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IA, IA o...

di Adriano Fiore

Numero 274 - Ottobre 2026

Quale sarà il destino dell'IA?


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C'è un pericolo che già da qualche anno si sta diffondendo nella nostra società e che, invece, è da molti percepito come una straordinaria possibilità. Si tratta di quella che comunemente chiamiamo Intelligenza Artificiale e di tutte le sue applicazioni nel nostro vivere quotidiano. Come già fu per Internet, inizialmente relegato a scopi militari e poi diventato il World Wide Web (con tanto di sua estrema e ingestibile sezione "dark"), stiamo assistendo allo stesso processo per l'IA:-taglio- prima un lungo periodo di test con utilizzi al limite dell'innocenza, poi sviluppi sempre più veloci e invasivi, fino a diventare veri e propri compagni del nostro vivere, uno strumento cui ci rivolgiamo per qualunque cosa, chiedendo informazioni e, soprattutto, fornendone a milioni. E così, se da un lato, con i vari Gemini, ChatGPT, Claude e tanti altri, troviamo finalmente dei validi assistenti, degli esperti cui poter rompere le scatole a qualsiasi ora, dei facilitatori dei task di ogni giorno, domestici e lavorativi, dall'altro loro ci conoscono sempre più a fondo, sempre meglio, accedendo alle nostre cartelle cliniche, alla nostra rete di amici, al nostro ambiente lavorativo e, talvolta, alla nostra sfera privata. Finisce così che, se chiediamo qualcosa in maniera generica ("Qual è il netto in busta paga se il lordo è X?"), l'app fornisce una risposta particolareggiata e tarata sul nostro lavoro e sulla nostra condizione sociale e familiare, cosa che inizialmente sorprende ed esalta, ma immediatamente dopo spaventa. Se ho cercato un anno fa i valori di riferimento della glicemia e oggi chiedo la ricetta di un dolce alla Nutella, quanto ci metterà il mio assistente virtuale a dirmi che, in base alle mie analisi, sarebbe meglio evitare? E quando anche la domotica sarà entrata in tutte le case e l'IA parlerà direttamente coi nostri elettrodomestici, quanto ci vorrà prima che, dinanzi al nostro rifiuto di ascoltare i saggi consigli di un'app, il nostro assistente virtuale prenda il controllo del Bimby impedendone l'accensione? Ad essere profetici in tal senso, si finisce per diventare oggetto di scherno per un eccesso di catastrofismo rispetto ad un fenomeno che "alla fine ci risolve tantissime cose! Io senza non so proprio come farei...". -taglio2- Ecco, è la stessa dinamica delle droghe, che inizialmente fanno stare bene e "risolvono" momentaneamente problemi e stati d'ansia, salvo poi condurre a uno stato di perenne dipendenza e incapacità di tornare ad una vita normale e non dopata. Dopo essere riusciti a completare il proprio lavoro in un quarto del tempo abituale, aver avuto risposte ai nostri dubbi e alle nostre paure, essere finalmente riusciti a produrre quella canzone, a completare quel romanzo, a sapere come comportarsi in amore, a trovare la dieta giusta o il giusto allenamento in base ad acciacchi e dolori, siamo davvero sicuri che potremmo essere capaci di tornare indietro? Molti, probabilmente e comprensibilmente, chiederebbero perché, ovvero perché, se la tecnologia fornisce dei mezzi per migliorare la propria condizione, sarebbe assurdo non sfruttarli. Come usare ancora le cabine telefoniche al posto dei cellulari. La risposta a tale quesito è però legata non all'oggi, ma al domani: come si evolverà questo fenomeno? Tra quanto diverrà un pericolo? C'è da aspettarsi una versione "dark"? Cosa potrà comportare? Gli interrogativi sono ancora tantissimi e le risposte celate ai più, ma qualcuno inizia a preoccuparsi, soprattutto nel mondo della musica, della letteratura, del cinema e delle arti in generale. Sarà l'arte che salverà il mondo, ribellandosi alla tecnologia? Come finale di un libro o di un film sarebbe di grande ispirazione, ma purtroppo la realtà supera sempre, in peggio, la fantasia.





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