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Fabrizio Perrone

di Maria Paola Di Palma

Numero 271 - Giugno 2026

Il Ceo di 2WATCH racconta come stanno cambiando comunicazione, intrattenimento e contenuti digitali nell’era dei creator e di un’economia in costante trasformazione


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In un panorama mediatico che evolve continuamente, comprendere il presente significa capire come stanno cambiando linguaggi, piattaforme e modalità di fruizione dei contenuti. -taglio- È in questo contesto che si inserisce il percorso di Fabrizio Perrone, imprenditore digitale e osservatore privilegiato della trasformazione che sta rivoluzionando il mondo della comunicazione. Con 2WATCH, Perrone ha costruito una realtà capace di interpretare i nuovi codici dell’intrattenimento contemporaneo, puntando su creator, community e format pensati per un pubblico sempre più connesso e veloce. Oggi non basta produrre contenuti: bisogna creare relazioni, intercettare l’attenzione e trasformarla in valore. Dall’evoluzione dei social al ruolo dell’intelligenza artificiale, fino alla crescita della creator economy, l’intervista diventa un’occasione per leggere il presente e immaginare il futuro dell’industria digitale. Tecnologia e Ia sono due tematiche sempre molto calde e attuali tanto che da settembre l'IA entra anche nei banchi di scuola. si tratta questa di una rivoluzione? “Chiamarla rivoluzione è corretto, ma forse non basta. Le rivoluzioni hanno un prima e un dopo netti, mentre quello che stiamo vivendo con l'intelligenza artificiale è più simile a uno spostamento tettonico: continuo, profondo, e spesso invisibile finché non guardi indietro. Che l'IA entri nelle scuole da settembre è una notizia importante, ma il punto non è tanto "impariamo a usare ChatGPT" quanto formare una generazione capace di pensare criticamente con questi strumenti, non solo attraverso di essi. I giovani che oggi hanno 16 anni entreranno nel mercato del lavoro in un mondo in cui sapere usare l'IA sarà una competenza di base esattamente come saper usare Excel lo era vent'anni fa. La sfida vera non è tecnica, è culturale: imparare a distinguere l'output dall'intelligenza, lo strumento dal giudizio. Chi saprà farlo avrà un vantaggio enorme.” In 2WATCH avete realizzato uno studio particolare di neuromarketing: come il cervello imano percepisce l’IA nelle nuove produzioni? “Abbiamo investito molto in questo filone perché ci siamo accorti che il dibattito sull'IA nei contenuti era prevalentemente tecnico, mentre mancava una prospettiva su come il pubblico li vive davvero. Quello che emerge dai nostri studi è interessante e per certi versi controintuitivo: il cervello umano non rifiuta i contenuti generati o potenziati dall'IA per principio — li rifiuta quando percepisce una caduta nella coerenza emotiva, in quello che potremmo chiamare "freddo narrativo". Se la storia regge, se il personaggio è credibile, l'origine tecnologica della produzione diventa irrilevante per la maggior parte degli spettatori. Esistono però differenze significative tra settori. Nel gaming e nell'animazione la soglia di accettazione è molto alta: il pubblico è abituato da decenni a mondi sintetici e li vive come linguaggio nativo. Nel lifestyle e nel beauty, invece, l'autenticità percepita è ancora un asset critico — un creator in carne e ossa con uno smartphone genera engagement che un avatar ultra-realistico ancora fatica a eguagliare, almeno su certi formati. Nello sport siamo in una fase di transizione: le produzioni IA-assisted per highlights, replay e storytelling sono già normalizzate, ma il live mantiene un'aura che nessuna sintesi riesce ancora a toccare.” l'IA nella prodizione di contenuti sostituiranno a tutti gli effetti la CGI? “La domanda viene posta spesso in termini di conflitto, ma chi lavora in produzione sa che è più una questione di convergenza. La CGI tradizionale è un processo lungo, costoso, altamente specializzato. L'IA non la elimina — la democratizza e la accelera. Quello che prima richiedeva sei mesi di pipeline in una major della post-produzione oggi può essere prototipato in settimane con strumenti accessibili a team molto più piccoli. Questo cambia i rapporti di forza nell'industria, non la natura del mezzo. Detto questo, per produzioni che richiedono un controllo assoluto sull'output — effetti visivi di precisione chirurgica, compositing complesso, ricostruzioni storiche — la CGI di alto livello rimane insostituibile. L'IA generativa eccelle nella scalabilità e nella velocità, ma ha ancora limiti importanti sulla consistenza su lunghi formati. Il futuro che vedo — e su cui stiamo costruendo — è un ecosistema ibrido in cui l'IA gestisce la parte computazionalmente pesante e ripetitiva, liberando i creativi per il lavoro di supervisione, regia e storytelling. Non sostituzione: amplificazione.” L’IA ormai è presente in tutti i settori e in tutti i livelli della nostra vita quotidiana. Possiamo dire che IA è un valido strumento di ottimizzazione di tempi e costi se utilizzata nel modo corretto applicandola alle imprese? “Sì, e aggiungo che è già presente in forme che spesso le aziende non riconoscono come tali. Il salto successivo è consapevole e strutturato: capire dove nella propria catena del valore l'IA può intervenire senza degradare la qualità, anzi migliorandola. Per noi in 2WATCH questo ha significato applicarla