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Come suona il caos

di Maresa Galli

Numero 273 - Settembre 2026

Il celebre artista Maurizio Capone sta vivendo un’estate ricca di impegni musicali, culturali, di ricerca e sperimentazione


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Con la sua musica ridisegna un mondo migliore, ambientalista, solidale, più giusto per tutti. Capone & Bungt Bangt trasforma oggetti di scarto in eccellenti strumenti musicali, esempio di creatività sostenibile che punta alla salvaguardia del pianeta, recuperando i ragazzi a rischio con quell’immenso laboratorio sociale e culturale che è la musica. La sua musica parte da Napoli e racconta l’intero mondo, con un ritmo irresistibile, un grande battito del cuore. -taglio-
È appena terminato il festival da te ideato, “Come suona il caos”, a Ponticelli, presso il Centro Ciro Colonna dei fantastici Maestri di strada: laboratori, incontri, spettacoli per mostrare, ancora una volta con il tuo impegno, come l’arte sia strumento di inclusione… “È stato sicuramente un evento che ha lasciato il segno in tutti i partecipanti, e questo è il migliore dei risultati. Non mi interessa creare qualcosa di bello ma che si ferma al tempo delle esibizioni, il mio desiderio è fare in modo che accada qualcosa che va oltre l’evento in sé, cerco di creare un’onda lunga di piacere, consapevolezza e condivisione. “Come Suona il Caos” ha sempre location differenti e forse a chi ci legge può interessare sapere come avviene la scelta del luogo dove si terrà. Quest’anno, a dire il vero, è stato il luogo che è venuto a me! Sono più di trent’anni che collaboro con i Maestri di Strada. Ed anche questa primavera sono stato da loro per dei laboratori. È stato in quel momento che è scattata la scintilla, ho pensato che quello spazio, quel quartiere e quelle persone sono una grande risorsa per tutti noi e che dovevo fare di tutto per comunicarlo a quante più persone possibile. Un’altra cosa che mi ha colpito è stata che tra i ragazzi che frequentano il centro c’è anche Nancy, una ragazza che oggi ha 18 anni e studia batteria e che ha partecipato ad un mio laboratorio nella scuola Bordiga, sempre a Ponticelli, quando ne aveva nove. È stato molto emozionante rincontrarla e costatare di aver lasciato un segno. Credo che la inviterò a suonare di nuovo in qualche nostro concerto come abbiamo fatto nel corso del festival.” Gran finale della manifestazione con “Electro Junk”, lo spettacolo di Capone & BungtBangt. I bambini, i ragazzi si sono trasformati con voi in musicisti, comprendendo il ruolo della comunità nell’effettivo cambiamento dell’ambiente, del futuro di tutti… “Quest’anno con la band abbiamo fatto una rivoluzione, sentivo l’esigenza di rimettermi in gioco e di creare ancora qualcosa di diverso da quello che per anni è stato il nostro modo di suonare. Ho voluto, insieme a Vincenzo Falco, portare l’elettronica nel progetto, ma ovviamente farlo in modo estremamente creativo. Lo slogan che ho lanciato è “ora oltre agli strumenti riciclati suoniamo anche il computer”. Perché abbiamo adottato una tecnica molto originale che ci permette di usare il computer con tutti i nostri suoni, quindi di portare con noi tutto il nostro mondo sonoro, suonandolo in tempo reale come un vero e proprio strumento acustico. Questo ci rende liberi di improvvisare, di creare in tempo reale, anche di sbagliare, proprio come accade quando si suona con strumenti acustici. Da qui il titolo Electro Junk, che fonde esattamente il mondo dell’elettronica con quello degli strumenti riciclati. Ricollegandomi alla risposta precedente dove ho parlato di Nency, oltre a lei abbiamo coinvolto tutti i ragazzi dei laboratori di Maestri Di Strada ed anche quelli del laboratorio che conduco da due anni a piazza Ottocalli, zona piazza Carlo III. Li abbiamo invitati a suonare con noi come dei veri e propri ospiti e sono stati momenti di grande intensità emotiva. In perfetta sintonia con lo spirito del festival il mio obiettivo era di fare incontrare ragazzi, e genitori che vivono in quartieri diversi e che raramente hanno la possibilità di familiarizzare. Sembra strano dirlo ma Napoli è molto segmentata, difficilmente i ragazzi superano i confini per colpa di un retaggio storico camorristico dove ognuno restava nella sua zona per evitare problemi e scontri con bande rivali. Ma ormai le cose non sono più così e la città deve essere di tutti e vissuta nella sua interezza. L’idea è stata molto ambiziosa: portare il centro verso la periferia. Di solito si fa il contrario, dalla periferia si va al centro, cosa più semplice e conveniente. Ma Come Suona il Caos nasce per sovvertire le convenzioni, questa era una sfida che andava raccolta e che abbiamo vinto. Il Centro Ciro Colonna per due giorni è stato un via vai di persone da tutte le parti della città, cosa che ha permesso