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KATRIONA O’SULLIVAN

di Maresa Galli

Numero 274 - Ottobre 2026

Con il suo racconto dimostra come sia un falso mito quello secondo cui non esisterebbe più una divisione in classi


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Psicologa, scrittrice affermata, Katriona O’Sullivan è autrice di un bestseller internazionale, “uno dei migliori libri sulla complessità della povertà”: l’autobiografia “Poor”, del 2023. -taglio- Figlia di due genitori dipendenti da eroina, diventa mamma a 15 anni, costretta a lasciare la scuola, presto sola, senzatetto, indigente. Grazie alla sensibilità di un’insegnante ha conosciuto il riscatto. Con il suo racconto dimostra come sia un falso mito quello secondo cui non esisterebbe più una divisione in classi. La sua infanzia a Coventry, in Inghilterra, è stata segnata dalla tossicodipendenza dei suoi genitori. Il padre finì in carcere, la madre divenne prostituta. Dura, non risparmia le dolorose pagine della sua giovinezza. A soli sette anni confessa a sua madre, Tilly, che lo zio l’ha violentata. La madre le risponde che anche lei fu abusata dallo zio. Eppure, la scrittrice la giustifica, perché “semplicemente non sapeva come amarmi”. Racconta O’Sullivan: - “essere povera per me significava anche sentirmi senza valore. Era povertà mentale, povertà di stimoli, povertà di sicurezza e povertà di relazioni. Essere poveri controlla il modo in cui vedi te stesso, come puoi fidarti e parlare, come vedi il mondo e come sogni”. Nell’attuale società l’individuo possiede un “ruolo marginale nelle decisioni della propria vita”. Lei, oggi stimata docente e scrittrice, ce l’ha fatta grazie all’aiuto di un’insegnante, a dei bravi assistenti sociali, ad un finanziamento per poter studiare al Trinity College, a Dublino. Tutte cose che “o non esistono più o sono sotto finanziate”, scrive l’autrice. -taglio2- Oggi pubblica un altro spiazzante, prezioso romanzo: “Hungry: A Biography of My Body”. Il volume è una storia, sempre autobiografica, sulla ricerca della propria identità e sull’accettazione di sé. Lontana dagli standard della pubblicità che vuole donne magre, impara ad accettarsi. Rivela come ci si possa sentire in colpa per non essere “perfette”, così come impone l’industria della bellezza. Se un adulto può comprenderlo, una ragazza, povera, affamata, a caccia di conferme e di amore, spesso non è in grado di farlo. Esistono falsi miti che l’autrice sconfessa: se ti impegni ce la farai, basta lavorare sodo, tutte le donne hanno le stesse opportunità di farcela. Niente di meno vero. Se sei povera, hai minori probabilità di farcela a raggiungere una buona posizione, a curare la salute, ad avere una lunga aspettativa di vita. È difficile che chi ha lo stomaco vuoto possa raggiungere alte vette, a meno di ricevere aiuto. La scrittura, catartica, sincera, è di conforto alle altre donne, esortando tutte a volersi bene, ascoltandosi, amandosi, accettando il proprio corpo e il proprio vissuto.





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