Tentar non nuoce

di Laura Fiore

Numero 180 - Settembre 2017

La Mostra del Cinema di Venezia 2017 la ricorderà per tutta la vita, oltre al successo di critica e pubblico per il suo ultimo ruolo da protagonista, l’attore romano ha debuttato in un’altra veste: il regista


Aria da tenebroso ed occhi di un blu intenso, di quelli che fai fatica a guardare troppo a lungo, Claudio Santamaria è sulla cresta dell’onda è sta vivendo un momento fantastico sia per la sua carriera d’attore che per il suo debutto alla regia. Avete letto bene, quest’anno Alla Mostra del Cinema di Venezia Claudio Santamaria è arrivato con ben due pellicole: “Brutti e cattivi” di Cosimo Gomez dove recita affiancato da Marco D’Amore e Sara Sagiocco; e “The Millionairs” il suo primo cortometraggio da regista. Quest’ultima, è una storia che mette in scena una lunga notte, durante la quale le strade di un bosco di montagna diventano teatro per una serie di efferati omicidi ad opera di diversi personaggi, tutti decisi a impossessarsi di una misteriosa valigetta. Sono 14 intensi minuti in cui si intrecciano le vite di cinque personaggi magistralmente interpretati da Sabrina Impacciatore, Peppe Servillo, Massimo De Stantis, Giordano De Plano e Fabio Limongi. Integralmente girato tra Lucania e Calabria, “The Millionairs” è stato prodotto dalla Goon Films di Gabriele Mainetti, che torna a collaborare con Claudio Santamaria dopo il grande successo di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, pellicola con la quale Santamaria si è aggiudicato il David di Donatello come miglior attore protagonista. A primo impatto, Claudio Santamaria, potrebbe dare l’impressione di uno estremamente serioso, ma in questa intervista scoprirete l’altra faccia di questo formidabile attore: tutte le sue paure e le sue “diversità”, che sfociano in una personalità unica e assolutamente da conoscere. -taglio- Si è da poco conclusa la Mostra del Cinema di Venezia, dove oltre che come attore ha per la prima volta partecipato anche come regista. Com’è stato il momento in cui ha saputo che la sua opera prima era tra quelle in gara?

“Non ho vergogna di dire che ho pianto! Quando ho ricevuto la notizia che il mio corto sarebbe andato al festival quasi non ci credevo, anche perché debuttare come regista non è mai semplice. Avevo l’idea di realizzare un progetto simile già da qualche tempo, sicuramente mi hanno aiutato i miei studi, inoltre fin da ragazzo ero un secchione e non ho perso la mia indole da ‘perfettino’. Mi ha sempre affascinato l’idea di creare qualcosa di totalmente mio, ho amato immergermi nei miei pensieri ed immaginare storie, luoghi, dialoghi…”

Si è trattata quindi di una scelta desiderata quanto ponderata per bene...

“Direi proprio di si, questo non significa che sto per dedicarmi solo alla regia! Ho già sentito varie bufale in giro… mi piace molto fare l’attore, anche se mi sento sempre come la pecora nera del gruppo!”

In che senso?

“Mah, tutti i miei colleghi mi sembrano così diversi e distanti da me e dal mio modo di concepire il mondo. Certamente, come loro ho un pizzico di egocentrismo, altrimenti non avrei potuto fare questo lavoro, ma arriva un punto in cui devi mettere da parte quello che sei per lasciar spazio al personaggio che interpreti! Questo non accade molto spesso, e quindi ci sono ‘sti tizi che stanno per ore ed ore a parlare di loro stessi e via così. E basta un po’! Personalmente preferisco sempre raccontare del progetto cui partecipo in quel momento e non della mia vita.”

Come regista, invece, si sente più a suo agio?

“ Non saprei, sotto alcuni punti di vista forse si. Il mio corto è tratto da una graphic novel di Thomas Ott che adoro. In generale, però, invidio la leggerezza di quelli che approcciano la regia come se nulla fosse, io invece ero terrorizzato. Dico solo che il primo giorno di riprese tremavo come una foglia. Sono tornato in albergo, tipo alle 5 del mattino, mi sono rigirato tutto il tempo nel letto, alle 11 mi sono svegliato e sono scoppiato a piangere.”

Quindi dietro a quest’aria da duro si nasconde una persona sensibile... -taglio2- “Eh si! Sono uno che non teme a mostrare le proprie emozioni. Questo non significa che sono un ‘piagnone’, anche perché mi emoziono per milioni di cose. L’ho accennato prima, quando ho visto il mio corto completato, sentivo una gioia immensa e giù con le lacrime! – ride – Sono così, che ci vuoi fa’?”

Resta, però, una persona riservata...

“Meno rispetto a qualche anno fa, diciamo che ho dovuto imparare a ‘condividere’ con chi mi sta vicino quello che penso/provo. Con la mia famiglia, infatti, non capitava mai che io dicessi qualcosa del mio privato, in questo la recitazione mi ha aiutato parecchio.”

Com’è stata la sua infanzia?

“Ero un bambino davvero molto timido, ma allo stesso tempo, quando poi riuscivo a fare amicizia, ero in grado di trasmettere all’altro un’empatia incredibile. Forse è dovuto alla mia sensibilità, fatto sta che mi accorgevo di tutto quello che mi accadeva intorno, anche se ho preso delle belle batoste. Anche solo il giudizio di uno sconosciuto mi pesava, ci rimuginavo per chissà quanto tempo. Abbassavo lo sguardo, ma dentro avevo come un fuoco, una rabbia che ogni tanto esplodeva anche in modo violento, provocandomi un grande dolore. Da adulto, infatti, ho dovuto imparare a gestire questa cosa fregandomene degli altri e percorrendo la mia strada.”

Quando ha capito di voler fare l’attore, la sua famiglia l’ha sostenuta?

“Ricordo perfettamente che mia madre mi disse: ‘Io la scuola te la pago e non m’importa se farai davvero l’attore o se diventerai famoso, ma ti devi impegnare fino in fondo’. Quindi direi proprio di si.”

Tornando ai giorni nostri, è stato al Festival di Venezia anche come attore del film “Brutti e cattivi”, com’è andata?

“La cosa bella di questo film, è stata il fatto di essere riuscito a lasciarmi andare completamente. Solitamente sono lì ad osservare i miei difetti, qui invece ho messo da parte e Claudio e mi sono ‘concesso’ al personaggio. Poi ci siamo divertiti tanto su set ed ho conosciuto Marco D’Amore, un vero professionista ed un bravo ragazzo! Siamo subito entrati in sintonia, ha un cognome che lo rispecchia in tutto e per tutto! Sono certo che vi piacerà tantissimo, do la mia parola!”





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