere sua? «Quando ho letto “Mia madre puzza” ho pensato: voglio essere Angela. Potrebbe essere il ruolo della vita. Non mi piace dirlo, perché sembra una visione finale della carriera, però quando me l’hanno dato mi sono sentita Maradona che gioca contro l’Inghilterra e fa quel gol. Per Angela si freme di gioia». Che cosa ha riconosciuto di sé in una donna tanto estrema? «Noi esseri umani siamo imperfetti. Io contengo anche alcune cose di Angela. È questo che rende il personaggio così bello da attraversare. Non volevo giudicarla o ridurla a una madre mostruosa, ma comprenderne forza, rabbia e contraddizioni». Anche lei porta dentro un fuoco? «Potremmo bruciare tutto il palazzo», dice sorridendo. «Tutti abbiamo i nostri fuochi. A volte sono fuocherelli, ma esistono. Il fuoco ti alimenta e rischia anche di bruciarti. Bisogna conoscerlo e imparare a gestirlo». Edoardo De Angelis le scriveva ogni giorno una nota. Quale le è rimasta dentro?-taglio2- «“Portami dove non sai”. Guidavo Angela come una macchina lanciata a duecento chilometri all’ora, cercando di controllarla. Quella frase mi ha fatto capire che dovevo sbandare, provare cose mai vissute come donna e artista. Dovevo abolire un sentimento che odio: la paura di abitare, di stare al mondo, dell’emotività e della forza». Che rapporto si è creato con il regista? «Edoardo non ci ha schiacciati con la sua visione. Non diceva “questo è il mio film”, ma “questo è il nostro film”. L’incontro con lui è stato un regalo enorme. Mi ha accompagnata in territori sconosciuti e aiutata a liberare un’energia che avevo sempre sorvegliato». Come ha vissuto la prima volta a Venezia, gli applausi e il premio? «Osservo, guardo e godo. Essere a Venezia per la prima volta è la miglior droga possibile. È una goduria assoluta. Desideravo rivedere il film con il pubblico e sentirne le reazioni. Gli applausi sono stati una botta emotiva. Il premio mi rende felice, ma essere qui con le persone con cui ho realizzato il film era già un dono. Condividere quel momento con Barbara Ronchi mi ha commossa». Per incontrare Angela ha lasciato “Imma Tataranni” «Mi sono data un’occasione. Ho saputo dire di no. Le serie richiedono mesi e rendono difficile accettare cinema, teatro e altri ruoli. Se avessi continuato con Imma non avrei incontrato Angela, anche per una questione di tempo. Ho lasciato una certezza per tornare disponibile alle storie». Oggi sente di avere scelto la libertà? «Sì. Non rinnego Imma, che mi ha dato tanto e mi ha fatto conoscere dal grande pubblico. A un certo punto ho sentito il bisogno di aprire uno spazio nuovo. Questo mestiere chiede coraggio, curiosità e disponibilità a perdersi. Angela mi ha insegnato che qualche volta bisogna smettere di trattenersi e accettare di andare dove ancora non si sa, senza alcuna paura».