Un rischio tranquillo

di Laura Fiore

Numero 177 - Maggio 2017

È attualmente la voce più particolare della musica italiana, il suo nuovo singolo sta spopolando ed è pronto per un album. Fabio Curto ha talento da vendere!


Di artisti che vivono respirando musica, senza farsi influenzare da quello che il mondo dello spettacolo chiede loro, ce ne sono davvero pochi. Uno di questi è certamente Fabio Curto, che dopo l’inaspettata vittoria al Talent di rai 2 The Voice, adesso pensa solo ad affermarsi musicalmente. Da un mese è uscito il suo nuovo singolo “Via da qua”, un brano dalle sonorità pop folk che si serve di strumenti popolari quali buzuki irlandese e tammorra, attraverso cui emerge il suo particolare timbro. È, inoltre, in progetto un album, ma come ha dichiarato in questa intervista “preferisco far maturare le idee” e quindi nel frattempo potremmo vederlo dal vivo su tutti i palchi italiani. Un carattere deciso e sensibile, quello di Fabio Curto che è riuscito a mantenere quell’immagine poco inquinata dalla tv tenendosi stretto la propria personalità.

È uscito il tuo nuovo brano “Via da qua”, definito una sorta di viaggio interiore che hai percorso a metà tra le tue emozioni ed i tuoi stati d’animo, spiegaci meglio... -taglio- “Questo brano è nato in una camera d’albergo, come nascevano un po’ i brani di una volta. Alla fine di un concerto, ero in un periodo un po’ strano della mia vita: mi trovavo catapultato su palchi a gestire uno spettacolo da solo. Era appena finito The voice, mi sentivo “assalito” dalle persone che volevano una fotografia, e andavo a dormire sempre con il riflesso dei flash dei telefoni impressi nel cervello. Mi svegliavo a qualsiasi ora della notte e riposavo male. Da qui, la canzone: che parla del desiderio di ritornare ad una dimensione più tranquilla di vita dove i valori sono bene esposti davanti al panorama dei nostri sentimenti. Voglia di sensazioni vere da vivere con la gente perché poi senza condivisione non siamo granché.”

Oltre che interprete sei anche autore dei tuoi brani, come nasce una tua canzone e cosa ispira la tua musica?

“Mah, in generale il percorso che mi porta da sempre alla creazione di musica è più o meno sempre lo stesso. Cammino per strada, ad un certo punto vengo pervaso da una sensazione di solitudine, non negativa, che mi porta ad isolarmi completamente e vivere tutto quello che ho intorno come un’esperienza unica vista come da una bolla. Mentre vivo questa realtà vista da un filtro ottico, inizia a partirmi in testa qualcosa: di solito sono musiche più che parole. La musica ha già tutto dentro, dopo nascono le parole che sono importanti perché vanno a dare un contorno e portare il pezzo verso una direzione definitiva. Vengo rapito dalla musicalità di un ambiente ed inizio a scriverci sopra. È la necessità di dare una -taglio2-spiegazione che non sia necessariamente una cosa verbale. L’esigenza di non parlare.”

È cambiato il tuo approccio alla musica dalla pubblicazione del tuo primo EP?

“Fin dai primi lavori ho sempre cercato di affrontare tutto molto seriamente, non lascio niente al caso e cerco di limitare le imperfezioni, non sono nelle esibizioni. Il processo di creazione ed elaborazione non è cambiato, così come la mia personalità in seguito al programma. Forse l’unica cosa è che prima mi dispiaceva cestinare le idee, invece ora seleziono un po’ di più. Non tutto ciò che scrivi devi cantarlo tu.”

Hai iniziato ad esibirti su un palco particolare: la strada. Hai girato parecchio portando la tua musica in numerosi luoghi. Essere un’artista di strada non deve essere semplice, come è iniziato tutto?

“Mi ero laureato da poco, avevo iniziato questo viaggio alla ricerca di me stesso, al ritorno o mi iscrivevo alla specialistica, oppure era musica. Come spesso accade nella discografia o sei già in alto, o vai nei locali e ti chiedono ‘ma quanta gente mi porti?’. Stufo di questo approccio poco artistico, ho deciso di provare ad esibirmi in strada. Ci vivevo abbastanza bene e dignitosamente, ed è stata una sorpresa anche per me. Ho girato per l’Europa, ho conosciuto persone che fanno questo da 15 anni. Ci sono pro e contro, ma rappresenta una fase della mia vita molto bella e ogni tanto mi manca e quindi lo faccio ancora. È un modo per mettersi completamente a nudo.”





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