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George Clooney

Vivere il presente

di Tommaso Martinelli

Numero 183 - Dicembre 2017

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Fascino, talento e umiltà. Questi gli ingredienti che da anni lo rendono uno degli attori più amati a livello internazionale. Reduce dal Festival del Cinema di Venezia, l'attore si racconta a tutto tondo, tra carriera e privato


Non ha certo bisogno di presentazioni, è uno degli attori che ha fatto la storia del cinema mondiale e, adesso, sta stupendo tutti anche come regista. George Clooney, nonostante i vent’anni di carriera brillante alle spalle, non smette di mettersi in gioco: la regia sembra essere la sua seconda vocazione e, come ci racconta in questa intervista, è un modo per esprimere la sua visione del mondo. La sua ultima opera è intitolata “Suburbicon”, film impegnato ma allo stesso tempo divertente, che affronta il tema del razzismo. Al Festival del Cinema di Venezia ha accolto numerosi consensi, e siamo certi che anche il grande pubblico saprà apprezzarne la bellezza e soprattutto i contenuti.

Da dove nasce la storia della sua ultima pellicola “Suburbicon”?

“Se guardiamo i vari momenti che hanno scandito la storia del nostro Paese, ci rendiamo immediatamente conto che i vari problemi che li hanno caratterizzati non fanno altro che ripetersi. Quando si fa riferimento al motto ‘Make America great again’ (Fai di nuovo grande l'America, ndr) si pensa all’America del presidente Dwight Eisenhower, dove tutto andava bene se eri maschio e bianco. Il problema, però, è che questo Paese non ha ancora fatto quella svolta che tutti speravamo su tematiche importanti come il razzismo. Sfortunatamente, infatti, il razzismo è un problema sempre attuale, basti sfogliare le pagine dei giornali per rendersene conto. E così ho pensato che dirigendo questo film avrei potuto finalmente trattare questo tipo di argomenti, sforzandomi di farlo anche in maniera divertente.”

Oltre che divertente, “Suburbicon”, visto il tema, è soprattutto un film arrabbiato... -taglio- “Confermo! ‘Suburbicon’ è un film decisamente arrabbiato. E credo sia giusto così, perché ritengo che questo sia uno dei momenti, da quando sono nato, in cui si respira più rabbia nel mio Paese. È come se ci fosse una nuvola nera sopra di noi e tutto questo è davvero inquietante. Nonostante il periodo non facile che noi tutti stiamo vivendo, però, io resto sempre una persona ottimista: credo nei giovani e sono convinto che riusciremo a superare questo brutto momento. Detto questo, comprendo perfettamente la rabbia della gente, di molti di noi, perché è assurdo che il mondo stia andando in una direzione sbagliata, fatta di violenza e di razzismo. È fondamentale riflettere su questo, e cercare di trovare una soluzione perché non si può più andare avanti in questo modo. Io, attraverso la regia di ‘Suburbicon’, cerco di far riflettere su questa problematica con rabbia, ma anche con un pizzico di divertimento e di cattiveria.”

Molti pensano che questo sia un film contro l'attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. È così?

“No, assolutamente, l'obiettivo di questo film è un altro. ‘Suburbicon’ non è un progetto cinematografico contro Donald Trump, al contrario è un film che analizza come mai, nel corso della nostra storia, alcuni problemi non siano stati superati, ma puntualmente riemergono alla prima occasione utile. Trovo assurdo che nel corso di tutti questi anni non siamo ancora riusciti a risolvere la questione del razzismo.”

Le piacerebbe diventare il prossimo Presidente degli Stati Uniti?

“È divertente! (ride lasciando trasparire un'espressione tipica di chi vuol mantenere un certo riserbo, ndr)!”

Una curiosità: cosa l’ha spinta a cimentarti come regista? È da un po' che non recita in un film...

“La regia mi ha sempre incuriosito e a un certo punto del mio percorso professionale ho avvertito l'esigenza e il desiderio di passare dietro la camera da presa. Per quanto riguarda, invece, la mia carriera d'attore, credo che più passino gli anni e meno siano i ruoli interessanti. Non mi piacerebbe recitare in un film per il solo gusto di apparire. Mi piacciono i progetti che colpiscono, in linea con quello che sono diventato oggi e in grado di regalarmi sempre nuovi stimoli.”

Torna spesso in Italia...

“L'Italia è un Paese a cui sono legato da tantissimo tempo e ci torno sempre con molta gioia perché è, per me, tra i più belli del mondo. Basta guardare Venezia, che ospita la Mostra Cinematografica Internazionale, per avere la conferma di quello che sto dicendo. Ogni volta che gli impegni di lavoro me lo consentono e riesco a organizzare un viaggio, l'Italia è sempre tra le mete preferite mie e della mia famiglia. Ci sono così tanti luoghi unici e incantevoli e poi... da voi si mangia tanto, troppo, bene! (sorride, ndr).”

Di recente è diventato papà, come ci si sente?

“È la cosa più bella che potesse accadermi, non potrò mai dimenticare la prima volta che ho incrociato lo sguardo dei miei figli. Da quando sono diventato padre, la mia vita è ancora più importante, perché ha ancora più senso.”

Le piacerebbe se un giorno uno dei suoi figli seguisse le sue orme?

“È ancora troppo presto per pensarci, e chissà cosa sarà della loro vita. Io, so solo che ci sarò sempre, per i miei gemelli, e sarò pronto a sostenerli in tutte le sue tappe. Naturalmente saranno completamente liberi di fare quello che vorranno. Se decidessero di voler fare gli attori, io mi impegnerei a farli studiare seriamente per raggiungere l’obiettivo.”

Come vivi la sua popolarità?

“Ho sempre apprezzato i fan che mi hanno sostenuto nelle varie fasi della mia carriera. Nonostante questo, però, cerco di tenere separata la mia vita privata da tutto il resto. Sarà per questo che sono molto poco mondano.”

Chi nel mondo dello spettacolo, secondo lei, è un suo possibile successore?

“Beh, sono davvero tanti gli attori che si stanno facendo notare. Per fortuna, il cinema sta prendendo nuovamente la direzione della qualità e non della quantità. Negli ultimi tempi sono stati fatti dei film davvero incredibili. Per quanto riguarda un mio possibile successore, non saprei, ho ancora molto da dare al cinema… quando dirò addio al mondo dello spettacolo ci penserò!”

Questo mese la nostra Cover Story è sul Burnout, ne ha mai sofferto?

“Eccome! Nonostante io sia una persona estremamente positiva. Le situazioni di stress non piacciono a nessuno, solo che c’è chi reagisce bene e chi no. Tutti abbiamo sofferto di burnout almeno una volta nella nostra vita!”

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“Trovo assurdo che nel corso di tutti questi anni non siamo ancora riusciti a risolvere la questione del razzismo”

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