agli abitanti di Ponticelli di vedere il potenziale del loro quartiere valorizzato per quello che merita.” Sei solito dire che la musica crea connessioni: con quali realtà (gruppi, artisti, associazioni, etc.) sei attualmente connesso? “Ho tantissimi amici in aree culturali molto diverse tra loro ma con un unico filo conduttore: l’apertura, -taglio2-il cuore e l’uguaglianza. In tantissimi anni di concerti e di partecipazioni alla vita socio culturale del paese ho stretto rapporti con musicisti, realtà delle aree ecologiste e del terzo settore. La musica è la mia guida spirituale ed ho rapporti con tantissimi musicisti italiani ed internazionali. Quelli napoletani sono tutti miei amici e quest’anno ho avuto l’onore di avere Andrea Tartaglia con il quale abbiamo una lunga condivisione di palchi. Tra gli internazionali mi piace sempre ricordare la mia grande fratellanza con Don Moye, il mitico batterista dell’Art Ensemble of Chicago che proprio stamattina, come fa almeno un paio di volte a settimana, mi ha scritto e che, come tutti i grandissimi artisti, sa regalare stima e affetto incondizionati. Per me è un grande privilegio averlo come amico e compagno musicale. Per quanto riguarda le associazioni ci sono quelle che partecipano a Come Suona il Caos, come Greenpeace ed Amnesty International, ma ci sono anche le realtà territoriali come il Gridas, N’ Sea Yet, Gaiola e tantissime altre con cui siamo sempre in contatto ed a cui do la mia totale disponibilità per sostenerle nelle loro battaglie. Quest’anno abbiamo deciso che il tema del festival fosse l’acqua partendo dal fatto che è stata decisa di privatizzarla, e noi già in passato con Alex Zanotelli avevamo combattuto per lasciarla libera. Ho scritto anche un brano, “Acqua”, a sostegno del coordinamento campano dei comitati per l’Acqua Pubblica.” A luglio hai ricevuto il Premio Procida per la Cultura: è il riconoscimento di anni di impegno, non solo artistico, che ti vede sempre in prima linea… “Si, sono stato molto contento di ricevere questo premio che non mi aspettavo. Procida è un’isola che amo, la più selvaggia del nostro mare. È il secondo premio che ho nel quale è inclusa la parola “cultura”; il primo è stato “Musica e Cultura Peppino Impastato”. Mi rende molto orgoglioso che la mia musica ed il mondo che ho creato sia identificato nell’area culturale. Spesso penso quanto la musica sia ormai un prodotto “usa e getta” e come l’impegno, la ricerca e la sperimentazione siano poco sostenute dai media, dallo stato e da chi dovrebbe impegnarsi per diffonderle. Non amo i premi e non credo che l’arte si possa etichettare ma certamente ricevere un riconoscimento con il suo bagaglio di affetto e stima è un modo per dare sostegno a chi decide di non piegarsi alle leggi di mercato e di non svendersi per un po’ di fama o per qualche euro in più.” Il tuo nuovo singolo, “Bagarìa”, è “un atto clandestino scritto in parlesia”… Molto partecipata la tua presentazione, con Horus (Vincenzo Falco) da Nando Misuraca, nella gremita Sala Napule’s Power, con Valeria Saggese, Renato Marego, Lino Vairetti e tanti altri artisti e, naturalmente, giovani percussionisti… ““Bagaria” è il primo brano di questo nuovo corso, avevo un desiderio enorme di scrivere in “parlesia”, l’antica lingua segreta dei musicisti napoletani che mi è stata tramandata da Pino Daniele. Questa lingua è in via di estinzione e penso che la mia generazione sia l’ultima ad utilizzarla ancora per la sua reale funzione. Cioè non far capire agli astanti quello che si sta dicendo, specialmente se si devono fare commenti o critiche su di loro. Per questo il testo della canzone ha un significato clandestino, cioè nascosto, che io non rivelerò e che potrà capire solo che proverà a codificarlo. Ed è proprio questo il corretto uso della “parlesia”, che poi in fondo è lo stesso concetto della musica e degli strumenti che suonano nel brano. Solo che approfondisce può capire cosa stia suonando, un barattolo, una scopa, un tubo... ma per chi non approfondisce sarà semplicemente musica ed è questa la forza del nostro progetto: restare semplici in superficie e complessi in profondità. Ognuno è libero di scegliere come ascoltarci.” Dove ti vedremo in questo mese di settembre? “Sicuramente ascolterete “Bronx Napoletano”, il nuovo brano che uscirà a fine settembre con il testo di Peppe Lanzetta. Come ho detto all’inizio dell’intervista siamo in grande fermento ed abbiamo tanta musica da farvi ascoltare! Per quanto riguarda i concerti l’11 settembre sarò ospite di Carlo Faiello alla “Notte della Tammorra” a Napoli, alla Rotonda Diaz. Mentre il 12 parteciperemo al “Wimby Fest” a Caserta. Ma vi consiglio di seguirmi sui canali social per restare sempre aggiornati sulle tantissime attività che mi vedono in azione, la mia musica non si ferma mai!”





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