L’artista che più rappresenta l’Italia nel mondo ci racconta i suoi inizi ed i ricordi di tanti eventi che hanno fatto la storia della musica mondiale. E che lui, neanche a dirlo, ha vissuto da protagonista
Andrea Bocelli è l’artista italiano più famoso al mondo e, nel corso della sua leggendaria carriera, ha venduto oltre novanta milioni di dischi a livello globale. Ha inoltre ricevuto cinque nomination ai Grammy Awards, sei ai Latin Grammy Awards e vinto due Billboard Latin Music Awards. Lo incontriamo per parlare di sé e del suo rapporto con la musica, fra ricordi di ieri e prossimi progetti.-taglio- Sua madre ha raccontato che da neonato smetteva di piangere non appena sentiva musica d’opera. Quali sono i suoi primi ricordi legati alla musica e all’avvicinamento a questo mondo? “I miei genitori non avevano avuto l’opportunità di coltivare l’opera, anche perché lavoravano molto e non avevano il tempo materiale per approfondire la conoscenza di quel repertorio. Avevo però uno zio melomane e, incuriosito dai suoi racconti e grazie ai suoi consigli, mi appassionai alla lirica già a sei o sette anni. Il mio primo “eroe” fu Beniamino Gigli, seguito da Mario Del Monaco, Enrico Caruso, Aureliano Pertile, Ferruccio Tagliavini, Giuseppe Di Stefano, Mario Lanza e tanti altri. Ma la mia più potente fonte di ispirazione è stata ed è ancora oggi Franco Corelli, del quale ho anche avuto il privilegio di essere allievo e amico. Ricordo che, già durante l’infanzia, consumavo i microsolchi e riconoscevo in pochi attimi tutte le voci celebri dell’epoca. Imparavo a memoria le arie delle principali opere liriche, senza smettere di ascoltarle e poi di provarle a cantare, unendo la mia voce ancora acerba a quella dei grandi tenori.” Dal Turandot al Palacio de las Artes Reina Sofía di Valencia nel 2014 alla standing ovation nel corso della 24ª edizione dei Latin GRAMMY 2023 di Siviglia dopo l’interpretazione di Granada, passando per il concerto nella Sagrada Familia del 2015. La Spagna ha sempre rivestito un ruolo centrale durante la sua carriera professionale, ma che tipo di legame personale e artistico ha sviluppato con questo Paese nel corso degli anni? Quali esibizioni in terra iberica ricorda con più affetto? “Un legame saldo, costante e potente. Se penso alla Spagna, penso a un Paese fratello e amico, con il quale noi italiani condividiamo buona parte delle radici culturali e linguistiche (che peraltro fanno sì che, anche parlando idiomi differenti, ci si comprenda sempre). Come ho più volte ribadito, sono un convinto ammiratore dell’arte, della musica e della letteratura iberica. Quanto alle esibizioni pubbliche, sono davvero molte quelle che porto nel cuore comprese quelle sopra citate. In Spagna ho inoltre avuto il piacere e l’onore di incidere opere liriche, e anche queste esperienze mi hanno lasciato ricordi dolci e indelebili.” Ha spesso dichiarato la sua profonda stima per Plácido Domingo, con cui ha condiviso il palco anche nello storico evento “Plácido en el Alma” al Santiago Bernabéu nel 2016. Quali sono le sue qualità artistiche che ammira maggiormente e cosa sente di aver appreso dalla sua esperienza? “Credo che il Maestro Domingo sia, tra gli artisti in attività, il più completo, eclettico e geniale che io abbia avuto la fortuna di frequentare. Un vero titano della musica, la cui arte rimarrà un bene per l’umanità come la Cappella Sistina o una sinfonia di Beethoven. Le sue interpretazioni segnano da molti decenni la storia dell’interpretazione e lo stesso è accaduto, più di recente, per i personaggi baritonali da lui affrontati nonché per la sua attività direttoriale. Ricordo un’incisione di Manon Lescaut sotto la sua bacchetta: un’esperienza memorabile su tanti fronti, nel corso della quale il Maestro è riuscito a tirare fuori il meglio dal cast percorrendo la partitura pucciniana con una ricchezza di sfumature che ha incantato tutti.” Nel 2017 è uscito il film La musica del silenzio ispirato alla sua vita, e nel quale gli attori spagnoli Antonio Banderas e Jordi Mollà hanno interpretato rispettivamente il suo maestro di canto e suo padre. Che altri momenti significativi della sua vita, compresi quelli vissuti dal 2017 a oggi, avrebbe voluto inserire nella sceneggiatura? “Si tratta di una libera ricostruzione biografica poiché il cinema risponde a necessità diverse da quelle, ad esempio, di un libro. Sul grande schermo si deve condensare una vita intera in appena un’ora e mezza di narrazione, inevitabilmente obbligando a dei compromessi. Il film percorre la mia storia, dalla nascita ai primi successi, e procede per cenni e stilizzazioni come naturale che sia. Ha lasciato ad esempio fuori Luciano Pavarotti, così come non ha citato Caterina Caselli, artista e talent scout molto nota che ha avuto un ruolo importante nel decollo della mia carriera. Sono comunque soddisfatto che la pellicola proponga con chiarezza un messaggio cui tengo: che il caso non esiste e che ogni vita è una storia che risponde a una regia precisa. Questo, perché la natura tutta (noi compresi) è una straordinaria emanazione di Colui che l’ha creata.”