“La Boheme” torna al lirico di Napoli fra gli applausi, con una bravissima Pretty Yende che debutta nel ruolo di Mimì
Al Teatro di San Carlo è andato in scena “La bohème”, opera in quattro quadri di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, da “Scènes de la vie de bohème” di Henri Murger. -taglio- Nel ruolo di Mimì si alternano Pretty Yende ed Elsa Dreisig; Rodolfo è interpretato da Kang Wang e René Barbera; Musetta da Marina Monzó e Maria Knihnytska, già allieva dell’Accademia di Canto del Teatro di San Carlo; Marcello da Artur Rucinski e Liam James Karai. Completano il cast Alessio Arduini (Schaunard); Gianluca Buratto (Colline); Matteo Peirone (Benôit / Alcindoro); Ivan Lualdi (Parpignol); Ciro Giordano Orsini (Sergente dei Doganieri); Giuseppe Todisco (Un doganiere); Mario Rosario Thomas (Un venditore ambulante). “La bohème” fu rappresentata al Teatro di San Carlo nel 1896, poche settimane dopo il debutto torinese. Da allora, oltre seicento recite e interpreti del calibro di Luciano Pavarotti (che debuttò nel ruolo di Rodolfo nel ‘64) e di Ruggero Raimondi (nel ‘67) per un’opera che è tra le più famose e amate dal pubblico. Sul podio, nella Stagione d’Opera e Danza 2025/2026, debutta Michele Gamba, che dirige Orchestra e Coro del teatro, quest’ultimo preparato da Fabrizio Cassi, insieme al Coro di Voci bianche guidato da Stefania Rinaldi. Le scene sono di Alfons Flores, i bei costumi sgargianti, fiabeschi, sono di Clara Peluffo Valentini, le luci di Urs Schönebaum, i video di Tal Rosner e la coreografia di Mercè Grané. Firma la regia Bárbara Lluch, anche lei per la prima volta al San Carlo, con una lettura immaginifica dell’opera che non ha del tutto convinto i puristi, leggendo il personaggio di Mimì come una moderna Alice in un viaggio di sogno. “Rodolfo è l’unico a parlare della malattia di Mimì – afferma la regista catalana – Mimì è così “dentro la tana del Bianconiglio” da trovarsi in uno stato di negazione. -taglio2- Così, una soffitta povera e grigia si trasforma in un campo di fiori”. Lluch rappresenta i quattro amici di Mimì come allegri, pieni di vita, di contro il dolore e la malattia della donna. Nel loro mondo fantastico i personaggi evocano i protagonisti di “Attraverso lo specchio”, di Lewis Carroll, e in scena le bambine sono tutte vestite da Alice, suoi alter ego. La scenografia di Alfons Flores immagina la camera dei bohémiens con una porta e pareti sulle quali vengono proiettati diversi colori, sgargianti/cupi, che sottolineano i diversi stati d’animo. Piccoli cambiamenti in scene topiche non aggiungono nulla alla bellezza di un’opera perfetta nella sua fattura. Apprezzate le voci, a cominciare da Pretty Yende che esordisce nel ruolo di Mimì, con i suoi potenti e begli e acuti, con un fraseggio delicato e intimo, poetico. Voce potente anche quella di Kang Wang, un innamorato, appassionato Rodolfo. Molto bravi Artur Rucinski, un intenso Marcello; Alessio Arduini è un brillante Schaunard; Gianluca Buratto è ottimo interprete di Colline, come mostra nell’interpretazione della celeberrima romanza “Vecchia zimarra” – la gioventù felice è terminata; Marina Monzò è una talentuosa, vivace Musetta. Bravo il Coro guidato da Fabrizio Cassi e incantevoli le Voci bianche guidate di Stefania Rinaldi. Michele Gamba offre una buona, armoniosa lettura dell’opera e il pubblico tributa a tutti lunghi applausi, anche durante il finale di arie d’opera. La critica, all’inizio, decretò l’insuccesso dell’opera pucciniana che sarebbe, invece, diventata una delle più popolari. Di estrema modernità, la scrittura di Puccini anticipò arditezze armoniche e novità timbriche in seguito utilizzate da Ravel e dai compositori della sua generazione. Talento, genialità e inventiva di Puccini, che continua a conquistare il mondo con i suoi piccoli eroi quotidiani, giovani colmi di sogni e di speranze, e sentimenti di acuto lirismo della sua bohème, un capolavoro senza tempo.