Al Teatro di San Carlo successo per “Mitridate Re di Ponto” di Mozart, con la regia di Claus Guth, diretta da Riccardo Frizza
Grande successo, al Teatro di San Carlo, per “Mitridate, re di Ponto”, opera composta da Mozart appena quattordicenne, per la prima volta in scena al Massimo (produzione del Lirico, in coproduzione con Teatro Real Madrid, Oper Frankfurt e Grand Teatre del Liceu). Mozart compone l’opera su libretto di Vittorio Amedeo Cigna-Santi, -taglio- tratto dalla tragedia “Mithridate” di Jean Racine (1673). L’opera, il 26 dicembre 1770 al Teatro Regio Ducale di Milano, conquisterà il pubblico al suo debutto, nonostante lo scetticismo iniziale per la giovane età del compositore salisburghese. La Scuola Napoletana ha grandemente influito sulla formazione di Mozart, che giunge a Napoli nel 1770 facendo tesoro delle novità ascoltate dai grandi Maestri napoletani che, all’epoca, influenzano tutta Europa. La suggestiva, incantevole opera mozartiana colpisce per bellezza della musica, dei recitativi e, soprattutto, per la profondità psicologica che mostra già tutto il genio di Mozart. Sul podio Riccardo Frizza che dirige con gran talento Orchestra e voci e rende fluida una partitura complessa, ricca di arie, recitativi, di grande finezza psicologica. Firma una regia moderna Claus Guth, ripresa da Marcelo Buscaino. Le belle scene sono di Christian Schmidt, i costumi di Ursula Kudrna, le luci di Olaf Winter, la coreografia a cura di Sommer Ulrickson. Direttore del Balletto è Renato Zanella. Il regista Guth sposta l’azione dall’Anatolia del I secolo a.C. in una lussuosa villa degli anni Sessanta e trasforma il conflitto dinastico in una lotta per il controllo di un impero economico e familiare. La rilettura di Guth si ispira alla serie televisiva “Succession” e anche nell’opera, rigorosamente teatrale, scorrono alcool, cocaina, conflitti, per un dramma quasi realistico di un padre dispotico, tradito dai propri figli. Al tempo stesso il regista trasporta i conflitti in una dimensione onirica e inconscia. -taglio2- Le scene mostrano tre spazi che ruotano: una casa elegante con maggiordomo; uno studio privato ed una grande parete grigia dove appaiono, oltre ai protagonisti, i loro doppi mascherati di nero. I personaggi sono agitati da paure, repulsione, proiezioni dei sentimenti. Mitridate è l’autoritario magnate e i suoi figli, Farnace e Sifare, sono eredi rivali. Molto bravi sono i giovani allievi della Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo, diretta da Renato Zanella, su coreografia di Sommer Ulrickson. Bello il gioco di luci di Olaf Winter. Nel cast Giovanni Sala è il re del Ponto, Sara Blanch (Aspasia), Mariangela Sicilia (Sifare), Franco Fagioli (Farnace), Giuliana Gianfaldoni (Ismene), Alasdair Kent (Marzio) e Agustín Pennino (Arbate); José Luis Mosquera (maggiordomo), attore. Giovanni Sala è un intenso Mitridate, il sovrano che finge la propria morte in battaglia per mettere alla prova la fedeltà dei due figli. Un ruolo molto complesso per un personaggio tragico, moderno, tormentato dai dubbi, fragile, sfaccettato, magistralmente interpretato da Giovanni Sala. A lungo applaudita Mariangela Sicilia, la protagonista, en travesti, che si cimenta con tre arie di grande spessore e complessità, perfette per un soprano lirico spinto della sua caratura. Bravissima Sara Blanch con gorgheggi e agilità vocali strepitose. Notevole l’interpretazione di Franco Fagioli dall’incantevole timbro, nelle vesti del figlio ribelle, dal bel colore vocale e interpretazione impeccabile. Nell’opera mozartiana le donne interpretano personaggi maschili e gli uomini cantano in registri tradizionalmente di voci femminili. Ne vengono fuori cromatismi e interpretazioni strepitose a lungo applaudite dal pubblico. L’orchestra ha pagine incantevoli, come l’Ouverture e lo straordinario duetto di Aspasia e Sifare. E cresce l’attesa per l’inaugurazione della Stagione sancarliana, il 2 dicembre, con “Luisa Miller”, in un nuovo allestimento firmato da David Livermore.