Le sue prime raccolte di versi, “Wooroloo” e “Waxworks” ne hanno rivelato subito le doti letterarie. Racconta la sua storia, spesso dolorosa, con la separazione dei suoi genitori, la morte della madre, il suo matrimonio naufragato nel memoir, “La mia vita con George
Pittrice e poeta, come ama definirsi, Frieda Hughes è anche scrittrice sensibile che porta con sé un’eredità difficile: è figlia di Sylvia Plath e Ted Hughes. I suoi genitori, poeti leggendari, tra i maggiori del secondo dopoguerra, le hanno di certo fatto amare la poesia sopra ogni cosa. La madre si suicidò nel 1963, quando lei aveva appena tre anni. -taglio- Frieda, da allora, ha dovuto combattere con la strumentalizzazione del mito della grande poetessa americana. Attraverso la sua poesia ha mosso critiche ai cineasti e ai loro film biografici che non mostrano lo spessore della madre. E nega tutt’oggi a registi e a biografi l’utilizzo di versi di Sylvia Plath in opere cinematografiche. Hughes è anche pittrice di talento; ha tenuto mostre negli Stati Uniti, in Australia e in Gran Bretagna, dove è stata insignita di un Premio della Royal Academy of Arts di Londra. È anche illustratrice di libri di letteratura per l’infanzia. I suoi scritti sono stati pubblicati in riviste del calibro di Paris Review, London Magazine, The New Yorker. Con la sua scrittura indaga la natura delle relazioni umane. Le sue prime raccolte di versi, “Wooroloo” e “Waxworks” ne hanno rivelato subito le doti letterarie. Racconta la sua storia, spesso dolorosa, con la separazione dei suoi genitori, la morte della madre, il suo matrimonio naufragato nel memoir, “La mia vita con George. Ricordo di una gazza” (“George: My Friendship with a Magpie”). -taglio2- George è il nome che dà alla gazza, intelligente, dispettosa, che gioca con i suoi cani e ruba loro i croccantini. “Se i corvi hanno una loro gravitas e le taccole sono curiose, le gazze hanno uno straordinario senso dell’umorismo”, scrive l’autrice. Nella biografia pone anche l’accento sull’importanza di avere una casa in cui tornare dopo aver traslocato per tutta l’infanzia. Frieda e suo fratello Nicholas, suicidatosi nel marzo 2009, si spostarono continuamente con il padre, coltivando il sogno di un posto fisso nel quale mettere radici. Frieda si stabilisce così in una dimora con giardino nel Galles, dove vive per vent’anni con tanti animali domestici. “Quando sono a casa con i miei gufi, furetti, cincillà, cani, il mio giardino e il mio lavoro, perdo il contatto con il mondo esterno. Se ci faccio caso, può essere terrificante”, rivela. Il forte legame emotivo che si instaura con la gazza va di pari passo con la disgregazione del matrimonio e con la sindrome da stanchezza cronica dalla quale oggi è guarita. Questo libro è un messaggio d’amore alla gazza che le ha cambiato la vita solitaria. Allo stesso tempo l’autrice stigmatizza il voyeurismo di molti lettori che ancora oggi le chiedono come gestisce la sua pesante eredità familiare, i suoi lutti. E lei risponde con i suoi versi, autentici, potenti, con il dare valore alla cura degli animali, del giardino, e, soprattutto, al tempo da spendere, la cosa più preziosa che abbiamo.