Con “Non ho paura di niente”, il cantautore torna a raccontare le proprie fragilità trasformandole in musica. Un album nato da un periodo di delusione, che segna l’inizio di un nuovo capitolo
La forza di Fabrizio Moro è sempre stata quella di trasformare la fragilità in racconto e le emozioni in canzoni. Nel corso della sua carriera ha saputo dare voce a inquietudini, -taglio- speranze, rabbia e desiderio di riscatto, costruendo un legame autentico con il pubblico attraverso una scrittura sincera e mai banale. Lontano dalle mode passeggere e dalle scorciatoie imposte da un mercato sempre più veloce, ha scelto di restare fedele alla propria identità artistica, facendo della verità il tratto distintivo del suo percorso. Oggi torna con Non ho paura di niente, un album nato da un periodo di profonde riflessioni personali e professionali, segnato da dubbi, delusioni e dalla necessità di ritrovare un nuovo equilibrio. Un lavoro intenso e viscerale, maturato nel tempo e costruito con la cura di chi considera ancora la musica un processo da vivere senza fretta. Tra nuove canzoni, collaborazioni inedite e un tour che lo accompagnerà nei principali palcoscenici italiani fino alla fine del 2026, Fabrizio Moro si racconta ad Albatros Magazine con quella sincerità che da sempre rappresenta la cifra più autentica della sua arte. Non ho paura di niente è il titolo di questo nuovo disco. Come sei arrivato a questa consapevolezza? “C’è stato un momento in cui ho avuto fortemente voglia di riprendere in mano la mia vita. In realtà, ho paura di tante cose ed è proprio in quel momento che esce la parte più coraggiosa di Fabrizio e che suggerisce alla parte vigliacca di non aver paura.” Cosa lo diversifica dai progetti precedenti? “È un album in cui ho messo tanto cuore e tanto fegato, ma rispetto ai dischi precedenti, questo è stato più sofferto: è nato in un momento in cui ho provato un disagio generale, ero deluso da tutto quello che stava accadendo intorno al sistema musicale italiano e questa sensazione è stata maggiormente accentuata dal periodo storico che stavamo vivendo, il post-pandemia. Questo lavoro arriva a due anni e mezzo dall’ultimo progetto e dietro c’è un importante e lungo lavoro di scrittura, di pensiero, di produzione e di tanto altro. Oggi viviamo tutto sempre di fretta. Si corre anche nel mondo musicale, si pubblicano brani e album a distanza di poco tempo. Sono cresciuto in un mondo differente e per me fare un album è un processo diverso, richiede tempo.” Tra l’altro c’è anche una traccia che vede la collaborazione con Il Tre. Cosa vi ha unito? “È nato tutto in maniera spontanea; ci siamo conosciuti durante una cena ed ho avvertito che è un ragazzo genuino e sincero umanamente e professionalmente. Mi ha ricordato il Fabrizio dei tempi andati (sorride, ndr). La collaborazione musicale è nata dopo un’amicizia e questo è fondamentale. Io avevo scritto una strofa e lui mi ha cantato un inciso e da lì abbiamo chiuso il progetto insieme.” Stai lavorando ad un tour che promette un grande spettacolo. Qualche anticipazione? “Fino alla fine del 2026 toccherà varie città d’Italia e questo è il momento che aspetto di più. Come dicevo, manco dalla discografia da più di due anni, ma io non mi sono mai fermato. Non dico di aver cantato sempre la stessa scaletta, ma il fatto di cantare un disco nuovo è eccitante e questo approccio mi mancava molto.”