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Corti dalle lunghe emozioni

di Paola Ratti

Numero 273 - Settembre 2026

Il Direttore Artistico Vincenzo Lamagna racconta il NaNo Film Festival, la cui VII edizione si terrà a Napoli dal 29 settembre al 3 ottobre


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L'Italia è un paese ricco di talenti e, per fortuna, ci sono manifestazioni ed eventi culturali in grado di valorizzarli e promuoverli. Tra questi il NaNo Film Festival, che mette in primo primo piano il mondo dei cortometraggi e che nel corso degli anni è cresciuto diventando un vero gioiello, importante non solo a livello locale ma anche nazionale. La sua settima edizione (che vanta una selezione davvero interessante) è in programma dal 29 settembre al 3 ottobre al TAN, nell'Area Nord di Napoli. -taglio- L'iniziativa, promossa e co-finanziata dal Comune di Napoli, gode del patrocinio del Parlamento Europeo e di European Film Club. Noi, per saperne qualcosa di più, abbiamo voluto intervistare Vincenzo Lamagna, Direttore Artistico del festival. Con che criteri è avvenuta la selezione? Quanti film sono arrivati? «Anche quest'anno abbiamo ricevuto oltre 800 opere da tutto il mondo, un numero che continua a crescere edizione dopo edizione. Il criterio guida resta lo stesso fin dall'inizio: non cerchiamo solo tecnica o perfezione formale, ma sguardi autentici, capaci di raccontare il presente senza pregiudizi. Il comitato artistico lavora per mesi, visione dopo visione, per costruire una selezione che sia varia nei linguaggi ma coerente in questa idea di fondo». Settima edizione: che sensazione fa essere arrivati fin qui? Quali difficoltà avete affrontato? «È una sensazione bellissima e, allo stesso tempo, ci responsabilizza. Un festival che arriva alla settima edizione smette di essere una scommessa e diventa un punto di riferimento, e questo comporta aspettative più alte. Le difficoltà non sono mai mancate: i finanziamenti per la cultura indipendente sono sempre incerti, e ogni anno bisogna ricostruire in parte la macchina organizzativa. Ma è proprio la squadra, e la fiducia crescente del pubblico e degli autori, che ci ha permesso di superare gli ostacoli e crescere con costanza». Quanto un festival come il vostro fa bene al territorio? «Moltissimo. Un festival radicato in un quartiere come l'Area Nord di Napoli non porta solo cinema, ma cultura, socialità, occasioni di incontro che altrimenti non ci sarebbero. -taglio2-Valorizza il territorio dall'interno, dando a chi lo vive una ragione in più per viverlo con orgoglio, e allo stesso tempo lo apre verso l'esterno, portando qui autori e sguardi da tutto il mondo». Come vedete la situazione culturale italiana, in particolare del cinema? «È una situazione a due velocità: da un lato c'è una vitalità creativa enorme, soprattutto tra i giovani autori indipendenti; dall'altro le strutture di supporto — finanziamenti, sale, distribuzione — faticano a stare al passo con questa vitalità. Il rischio è disperdere tanto talento per mancanza di occasioni concrete. Festival come il nostro nascono proprio per colmare, almeno in parte, quel vuoto». Vedete nei giovani voglia di fare cinema? «Sì, e con una forza che sorprende ogni anno. Riceviamo lavori di esordienti giovanissimi, spesso autoprodotti con mezzi minimi ma con un'urgenza narrativa fortissima. È un segnale molto incoraggiante: la voglia di raccontare storie non manca, mancano piuttosto gli strumenti e le occasioni per farlo con continuità. Proprio per questo, abbiamo anche dato vita a un Lab dedicato esclusivamente allo sviluppo dí cortometraggi, all’interno del NaNo Film Market, il nostro programma industry». Cosa aspettarsi da questa settima edizione? «Un'edizione ricca e coraggiosa, con una selezione che spazia tra generi e linguaggi molto diversi tra loro, ospiti di rilievo e momenti di confronto reale tra autori e pubblico. Ci aspettiamo, come sempre, di uscirne con nuove scoperte e nuovi nomi da tenere d'occhio».





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