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Cuarteto Quiroga

di Francesco Maria Menghi

Numero 273 - Settembre 2026

Rigore, ascolto e ricerca si incontrano in un ensemble che trasforma ogni concerto in un viaggio tra storia, emozione e contemporaneità, nel segno di Manuel Quiroga


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Ci sono musiche capaci di attraversare i secoli senza perdere la propria forza, perché parlano a qualcosa di profondamente umano. È questa la sfida, e insieme la vocazione, del Cuarteto Quiroga,-taglio- uno dei più autorevoli ensemble di quartetto d’archi della scena internazionale. Nato nell’estate del 2003 e dedicato alla memoria del grande violinista galiziano Manuel Quiroga, il quartetto ha costruito in oltre vent’anni un percorso fatto di ricerca, rigore e curiosità, portando il repertorio cameristico sui palcoscenici più prestigiosi del mondo. La loro idea di musica, però, non si esaurisce nella perfezione dell’esecuzione. Al centro c’è l’ascolto: quello tra i quattro musicisti, indispensabile per trasformare una partitura in un racconto condiviso, e quello con il pubblico, al quale affidare la possibilità di riscoprire ogni volta la contemporaneità di opere nate in epoche lontane. Un dialogo che nasce dallo studio e dalla disciplina, ma che trova la propria compiutezza nell’emozione. Formatisi alla scuola di grandi maestri come Walter Levin, Hatto Beyerle e Rainer Schmidt, i componenti del Quiroga hanno fatto dell’eredità ricevuta un punto di partenza, sviluppando una personalità artistica riconoscibile e sempre aperta alla scoperta. La loro attività li ha portati anche in luoghi lontani dai tradizionali circuiti concertistici, dove la musica diventa strumento di inclusione e trasformazione sociale. Il Cuarteto prende il suo nome da Manuel Quiroga, uno dei violinisti spagnoli più importanti della storia. Ma come si forma il gruppo e a chi si deve questa intuizione? “Il quartetto nacque nell’estate del 2003 spinto dall’entusiasmo dei giovani fondatori per il repertorio del quartetto d’archi e per la sua particolare filosofia di lavoro. I suoi fondatori decisero di chiamarlo in onore di uno dei violinisti più importanti della storia, il galiziano Manuel Quiroga, dando così al gruppo un’identità culturale precisa. La figura di Quiroga, di rilevanza internazionale ma purtroppo ancora poco conosciuta, merita pieno sostegno. Da oltre vent’anni la nostra attività mira a mantenerne viva la memoria, portandola sui palcoscenici più prestigiosi del mondo e assumendosi il ruolo di ambasciatori della sua importanza storica.” Quali sono le principali influenze musicali che hanno contribuito a formare lo stile unico del vostro quartetto? “Abbiamo avuto la fortuna di apprendere da grandi maestri, professori e quartettisti leggendari che ci hanno trasmesso un’eredità preziosa, di cui saremo sempre debitori per i loro saggi insegnamenti. Tra i più importanti vi sono Rainer Schmidt (Hagen Quartet), che possiamo considerare una sorta di padre musicale e che ci ha educato al valore di un ascolto attento, umile e generoso sia della partitura sia di ciò che la circonda; Walter Levin (Quartetto LaSalle), maestro dei maestri, il cui insegnamento sul rigore, sulla disciplina e sul rispetto assoluto del testo, così come sul valore civico e sull’impegno della nostra attività professionale, ci accompagnerà sempre; infine Hatto Beyerle (Quartetto Alban Berg), che ci ha mostrato l’importanza di concepire la musica come un discorso sonoro dotato di valore retorico, con il desiderio di raccontare storie e costruire narrazioni musicali consapevoli del contesto storico, ricche di eloquenza e poesia. Altre influenze fondamentali sono state quelle degli insegnanti della scuola ungherese che abbiamo avuto l’onore di conoscere: András Keller, Ferenc Rados e György Kurtág.” Qual è il vostro processo di collaborazione quando affrontate nuovi pezzi o arrangiamenti e come prendete decisioni artistiche all’interno del gruppo?-taglio2- “Le decisioni artistiche sono sempre prese di comune accordo e rappresentano il risultato di un lungo e accurato processo di studio e prove. Partendo dall’analisi approfondita della partitura, costruiamo insieme una narrazione musicale che nasce dal massimo rispetto del testo e che si caratterizza per una personalità unica, poiché viene condivisa e accettata collettivamente dal gruppo come autentica e propria.” Cosa rende unico il vostro approccio alla musica classica e come cercate di connettervi con il pubblico attraverso le vostre esecuzioni? “Abbiamo la fortuna di dedicarci a un repertorio d’eccezione, poiché storicamente i compositori hanno riversato nel quartetto d’archi il meglio della loro ispirazione. Il nostro compito è raccontare al pubblico, attraverso il linguaggio sonoro e retorico, le meraviglie di questa musica che abbiamo il privilegio di interpretare. Condividiamo il fascino per questi testi musicali e ci impegniamo a trasmettere, con chiarezza e autenticità, la bellezza che vi riconosciamo. Da questo nasce un autentico esercizio di comunicazione fondato sul rispetto, sull’ascolto reciproco e sull’incanto per quest’arte. In ogni disciplina, un interprete che comunica con rigore e sincerità crea sempre una connessione con il pubblico.” Qual è il vostro approccio alla preparazione per concerti importanti e come gestite la pressione prima di salire sul palco? “Una solida preparazione, sia individuale sia collettiva, genera sempre fiducia. Questa preparazione si fonda sull’etica del rigore, dello studio e della disciplina e su un impegno generoso nel lavoro di squadra, nel sostegno reciproco e nella presenza costante degli uni per gli altri. Salire sul palco diventa così la naturale conclusione di questo percorso condiviso, un momento in cui desideriamo unicamente condividere con il pubblico il meraviglioso e continuo viaggio di scoperta e ricerca che ci conduce al cuore della musica che eseguiamo.” C’è un concerto del passato o un luogo in cui vi siete esibiti che ricordate con particolare affetto? “Ognuno di questi eventi è stato speciale per ragioni diverse. Alcuni, oggettivamente più importanti o rilevanti, si sono svolti in luoghi indimenticabili di rilievo internazionale e sono stati condivisi con leggendari compagni di scena o hanno rappresentato la prima assoluta di opere di importanti compositori contemporanei. Altri, invece, hanno un valore più soggettivo perché si sono tenuti in contesti dove la musica non arriva sempre: carceri, ospedali, luoghi remoti, comunità a rischio di esclusione sociale. In questi ambienti la musica è più che arte, diventa uno strumento entusiasmante di trasformazione sociale capace di avvicinare e arricchire le persone.” Quali sono i vostri obiettivi a lungo termine come ensemble e quali sfide pensate che il gruppo dovrà affrontare in futuro? “Continuare a svolgere questo meraviglioso lavoro con lo stesso entusiasmo, la stessa disciplina nell’ascolto e la stessa generosità collettiva, coltivando giorno dopo giorno il piacere di affrontare con umiltà, gioia e rigore le straordinarie sfide di apprendimento e scoperta che questo repertorio infinito ci offre.”

Intervista rilasciata per il portale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, a cura di Francesco Maria Menghi – https://spagnaculturaescienza.it/interviste/cuarteto-quiroga/





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