Un nuovo approccio

di Maria Zuccarelli

Rivoluzione nel mondo equestre nostrano con il metodo Parelli, che ha completamente rivisitato la relazione tra essere umano e cavallo


Il cavallo, per antonomasia ricorda la libertà, i pascoli sconfinati, il galoppo senza redini. Eppure l’uomo, dai tempi dei tempi ha iniziato a domarlo e i metodi sono stati spesso cruenti e coercitivi. Eppure tutti abbiamo visto, quanto meno nei film, come gli indiani d’America e in particolare i Moicani, non domassero i cavalli salendoci sopra e montandoli fino allo sfinimento ma piuttosto spendendo giorni interi ad occuparsi di loro, dargli da mangiare per poi salirgli in groppa con delicatezza e dolcezza, servendosi non di una sella ma di una coperta. Oggi, invece, sta letteralmente furoreggiando il metodo Parelli. Pat Parelli, infatti, fin dal lontano 1981 ha ideato un programma, il “Parelli Natural Horsemanship”, con il quale non intende dare norme per sottomettere gli animali quanto piuttosto fornire un sistema che si basa sulla comunicazione reciproca, il rispetto e la fiducia tra l’uomo e il cavallo, tenendo conto delle diverse personalità dell’animale. Non importa se si monta inglese o western, se si vuole semplicemente passare del tempo con il cavallo o si hanno delle ambizioni nello sport. Si tratta soprattutto di capire meglio le esigenze e gli istinti dell’animale e di applicare questa conoscenza nella vita quotidiana, per prevenire i problemi prima che si verifichino. Naturalmente, gli istruttori che si formano alla scuola di Parelli, apprendono le più diverse tecniche di addestramento, sia nel lavoro a terra sia in sella; il tutto si gioca sulla consapevolezza che il cavallo ha sette "zone": cinque fisiche (tra il naso e la coda), una "sensibile" (dalle narici a sopra le orecchie) e una "personale" che gira tutta attorno all'animale. -taglio- Tutto sta a stimolare le varie zone di volta in volta servendosi dello sguardo, delle carezze, con la pressione delle mani o battendo ritmicamente con le dita. È importante che il cavallo riconosca come "esemplare alpha" l’uomo, perché da quel momento in poi inizierà a rispettarlo e a ubbidirgli, non per paura, ma come segno di stima. Liliana Rabito Dal Balcon, ad esempio, è una sostenitrice di questo metodo e ha raccontato la sua esperienza dicendo: “Ho iniziato a seguire il metodo Parelli e mi ha cambiato la vita al punto che anche il rapporto con gli umani è cambiato, adesso vedo le cose da diversi punti di vista, sfuggo i conflitti e scelgo l’amore per la natura e le sue creature. Nella mia vita è entrata una forza nuova che mi sprona a mettermi in gioco continuamente, a vincere e a restare in pace con me stessa. Cavalcare è come meditare, sei connessa con la natura.” Ancora, abbiamo scambiato qualche battuta con un vero e proprio istruttore Parelli: Alessandro Laconca, il quale ci ha raccontato che la sua passione per i cavalli risale a molto tempo fa e, grazie a questa, è riuscito a conseguire il livello 4. -taglio2- È stato in Texas nella struttura Parelli e poi in tanti altri corsi in Europa e in Italia, dove ha potuto migliorarsi anno dopo anno, fino a diventare un cavaliere ed un istruttore eccellente. “Quando ero piccolo – afferma Laconca- invece di giocare con soldatini o macchinine avevo solo cavalli. Adesso posso finalmente aiutare le persone a capire meglio questi splendidi animali, i loro bisogni e la loro psicologia, a lavorare o divertirsi in tutta sicurezza e far sentire cavallo e cavaliere entrambi vincenti.” Alessandro Laconca duranteb le sue lezioni insegna a mettere sempre la relazione con il proprio cavallo al primo posto, a trovare un po’ di divertimento in tutto quello che si fa trasformando le sessioni di lavoro in momenti di gioco e comunicazione reciproca basati su fiducia e rispetto, senza strumenti o attrezzi coercitivi ma in modo naturale, da amici! Per chi ama i cavalli, e per chi volesse mettersi in gioco, è possibile approcciarsi a questo mondo grazie ai workshop organizzati da Laconca in tutto il territorio nazionale. Una cosa è certa, ne resterete affascinati, anche perché con il metodo Parelli si procede per gradi e solo quando il cavallo è felice e disponibile.





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