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Pensare con la propria testa

di Pasquale Matrone

Numero 266 - Dicembre-Gennaio 2026

In questi ultimi anni, è cresciuta, a livello esponenziale, l’illusione: di poter vivere felici senza lavorare; di avere acquisito, per nascita, il diritto di abitare la Terra; e di sentirsi legittimati a godere gratuitamente e per sempre delle grandi risorse accumulate dalla tecnologia e dalle scoperte scientifiche. Vivere di rendita, dunque


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Se non si possiede un’idea precisa del legame esistente tra il pensare, il conoscere sé stessi e la scelta dell’attività più adatta a rendere appagata e felice la propria vita, non si è in grado di agire con mente aperta e disposta a considerare un ostacolo non un limite bensì un’opportunità. -taglio- Ragione questa, che induce a non ascoltare gli altri, e, inoltre, a essere chiusi al dialogo e a una corretta reciprocità sociale. Per le persone suddette, parlare diventa, l’attività prevalente, perché erroneamente intesa addirittura come missione nei confronti di un’umanità immatura e bisognosa di essere illuminata e guidata. La capacità di ascoltare, invece, è imprescindibile e propedeutica a quella della pratica di un ascolto attivo i cui pilastri sono un’adeguata motivazione, la volontà di capire e di apprendere, la piena disponibilità a dotarsi degli strumenti culturali e sintattici utili a capire l’interlocutore. Chi ignora il nesso esistente tra pensare e concretamente operare, pretende, a torto, di poter bruciare le tappe, di ridurre i tempi naturalmente necessari per arrivare a impadronirsi dei codici essenziali per un’interazione fattiva con i vari ambienti, spaziali temporali culturali antropologici e sociologici, nei quali è chiamato a muoversi. Agisce, di conseguenza, con pressappochismo, vizio comportamentale di chi confida in un empirismo superficiale supponente e perciò improduttivo. -taglio2- Ulteriore limite alla comprensione della sintonia necessaria tra il pensare e il fare è il ritenere che il presente possa fare a meno sia del passato che del futuro, escludendo a priori che l’uno e l’altro sono tra loro inseparabili. In questi ultimi anni, è cresciuta, a livello esponenziale, l’illusione: di poter vivere felici senza lavorare; di avere acquisito, per nascita, il diritto di abitare la Terra; e di sentirsi legittimati a godere gratuitamente e per sempre delle grandi risorse accumulate dalla tecnologia e dalle scoperte scientifiche. Vivere di rendita, dunque. Ignorando che le suddette risorse si esauriranno; e che altre ne andranno accumulate, poiché tecnologia e ricerca scientifica avanzano ormai con ritmi, di decennio in decennio, sempre più vertiginosi. Va sottolineato, infine, che l’avversione alla fatica e il convincimento di poter conquistare anche la vetta più alta senza sforzo alcuno sono altresì conseguenza di un rapporto distorto tra genitori e figli. La famiglia, infatti, da punto di riferimento di valori forti, per evitare la deriva dell’autoritarismo, è giunta paradossalmente a perdere l’autorità, quella di cui i figli hanno bisogno per crescere, per imparare a pensare con la propria testa, nonché per difendersi dai condizionamenti e dall’omologazione.





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