-taglio2- L’album A Family Christmas (2022) è il primo che ha pubblicato insieme ai suoi figli Matteo e Virginia, e il video del singolo Let It Snow è stato interamente girato presso il Parco del Retiro di Madrid. Come ha vissuto il loro avvicinamento al mondo musicale? Teme che il cognome e gli inevitabili paragoni con la sua ineguagliabile carriera possano essere un’arma a doppio taglio o ritiene siano uno stimolo? “I miei figli sono cresciuti a “pane e musica”. Sono convinto dell’utilità dello studio delle arti come tassello cruciale nel percorso educativo e nello sviluppo dell’animo umano, ma sono altresì convinto che i nostri ragazzi debbano individuare le loro strade e le loro aspirazioni, mettendo a frutto i propri talenti. Essere figli d’arte è un’arma a doppio taglio: le porte inizialmente si aprono più facilmente ma, in seguito, è assai più difficile acquisire un profilo artistico autonomo. Virginia è obiettivamente dotata per la musica, e lo dimostra già da tempo nel canto e nei progressi che fa nello studio del pianoforte e della danza. È determinata e si impegna, dimostrando responsabilità ma mantenendo la giusta leggerezza e serenità proprie di un’adolescente. Per lei mi auguro una strada solida e serena, quale che sia. Matteo è invece un professionista già affermato in ambito internazionale, e sono molto contento che abbia trovato nella musica la propria strada e il proprio stile, esprimendo una forte personalità, al di là del cognome che porta.” Nel corso degli ultimi anni ha collaborato anche con artisti di generazioni e stili diversi quali Dua Lipa, Karol G, Ed Sheeran e altri. Crede che queste esperienze abbiano influenzato o ampliato il suo modo di vivere la musica? “Nonostante trent’anni di carriera la curiosità, così come l’entusiasmo nel lavorare con colleghi di ogni età, non sono mai venuti meno. Seppur con caratteristiche e background diversi, quando c’è il talento tra due voci può nascere quell’alchimia per cui entrambe riescono a esaltare reciprocamente le qualità espressive. Sperimentare simili collaborazioni (come quelle citate) è stato un modo per mettermi in gioco, per non smettere di imparare e per avere nuovamente conferma che anche tra le nuove generazioni ci sono talenti straordinari. Oggi, inoltre, sono molti i giovani talentuosi che si stanno facendo largo sulla scena internazionale e con i quali, in futuro, non escludo di collaborare.” Si è esibito in occasione di alcuni degli eventi più significativi dell’ultimo secolo: davanti a tre Papi, a cinque presidenti degli Stati Uniti, alla Corona Britannica, a Ground Zero cinquanta giorni dopo gli attacchi dell’11 settembre o durante cerimonie di Premi Nobel, Premi Oscar, G7, Olimpiadi o Mondiali. Ma, se dovesse scegliere i tre momenti più emozionanti vissuti nel corso dei suoi concerti, quali menzionerebbe? “Ogni volta che affronto un palco, lo vivo con la medesima intensità, apprensione e gioia e diventa quello il momento più emozionante della mia carriera. Ricordo con trasporto eventi speciali, anche dal punto di vista mediatico, come il mio debutto al Metropolitan di New York o una serata popolare molto bella come il concerto che tenni nel 2011 a Central Park. Infine, mi piace citare il “Teatro del Silenzio”, l’annuale concerto estivo che tengo a Lajatico, il paese toscano dove sono nato e cresciuto. Lo scorso anno ho festeggiato i miei trent’anni di carriera condividendo il palco con, tra gli altri, Johnny Depp, David Foster, Will Smith, Brian May dei Queen, Ed Sheeran e Russell Crowe. Una scommessa in formato kolossal, che ha saputo mettere insieme tanti formidabili artisti mossi dalla gioia di ritrovarsi e di fare musica insieme.” Oltre a tutti i successi in ambito musicale e non, nel 1997 è entrato nel Guinness dei Primati e nel 2010 ha ricevuto una stella sulla Hollywood Walk of Fame. Cosa la spinge ancora oggi a cercare nuove sfide? E quali sono i prossimi obiettivi che sogna di realizzare? “Fare musica dal vivo mi è sempre piaciuto e continua a darmi grande energia. Ciò che mi spinge a salire ancora su un aereo è proprio il piacere di incontrare il mio pubblico, ovunque nel mondo, per ritrovarsi e condividere emozioni celebrando insieme la bellezza. I dischi sono strumenti meravigliosi poiché mi permettono di entrare nelle case della gente e di esprimere una piccola, ma sempre preziosa, porzione della colonna sonora delle vite altrui. Ma il momento del concerto è irrinunciabile, lo dico da artista e da uomo. Per il mio futuro, la speranza è la stessa, credo, di ogni musicista: proseguire a perorare la qualità ovunque essa si trovi, continuare a cantare (in sala di registrazione e in concerto) senza che la professione venga scalfita dalla routine e cercare di portare ancora, nelle case della gente, un po’ di serenità e ottimismo.”
Intervista rilasciata per il portale dell’Ambasciata di Spagna in Italia, a cura di Francesco Maria Menghi – https://spagnaculturaescienza.it/interviste/andrea-bocelli/