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La bellezza vicina

di Pasquale Di Palma

Numero 274 - Ottobre 2026

Il 10 e 11 ottobre tornano le Giornate FAI d’Autunno: oltre 700 luoghi in 350 città, tra aperture insolite, paesaggi e botteghe


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Ci sono viaggi che iniziano con una valigia e altri con una porta che non avevamo mai provato ad aprire. Le Giornate FAI d’Autunno, sabato 10 e domenica 11 ottobre, invitano a guardare i dintorni con occhi da visitatori: entrare in un palazzo chiuso, scoprire una manifattura, seguire una storia dentro un giardino o una chiesa. La quindicesima edizione coinvolge 350 città e propone oltre 700 luoghi, molti dei quali poco conosciuti o normalmente non accessibili.-taglio- L’idea è trasformare il fine settimana in un itinerario costruito sulla curiosità. Non serve una vacanza lontana per uscire dalla routine: a volte basta cambiare passo nella propria città e fermarsi ad ascoltare chi conosce la storia di un edificio o di un paesaggio. Le visite sono a contributo libero; si può anche sostenere la missione del FAI per la cura e la valorizzazione del patrimonio. La mappa comprende monumenti, teatri, chiese, scuole, castelli, aree naturali, collezioni d’arte e architetture contemporanee. Nel 2026 l’attenzione è rivolta in particolare al Made in Italy e all’artigianato, con oltre 75 aperture e percorsi speciali dedicati ai saperi produttivi. Il patrimonio non coincide soltanto con ciò che è antico o monumentale: è anche un gesto tecnico, una competenza tramandata, un’impresa che innova senza cancellare la propria memoria. A Napoli si potrà visitare il Polo delle Arti Caselli-Palizzi, nella Real Fabbrica settecentesca di Capodimonte, dove la formazione artistica incontra la tradizione ceramica. A Lucca, l’Atelier Ricci intreccia alta sartoria e storia dentro un palazzo seicentesco. In Calabria, il Lanificio Leo racconta come una fabbrica tessile possa tenere insieme sapere antico e strumenti contemporanei. Luoghi diversi, accomunati dal mostrare il lavoro mentre è ancora vivo. A Roma, la storica Attrezzeria Rancati custodisce oggetti e competenze legati a cinema, teatro e televisione. La visita permette di scoprire quanto studio si nasconde dietro un dettaglio scenico e come un mestiere artigiano dialoghi con produzioni internazionali. Un’occasione per chi ama il cinema e per chi è curioso di capire quanta progettazione si celi dietro ciò che appare semplicemente “di scena”. A guidare i visitatori sono i volontari delle delegazioni e dei gruppi FAI, -taglio2-compresi molti giovani. Si può chiedere, sostare, notare una traccia d’uso quotidiano, una scelta architettonica, un materiale locale. Il racconto diventa uno scambio e restituisce l’idea che la cultura vive dentro comunità, paesaggi e abitudini condivise. Per godersi il fine settimana conviene controllare sul sito del FAI programma, accessi ed eventuali prenotazioni: ogni apertura può avere condizioni diverse. Meglio scegliere poche tappe vicine, lasciare margine tra una visita e l’altra e includere una passeggiata. Il tempo disteso aiuta a collegare ciò che si è visto con le strade e le attività che animano il luogo, senza la fretta di voler “fare tutto”. La collaborazione con FIAB promuove anche la mobilità dolce in bicicletta. Dove possibile, combinare visite e spostamenti a piedi o in bici permette di percepire meglio distanze e paesaggi: il tragitto diventa parte dell’esperienza, non un intervallo tra due attrazioni. Anche il viaggio breve può così diventare un piccolo esercizio di attenzione: si notano i cambiamenti tra un quartiere e l’altro, le insegne delle botteghe, gli spazi verdi e le tracce del lavoro quotidiano. Il patrimonio smette di essere una meta isolata e si ricompone nel tessuto vivo del territorio. Prima di partire, basta individuare sulla mappa le aperture più vicine e verificare le informazioni aggiornate: la scoperta comincia già da lì.Le Giornate FAI non chiedono di essere esperti, ma di entrare con curiosità e rispetto. Uscendone, spesso si porta con sé una nuova mappa mentale: un portone che ora ha un nome, una bottega sconosciuta, una fabbrica che custodisce un’idea di futuro. E magari il desiderio di tornare senza un programma, per guardare ancora una volta la bellezza vicina.





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