Matita d’autore

di Gennaro Santarpia

numero 178 - Giugno 2017

Intervista esclusiva al regista e animatore Simone Massi, direttore artistico di 'animavi': il Festival del cinema di animazione poetico che attira artisti provenienti da tutto il mondo


Simone Massi è un animatore, regista e illustratore italiano, famoso in tutto il mondo per la bellezza delle sue opere e per il suo modo di lavorare molto legato alle tradizioni di questa splendida arte. Oggi è considerato uno dei principali autori di cortometraggi di animazione italiani e uno degli ultimi pionieri dell'animazione "a passo uno", con all'attivo oltre 200 premi vinti nei principali festival nazionali e stranieri. Nel 2003, a seguito del decimo lavoro “Piccola mare”, con voce narrante di Marco Paolini, inizia l'attività internazionale con le produzioni francesi. La sua opera “La memoria dei cani” ottiene 33 riconoscimenti, fra cui la menzione speciale allo Zagreb Animafest, il Renzo Kinoshita Prize all'International Animation Festival di Hiroshima, il Grand Prix come migliore film all'International Trick film di Stoccarda. L'opera è stata inoltre selezionata e presentata nella sezione "Corto, cortissimo" alla 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Nell'aprile 2012, Massi vince il David di Donatello come miglior cortometraggio con il film “Dell’ammazzare il maiale”. È stato definito "Il miglior ambasciatore dell'animazione italiana all'estero, sia per apprezzamento sia per premi, e ‘Dell'ammazzare il maiale’ in assoluto il suo miglior lavoro". È l'autore della sigla della 69ª,70ª, 71ª, 72ª e 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia per le quali ha realizzato anche il manifesto. Il cortometraggio, della durata di trenta secondi e realizzato con 300 disegni fatti a mano, è un tributo a Fellini, Angelopoulos, Wenders, Olmi, Tarkovskij, Dovženko. Dal 13 al 16 Luglio, Simone Massi, sarà impegnato col Festival “Animavì”, evento internazionale di cui ci racconta in questa intervista. -taglio- Dirigerà “Animavì”, il primo Festival al mondo dedicato all’animazione poetica e d’autore, che tipo di impronta ha voluto dare alla manifestazione?

“Il Festival ‘Animavì’ è fatto principalmente di persone; uomini e donne che si siedono di fronte ad un pubblico e raccontano delle storie. Possono farlo con la parola, con la musica, con l'animazione o quel che si vuole, la cosa fondamentale è che per noi ogni forma di espressione ha pari valore ed importanza. Ci saranno davvero molti eventi in programma durante i giorni del Festival, cercheremo di far conoscere più nel profondo il mondo dell’animazione.”

Come mai ha deciso di accettare la direzione artistica di “Animavì”?

“Il progetto iniziale è mio, ebbi questa idea oltre dieci anni fa, al ritorno da alcuni Festival internazionali: li trovai tutti uguali, con gli stessi film, le stesse parole e le stesse persone. Poiché non mi stava bene niente di quello che vedevo e sentivo, realizzai che l'unica maniera per avere una manifestazione così come la sognavo, era farla da me. Feci un paio di tentativi, ma purtroppo, mi arenai alle prime difficoltà ed ebbi il buonsenso di mettere l'idea da parte e aspettare. Quando due anni fa Mattia Priori mi propose di organizzare una fiera mondiale di affettatrici capii che i tempi erano maturi e che avevo trovato la persona giusta per realizzare finalmente un Festival degno di essere chiamato tale!”

Partecipano a questo Festival da tutto il mondo, qual è la caratteristica che un opera deve avere per riuscire ad ottenere questo importante riconoscimento?

“Cerchiamo ‘animazioni sbagliate’, film in cui si sentano la passione e la fatica in ogni fotogramma, opere capaci di confondere, di seminare incertezze e farci precipitare dentro storie che sul momento non riusciamo a cogliere. Di artisti bravi ce ne sono in giro per il mondo, ma solo alcuni riescono a trasportare lo spettatore in fondo alla storia che raccontano.”

Questo genere d’animazione, indipendente e d’autore, racconta “per suggestione”. Come nasce il suo processo creativo? -taglio2- “È difficile da spiegare, e soprattutto non credo sia possibile generalizzare. Ogni autore avrà la propria ‘maniera’ e i propri riti che con buona probabilità si guarderà bene dal rivelare.”

Nella sua biografia è specificato che per i suoi lavori fa tutto a mano "su carta, come un secolo fa... attraverso l'uso di matite, carboncini, gessetti, pastelli, grafite e china". In questo settore c’è stata, però, una grande evoluzione tecnologica. Come riesce a trovare il giusto equilibrio tra l’elaborazione “vecchia scuola” e quella moderna?

“Credo che nelle mie opere e, nel mio metodo di lavoro, non ci sia nessun equilibrio specifico. Ho deciso di lavorare lentamente, come artigiano, e questo è tutto. Una volta fatta questa scelta, il resto viene di conseguenza: non mi interessa sapere come corre il tempo fuori dal mio studio, non mi incuriosiscono i macchinari o la velocità a cui viaggiano i miei colleghi. Io vado per la mia strada.”

Nel corso della sua carriera, com’è cambiato il suo approccio, professionale e personale, nei confronti di quest’arte?

“Sono diventato molto più lento, meticoloso ed esigente.”

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, e cura da anni i trailers e le locandine della Mostra del Cinema di Venezia. Da cosa si lascia ispirare, e quando capisce che un suo lavoro è completo?

“Ad ispirarmi sono sempre stati i piccoli avvenimenti: gesti e sguardi degli uomini, eventi atmosferici, apparizioni di animali, cose apparentemente senza importanza. Ci sono notti in cui smetto di pensare e torno a dormire tranquillamente. Quando succede capisco che il lavoro può considerarsi ultimato.”

Oltre al Festival “Animavì”, in quali altri progetti sarà impegnato?

“Attualmente sto lavorando ad un lungometraggio di Stefano Savona, si intitolerà ‘La strada dei Samouni’ e dovrebbe uscire il prossimo anno.”





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