in modo chirurgico: nella produzione di varianti di contenuto per test A/B, nell'analisi delle performance per ottimizzare la distribuzione, nella pre-produzione per accelerare concept e storyboarding. -taglio2- Il risparmio in termini di tempo è reale e misurabile. Ma il rischio che vedo in molte aziende è l'adozione acritica: si compra lo strumento senza ridisegnare il processo intorno a lui, e il risultato è spesso peggiore di prima. L'IA ben applicata non è un plug-in: è una ristrutturazione del flusso di lavoro.” Le sfide del futuro e il ruolo dell'IA nelle nuove produzioni dell'industria dell'intrattenimento. “2WATCH negli ultimi anni ha fatto una scelta precisa: non essere solo una creator house, ma diventare un'infrastruttura produttiva. Questo significa avere internamente le competenze di AI/CGI che normalmente vivono in agenzie esterne, e applicarle in modo integrato alla gestione dei talenti e alla creazione di formato. Tra i progetti già realizzati ci sono produzioni ibride in cui personaggi reali interagiscono con ambienti completamente generati, format in cui l'avatar di un creator è utilizzato per scalare la produzione su mercati diversi senza moltiplicare i costi di trasferta e ripresa, e contenuti branded in cui l'IA ha abbattuto i tempi di pre-produzione di oltre il 60%. La tecnologia è un abilitatore, non il prodotto. Il prodotto resta la storia, l'emozione, la connessione con il pubblico.” Etica dell'IA, come si stanno muovendo le grandi piattaforme come youtube e come le nuove generazioni stanno vivendo questo fenomeno di cambiamento “Le piattaforme si stanno muovendo con velocità variabile e sotto pressione regolatoria crescente. YouTube ha introdotto l'obbligo di disclosure per i contenuti IA-generated, e altri stanno seguendo. È un passo nella direzione giusta, ma la strada è ancora lunga — soprattutto per quanto riguarda deepfake, uso non consensuale di likeness, e la questione dei diritti d'autore sui dati di training. Le nuove generazioni vivono questo cambiamento con una naturalezza che a volte stupisce gli adulti, ma con una consapevolezza critica ancora in costruzione. Quello che osservo nei creator che gestiamo — molti dei quali hanno tra i 20 e i 30 anni — è una doppia tensione: da un lato l'entusiasmo per gli strumenti nuovi, dall'altro una preoccupazione genuina per l'autenticità, per come il pubblico li percepirà, per il confine tra usare l'IA e essere sostituiti da essa. È una conversazione che stiamo avendo costantemente, e che credo sia la più importante da fare adesso, prima che le regole siano scritte da soli — e non con — i protagonisti dell'industria." IA e Advertising: cambiano le regole del gioco “Cambiano profondamente, e non solo sul fronte della produzione. Cambia la targetizzazione, che diventa predittiva invece che reattiva. Cambiano i formati, con contenuti dinamici che si adattano in tempo reale al profilo di chi li vede. Cambia la velocità di produzione creativa, con campagne che possono essere prototipate e testate in giorni invece di settimane. Ma la cosa che cambia di più, e che spesso viene sottovalutata, è il rapporto tra brand e creator. Nell'ecosistema che stiamo costruendo in 2WATCH, l'IA permette a un brand di lavorare con un creator non su un singolo post, ma su un sistema di contenuti — varianti, adattamenti, formati diversi — mantenendo la coerenza del messaggio e moltiplicando i punti di contatto. Per i brand più avanzati questa è già una realtà. Per molti altri è ancora un territorio da esplorare, e noi siamo in quella posizione privilegiata di chi sa sia come funziona la tecnologia sia come ragiona il pubblico.” 2Watch è un entertainment hub innovativo di nuova generazione, il risultato di un percorso di crescita costante che ha visto la startup espandere la sua influenza non solo nel gaming dal quale tutto è partito ma anche in altri settori chiave come l’educazione, il comedy e lo sport, solo per citarne alcuni. “Il percorso è stato meno lineare di come potrebbe sembrare raccontato dall'esterno. Siamo partiti dal gaming perché era il settore in cui il modello creator economy aveva già trovato un linguaggio — ma molto presto abbiamo capito che la logica sottostante era universale: costruire comunità autentiche intorno a personalità credibili, e monetizzarle in modo sostenibile per tutti gli attori. Da lì l'espansione alla comedy, all'education, allo sport è venuta naturalmente, seguendo i talenti che avevano già quella relazione con il proprio pubblico. Oggi gestiamo oltre 25 creator con un aggregato di 50 milioni di follower, e il punto di orgoglio non è il numero in sé ma la varietà — avere in casa competenze su verticali molto diversi ci permette di offrire ai brand qualcosa che pochi sanno fare: orchestrazione cross-creator su più touchpoint con un'unica regia editoriale.” Progetti futuri, obiettivi per questo 2026?

“Sul fronte concreto: consolidare la crescita del gruppo, integrare al meglio le acquisizioni fatte, e arrivare a fine anno con una struttura che sia riconoscibilmente diversa — e migliore — di quella con cui siamo entrati. Sul fronte visionario: continuare a costruire IP proprietari. Il mercato dei creator è ancora troppo dipendente dalle piattaforme, e noi vogliamo essere un'eccezione — un'azienda che possiede storie, format, personaggi, e sa distribuirli dove vuole.”





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