Grazie al grande ritorno de “I Cesaroni”, il Claudio nazionale torna in tutte le case degli italiani. Con qualche anno in più e la seraficità di un nonno che ne ha viste tante, e tante ne può raccontare…
Dopo una lunga assenza dal piccolo schermo, di recente su Canale 5, in prima serata, è tornata la nuova effervescente stagione de “I Cesaroni - Il ritorno”, una coproduzione RTI-Publispei, prodotta da Verdiana Bixio e scritta da Giulio Calvani, Federico Favot e Francesca Primavera. -taglio- A dirigere queste nuove puntate c’è Claudio Amendola, tra i volti più amati e rappresentativi del cinema e della televisione italiana: romano, classe 1963, figlio d’arte di Ferruccio Amendola e Rita Savagnone, nel corso della sua lunga carriera si è imposto come attore, doppiatore, regista e conduttore, conquistando il pubblico grazie a interpretazioni intense e popolari, dal cinema d’autore alle grandi fiction televisive. Dopo gli esordi negli anni Ottanta, il successo arriva con film come Mery per sempre, Ultrà e La scorta, per poi consolidarsi definitivamente sul piccolo schermo con serie di enorme successo come I Cesaroni, diventata negli anni un autentico fenomeno generazionale. Artista versatile e profondamente legato a Roma, Amendola resta anche il protagonista principale nelle vesti di Giulio Cesaroni, un uomo che continua a dedicarsi alla famiglia, gestendo con impegno la casa e mantenendo vivi i legami con gli amici di sempre, come Stefania (Elda Alvigini) e Walter Masetti (Ludovico Fremont). Albatros ha incontrato Amendola in occasione della presentazione di lancio, avvenuta al Teatro Palladium di Roma, dove l’amatissimo attore e regista ha risposto con la proverbiale generosità e schiettezza a tutte le domande della stampa. Claudio, com’è nato il ritorno de I Cesaroni in televisione? “L’idea è partita da un mio caro amico, Alessandro Vanza, che era rimasto molto colpito da una letterina scritta da un bambino a Babbo Natale, in cui chiedeva una settima stagione de I Cesaroni. Anche per strada tantissime persone mi facevano la stessa richiesta. È stata un’emozione fortissima. Insieme a Francesca Primavera, Verdiana Bixio e agli autori abbiamo deciso di riportare in scena questa famiglia un po’ fuori dagli schemi.” Il grande assente di questi nuovi episodi è Antonello Fassari, scomparso lo scorso anno… “Quando penso ad Antonello non riesco a trattenere le lacrime, ma sono lacrime piene di gioia sincera, perché sento che in qualche modo è ancora con noi, pronto davanti alla TV prima dell’inizio di ogni puntata. Sul ciak avevamo scritto “ciao Antonello”: ogni scena girata era come un saluto, un abbraccio, un ricordo bellissimo. Il dolore per la sua perdita è stato in parte lenito dall’affetto che ho ricevuto durante le riprese.” Qual è l’obiettivo di queste nuove puntate? “Spero di coinvolgere anche un pubblico nuovo, grazie soprattutto alle piattaforme streaming. Pur essendo ambientata a Roma, la serie è riuscita a farsi riconoscere sia al Nord che al Sud.” Sono passati dodici anni dall’ultima stagione e la società è cambiata molto… “La società e la città sono sicuramente cambiate, ma per rispettare le aspettative del pubblico abbiamo voluto mantenere i personaggi il più possibile fedeli a sé stessi. Penso, ad esempio, alla tecnologia, che allora era meno invasiva. Nonostante tutto, puntiamo su sentimenti universali e senza tempo, radicati nella famiglia.” Secondo te qual è la forza dei Cesaroni? “Secondo me risiede nel fatto che la gente si riconosca nella loro semplicità e nella loro genuinità.” A sessantatré anni, oggi, che uomo sei? “Sono un uomo che inevitabilmente ha imparato tanto da tutto quello che è successo nel corso della mia vita. Già quando ho cominciato a lavorare ne I Cesaroni (nel 2006, ndr) ero un uomo ultra quarantenne alle prese con gli inevitabili cambiamenti dell’età. Oggi, superati i sessanta, vivo la vita come ho sempre fatto: considerandola un arco durante il quale si cambia, si impara e si cresce.”