L'eleganza di uno sguardo
L'attrice australiana racconta il suo sguardo sul cinema e sulla vita, come senza senza sconti per nessuno…
Ci sono attrici che interpretano personaggi memorabili e attrici che, nel corso degli anni, finiscono per diventare esse stesse un punto di riferimento per il cinema contemporaneo. Cate Blanchett appartiene a questa ristretta categoria. -taglio- Da oltre trent’anni attraversa generi, epoche e linguaggi cinematografici con una naturalezza sorprendente, costruendo una carriera che ha pochi paragoni nel panorama internazionale. La sua forza non risiede soltanto nel talento interpretativo, unanimemente riconosciuto dalla critica e dal pubblico, ma nella capacità di reinventarsi continuamente senza mai perdere credibilità. Regina Elisabetta, artista tormentata, direttrice d’orchestra, eroina fantasy o protagonista di sofisticati drammi psicologici: ogni ruolo sembra trovare in lei una nuova dimensione, come se l’attrice australiana fosse capace di abitare ogni storia senza lasciare traccia della precedente. È questa straordinaria versatilità che continua a renderla una delle personalità più influenti e rispettate del grande schermo. Una presenza che non passa inosservata nemmeno nei più importanti appuntamenti cinematografici internazionali, come dimostrato dalla sua partecipazione al Festival di Cannes 2026, dove ancora una volta ha attirato l’attenzione non solo per il suo prestigio artistico, ma per la lucidità e la profondità con cui affronta il ruolo dell’arte nella società contemporanea. Cate, all’ultima edizione del Festival di Cannes ha presentato“Maverick: The Epic Adventures of David Lean”, di cui è narratrice e produttrice. Che cosa l’ha spinta verso questa avventura? “David Lean è uno di quei registi che continuano a dialogare con il presente. Non appartiene soltanto alla storia del cinema, ma anche al suo futuro. Quando ho avuto l’opportunità di contribuire a questo documentario, mi è sembrato un modo per restituire qualcosa a un autore che ha influenzato generazioni di cineasti e spettatori.” Durante il lavoro sul documentario ha scoperto qualcosa di nuovo sull’uomo dietro il mito? “Assolutamente sì. Spesso ricordiamo i grandi artisti per i loro successi, ma dimentichiamo le loro fragilità, i dubbi e i momenti di difficoltà. Ciò che mi ha colpito di David Lean è stata la sua continua ricerca della perfezione, accompagnata però da una profonda inquietudine creativa. Era un uomo che non smetteva mai di interrogarsi sul proprio lavoro.” Cate, dopo una carriera straordinaria, cosa considera oggi il vero successo? “Per molto tempo ho pensato che il successo fosse legato ai risultati, ai premi o alla possibilità di scegliere i progetti che desideravo. Con il passare degli anni ho capito che il privilegio più grande è continuare a essere curiosi. Quando smetti di avere domande, rischi di smettere anche di crescere. Per me il successo è conservare quello sguardo aperto sul mondo che avevo all’inizio.” Molti la considerano una delle attrici più eleganti del nostro tempo. Che rapporto ha con questa immagine? “L’eleganza non riguarda l’abbigliamento. È qualcosa che nasce dal modo in cui si guarda agli altri. Ho sempre pensato che la gentilezza, l’ascolto e il rispetto abbiano molto più fascino di qualsiasi abito. Il resto è soltanto una superficie.” Ha interpretato donne molto diverse tra loro. C’è un tratto che le accomuna? “La complessità. Mi annoiano i personaggi che possono essere spiegati in una sola frase. Le persone reali sono piene di contraddizioni e fragilità. È lì che trovo la parte più interessante di una storia.” Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra andare molto veloce. Il cinema riesce ancora a fermare il tempo? “Credo che sia una delle sue funzioni più preziose. Un film può costringerci a rallentare, a osservare, a restare in silenzio. In una società che ci chiede continuamente di reagire, il cinema ci invita invece a riflettere. È un atto quasi rivoluzionario.”