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Calitri

di Fabrizio Grieco

Numero 275 - Novembre 2026

Sponz Festival: Il Viaggio che non Finisce Mai


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Calitri si arrampica sui crinali brulli e maestosi dell’Alta Irpinia come un antico presepe di roccia e calce, un borgo verticale di case addossate le une alle altre che sembra tenersi insieme per miracolo e per amore della propria terra.-taglio- Storicamente legato a origini antichissime — con radici che affondano nell'epoca sannitica e romana, e un assetto urbanistico medievale a nido d'ape che domina la valle dell'Ofanto, soprattutto dal Borgo Castello, —, porta i segni di una bellezza fiera ma vulnerabile. Date le condizioni di povertà che si trascinavano ancora dal dopoguerra, dagli anni ‘50 agli anni ‘70 molti calitrani, nella speranza di fare fortuna, emigrarono nel Venezuela da dove spedivano danaro alle famiglie. Molti fecero poi ritorno. Siamo nel cuore profondo dell'Irpinia, un territorio aspro, fatto di vento, pietra bianca e solitudine, segnato indelebilmente dalla cicatrice devastante del terremoto del 23 novembre 1980. Quel cataclisma alle 19:34 spazzò via vite, case e comunità intere, costringendo nuovamente molti alla diaspora. Eppure, da quelle macerie, Calitri ha saputo ricostruirsi custodendo una fierezza indomita e un senso di ospitalità radicale. È esattamente qui, tra questi vicoli ripidi carichi di memoria e di pietre parlanti, che da quattordici anni prende vita lo Sponz Fest, un evento unico nel panorama culturale italiano, ideato e diretto da Vinicio Capossela.Intitolata quest'anno Sponz Im-Bosck — un richiamo poetico e diretto alle atmosfere di "Sotto il bosco di latte" di Dylan Thomas — la quattordicesima edizione ha eletto il bosco a fulcro narrativo ed esistenziale. In questa visione, il bosco non è semplice sfondo naturalistico, ma il luogo archetipico dell'incontro e della resistenza: lo spazio dell'eremitaggio, del brigantaggio storico, delle fiabe, degli amori nascosti e della sacralità primordiale. Non a caso, il legame di Capossela con questi luoghi si è tradotto in un gesto concreto e visionario: l'acquisto e la cura in prima persona di un appezzamento di bosco nel territorio calitrano, un bosco sottratto all'incuria e restituito alla comunità come presidio di biodiversità, rifugio poetico e palcoscenico naturale per i riti del festival. Definito giustamente come "un viaggio che non finisce mai", lo Sponz non è un festival musicale qualunque, ma un vero e proprio rito laico di comunità. Qui la programmazione intreccia i grandi concerti con momenti di profondo dibattito politico e civile: nelle aule-taglio2- del borgo e sui palchi all'aperto ci si confronta sulle grandi sfide del presente, dall'impatto dell'intelligenza artificiale e della transizione digitale fino alle riflessioni sulle crisi geopolitiche globali, ospitando intellettuali, scienziati e voci autorevoli come Luciana Castellina. Il tutto senza mai perdere il contatto carnale con la terra e con la tradizione gastronomica locale. Sedersi a tavola a Calitri durante lo Sponz significa riscoprire i sapori autentici di una cucina povera ma ricca di sapore: dalle celebri cannazze (i grandi maccheroni tradizionali conditi con un sugo corposo di carne) alla carne alla brace cucinata nei punti di ristoro all'aperto, fino alle zuppe di legumi e ai piatti contadini, rigorosamente annaffiati da fiumi di buonissimo vino locale, e lo speciale caciocavallo tenuto a maturare per mesi nelle grotte millenarie di tufo e arenaria del centro storico. Ma il vero motore di tutto è la musica, declinata in ogni sua forma "brada" e popolare da ballare fino al mattino da qui il nome Sponz proprio dal dialetto; “sponzare” cioè ballare fino ad essere spugnati di sudore, spossati. Il programma dell'edizione ha offerto un caleidoscopio di suoni straordinari: dai concerti nel Vallone Cupo con ospiti internazionali e italiani come il vulcanico Pierpaolo Capovilla, fino agli intensi live celebrativi per i trent'anni de Il ballo di San Vito, per chiudere all'alba ai piedi della trebbiatrice volante con i suoni mediterranei e balcanici. Il segreto di tanta bellezza risiede nell'atmosfera irripetibile che si respira vivendo il paese giorno e notte. Qui non esistono orari o barriere o transenne tra gli artisti e il pubblico. Chiamato da tutti affettuosamente e semplicemente Vinicio, il direttore artistico si confonde continuamente e senza scorte tra la gente: lo si incontra seduto nei bar del paese a prendere il caffè con calma, lo si vede chiacchierare e bere un bicchiere di vino con lo staff sotto i pergolati, o scherzare con le ragazze nei momenti di pausa tra un evento e l'altro. È questa assenza totale di distanze a rendere lo Sponz un’esperienza unica nel suo genere: un evento di altissimo livello culturale che sa di aria di casa, dove la poesia incontra la polvere della strada e la festa collettiva diventa la migliore cura contro ogni smarrimento.





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