logo-sport

Il coraggio di ricominciare

di Francesco Maria Menghi

Numero 272 - Luglio - Agosto 2026

Dall'addio alla Spagna a 16 anni per inseguire il sogno Arsenal fino alla panchina del Como riportato in Serie A: il campione del mondo racconta sacrifici, successi, famiglia e la sua nuova avventura italiana


albatros-il-coraggio-di-ricominciare

Solo undici calciatori hanno partecipato al leggendario triplete Europeo–Mondiale–Europeo della nazionale spagnola tra il 2008 e il 2012. Cesc Fàbregas è uno di loro, e dal 2022 vive in Italia dove nel novembre scorso è stato nominato allenatore del Como che ha recentemente condotto alla promozione in Serie A dopo ventuno anni. -taglio- Partiamo dai tuoi inizi: come hanno vissuto i tuoi genitori il tuo percorso verso il professionismo e la tua scelta di lasciare Arenys de Mar per una metropoli come Londra a soli 16 anni? “Sicuramente all’inizio non è stato facile, soprattutto prendere una decisione così importante a soli 16 anni. Sognavo di diventare un giocatore professionista e l’Arsenal aveva uno dei migliori settori giovanili, quindi quella scelta è stata decisiva per la mia crescita. Grazie alle tante persone che ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino, l’ambientamento non è stato troppo complicato. Quando si ha un sogno, si vive con la consapevolezza che alcuni sacrifici vanno fatti per realizzarlo per cui sono sempre stato abbastanza focalizzato sul mio obiettivo. Devo tanto ad Arsène Wenger per aver creduto fin da subito in me, ha reso le cose più semplici.” Nel corso della tua ventennale carriera da calciatore hai giocato quasi novecento partite tra club e nazionali vincendo tanti trofei. Qual è stato il momento che ricordi con più piacere? “Ogni vittoria è bella a modo suo, ma è ovvio che il Mondiale vinto con la Spagna è stato davvero qualcosa di unico. Ogni volta che ripenso a quei momenti lo faccio con un sorriso, vincere una Coppa del Mondo ti consegna all’immortalità, quello che abbiamo fatto io e i miei compagni è stato straordinario e rimarrà per sempre.” Quali sono le principali differenze che hai notato tra l’approccio allo sport in Spagna e in Italia, sia come giocatore che come allenatore? “Il calcio è uno sport globale e più passa il tempo più le differenze tra i vari Paesi si assottigliano. In Italia l’aspetto tattico è molto sviluppato, mentre quello tecnico a volte riceve meno attenzione. Per quanto riguarda la Serie B, ciò che si nota è che in tante partite si difende a uomo, a differenza del campionato spagnolo dove le soluzioni difensive sono più varie. In questo momento ci sono tanti tecnici italiani come Spalletti o De Zerbi che puntano al gioco offensivo, ma delle piccole differenze rimangono.” Come spieghi l’incredibile successo che ha avuto la Spagna negli sport nei primi vent’anni del nuovo millennio? Pensi sia ripetibile? “Va riconosciuto il lavoro delle tante realtà e persone che hanno contribuito a formare una generazione vincente di sportivi. Certe cose sono cicliche, io e i miei compagni siamo stati bravi a ripagare la fiducia che tante persone ci hanno dato. Se sarà ripetibile non lo so, ma in questo momento nella nazionale spagnola ci sono molti giovani davvero forti.” Quali sono invece le principali differenze culturali che hai riscontrato nella vita di tutti i giorni tra la Spagna e l’Italia?-taglio2- “Siamo entrambi popoli latini e quindi ci avviciniamo molto come modo di vivere e cultura. Non vedo grandi differenze. In Italia io e la mia famiglia ci troviamo benissimo, è un Paese straordinario.” Spesso si dice che gli allenatori di calcio non abbiano una vita privata a causa dei continui impegni. Come riesci a mantenere un equilibrio tra la tua vita personale e il ruolo di allenatore? Ti manca la “libertà” di quando eri calciatore? “Trovare un equilibrio personale tra lavoro e vita privata non solo è utile, ma è fondamentale per un allenatore di calcio. Ti permette di ricaricare le batterie per tornare al lavoro. Ovviamente un allenatore è impegnato molto più tempo rispetto a un calciatore e devo dare credito a mia moglie che ha davvero tanta pazienza nel capire il mio lavoro e la mia passione. È una persona molto importante per me e grazie a lei sono un uomo e un professionista migliore. Per me il lavoro è passione e sento una forte energia interiore, quindi non lo vivo come un peso. Ma sono perfettamente conscio dell’importanza di questo equilibrio e, quando posso, dedico sempre del tempo alla famiglia per potermi ricaricare.” Sei stato allenato da alcuni dei migliori allenatori della storia del calcio, da Guardiola a Mourinho passando per Wenger e Del Bosque. Quale allenatore ha maggiormente influenzato la tua idea di gioco? “Da ogni allenatore ho preso qualcosa che mi porto dentro in questa nuova esperienza, perché ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi tecnici che hanno fatto la storia di questo sport. Non ce n’è uno in particolare, voglio portare avanti una mia visione arricchita dagli insegnamenti di ciascuno di loro.” Guardando al futuro della tua carriera da allenatore, quali sono gli obiettivi a breve termine? “Abbiamo ottenuto la promozione in Serie A in un campionato difficile, ma questo è solo un primo passo. Spero di poterne fare altri con il Como, un club nel quale mi trovo benissimo. Un allenatore deve evitare di proiettarsi troppo nel futuro, perché il calcio è imprevedibile.” Salvo una breve parentesi tra il 2011 e il 2014, non vivi in Spagna dal 2003. Ti piacerebbe tornarci un giorno? “La Spagna fa parte della mia vita e sarà per sempre casa mia, ogni volta che posso ci torno. Chiaramente faccio un lavoro che mi ha portato, mi porta e probabilmente mi porterà lontano da casa per alcuni periodi. È un compromesso che fa parte del mio mestiere. In futuro mi piacerebbe tornarci a vivere e, se ci saranno le condizioni, ne sarò molto felice.”

Intervista rilasciata per il portale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, a cura di Francesco Maria Menghi – https://spagnaculturaescienza.it/interviste/cesc-fabregas/





Booking.com

Booking.com
No valid encoded path found in value '' for ioncube.loader.encoded_paths.
The error has been logged in /anchor/errors.log
Uncaught Exception

Uncaught Exception

No valid encoded path found in value '' for ioncube.loader.encoded_paths.

Origin

on line 0

Trace

#0 [internal function]: System\Error::shutdown()
#1 {main}