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Il decadimento cognitivo

di Franco Salerno

Numero 192 - Ottobre 2018

Un certo grado di decadimento cognitivo è associato all’avanzare dell’età, e non va confuso con quello patologico...


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Un certo grado di decadimento cognitivo è associato all’avanzare dell’età, e non va confuso con quello patologico. Non ricordare un indirizzo, un numero di telefono, o non riconoscere una persona vista una sola volta e molto tempo prima, o non ricordare dove aver sistemato un oggetto, non vanno ritenuti un segnale di decadimento cerebrale, se capita occasionalmente. Episodi sporadici di dimenticanza non ci devono preoccupare, anche se è bene non sottovalutare la cosa e parlarne con il proprio medico curante. Un patologico decadimento cerebrale dopo i 65 anni, in genere, si presenta in meno del 5% delle persone, stando alle attuali statistiche, ma può iniziare anche molto più precocemente. Il cervello invecchia come tutti gli altri organi, e questo fenomeno inizia molto presto. Col passare degli anni il cervello può ridurre il suo peso anche del 10% - 20%. Questa riduzione può essere maggiore e avvenire più precocemente a causa di alcune patologie: le demenze. -taglio- Le demenze sono classificate in primarie o degenerative, e secondarie. Le primarie sono distinte in demenze corticali e sottocorticali. Fra le demenze primarie corticali il morbo di Alzheimer è la malattia più comune e si presenta generalmente dopo i 65 anni. La causa non è chiara, le ipotesi sono molte, si spera che presto possa essere individuata. Meno comune è l’altra forma di demenza primaria corticale: la malattia di Pick o demenza frontotemporale. Tra le varie forme di demenze primarie sottocorticali c’è anche il Parkinson-demenza. Le forme di demenze secondarie possono essere su base vascolare, endocrino-metabolica, infettive e infiammatorie, o causate da sostanze tossiche (farmaci, alcol, metalli pesanti, ecc.), anche traumi cranici possono provocare demenza. A parte queste cause, vi sono fattori di rischio che possono favorire il decadimento cerebrale come il fumo, l’alcol, l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, l’obesità e il diabete. I sintomi possono essere di natura cognitiva, comportamentale o somatica, e sono caratteristici: formulare ripetutamente le stesse domande, dimenticate eventi recenti, incapacità di portare a termine compiti semplici e abituali, sbagliare nel riporre gli oggetti, dimenticare la strada di casa, difficoltà a esprimersi e a comprendere quanto viene detto. Della sintomatologia fanno anche il non rispettare le regole sociali, i cambi improvvisi e ingiustificati di umore, la difficoltà a compiere gesti comuni, ecc. In questi casi è bene consultare il proprio medico o uno specialista. La diagnosi è relativamente semplice quando il quadro della -taglio2- malattia è conclamato. La terapia per la demenza al momento è poco soddisfacente, riesce in parte solo a controllare i sintomi, ma non ci sono ancora farmaci per trattare le cause. La prevenzione resta il mezzo più efficace per rallentare, o evitare, l’insorgenza almeno di alcuni tipi di demenza. Essenziale è il controllo dei fattori di rischio citati, oltre a una dieta sana ed equilibrata e uno stile di vita adatto all’età. Anche tenere allenata la mente, come si fa per il corpo, può dare effetti favorevoli. Questa terapia non farmacologica, va instaurata necessariamente prima che inizi una sintomatologia riferibile a un decadimento cerebrale; anche perché al momento non siamo in grado di stabilire chi è destinato ad ammalare di demenza e chi no. Inoltre questa ginnastica mentale produrrebbe pochi benefici quando la malattia è conclamata. Come attuare questa terapia mentale non farmacologica? Dipende da soggetto a soggetto, per alcuni può bastare leggere, impegnarsi a risolvere un cruciverba, ecc. Altri sceglieranno qualcosa di più impegnativo, come scrivere, giocare a scacchi, studiare, impegnarsi nel sociale. Si potrebbe anche ritornare sui banchi di scuola, considerando anche la possibilità di iscriversi all’Università. Studenti universitari anziani sono tanti. Oltre a queste possibilità, ce ne sono altre, ognuno potrà indirizzarsi verso quell’attività per lui più gratificante. Infine, è salutare vivere una vita ricca di rapporti sociali, mai isolarsi, e continuare sempre a curiosare come fanno i bambini.





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