Guglielmo Longobardo

di Joanna Irena Wrobel

Numero 177 - Maggio 2017

Parafrasando i bellissimi versi di una canzone di Eugenio Finardi, si potrebbe dire, che la pittura di Guglielmo Longobardo “… è una finestra sempre aperta, per chi sa volare…”: con il cuore, con la mente, con l’immaginazione, con le ali del sogno.


Un’arte elegante e pacata, profonda e colta, sensibile e intimista: un’Arte che colpisce immediatamente e si fa amare incondizionatamente, perché dà gioia, serenità e con le sue cromie equilibrate, diffonde una sorta di “pace visiva”. Guglielmo Longobardo è nato a Bacoli (1948), vicino a Napoli, dove oggi vive e lavora. Si diploma in Pittura (1972) all’Accademia di Belle Arti di Napoli, allievo di Giuseppe Capogrossi e Armando de Stefano e vi ritornerà, in seguito, come docente di Decorazione (1996), dopo aver insegnato nelle Accademie di Catanzaro, Foggia, Bologna e Urbino. Negli primi anni ’70 partecipa ad alcune mostre collettive, ma il vero debutto artistico avviene nel 1975, alla X Quadriennale di Roma con l’opera “A fior di pelle”. -taglio- Sin dagli esordi, la ricerca artistica di Longobardo è caratterizzata dalla grandissima qualità fisica delle opere, da una profonda ricerca cromatica, da una purezza e l’imprevedibilità del segno, nonché da un singolare rapporto che l’Artista instaura con la superficie della tela, un vero campo di azione e di avvenimenti. Un percorso creativo dove la pittura è vista come unico, possibile varco/finestra aperto al mondo e nello stesso istante mezzo, tecnica, gesto a cui restare fedeli nel corso del tempo. -taglio- Le opere di Longobardo diventano immagini simili ad uno schermo su cui proiettare i film della nostra esistenza, luogo di eventi ambigui e sfuggenti, specchio che riflette segni contorti ed enigmatici, ma in fondo, pur sempre, familiari. Longobardo appartiene ad una generazione di giovani artisti, che ha attraversato i difficili e complessi anni ’70. Una generazione, che si è mossa seguendo un’urgenza generazionale, intrecciando sogno, lotta, ricerca, scontro con la poesia, continuando a cercare l’ispirazione nella mitologia dell’antica civiltà partenopea, nel suo esotismo e paganesimo naturalista. L’attività artistica di Guglielmo Longobardo è indissolubilmente legata al territorio e alla cultura dei luoghi dove è nato e dove tutt’ora vive: i Campi Flegrei. La poesia delle immagini, esaltata da un’eccezionale felicità nell’espressione del colore, in un -taglio2- respiro ampio di luce, ha trovato giusta espressione nei commoventi versi del poeta flegreo, Michele Sovente. Longobardo ha sempre dipinto quadri astratti, nella raffinatezza dei quali è riassunta una ricerca formale fortemente legata alle suggestioni della terra di origine, dove spicca una necessità di trascendere la realtà osservando la natura, imparando ad apprezzare il valore della pausa del vivere frenetico. Pausa, una pausa di riflessione, un momento di meditazione, che non è una stasi, ma capacità di prestare attenzione ai ritmi propri e della natura circostante, riconoscendo il vero valore e l’importanza della contemplazione contro il conformismo iperattivo. Negli ultimi anni, il lavoro di Guglielmo Longobardo è ispirato tanto da un intimismo emotivo, quanto da alcuni aspetti sociali, che il pittore affronta con grande ironia. Nella pittura dell’Artista flegreo, la vitalità del mondo si trasforma in un segno a lungo meditato, puro e elegante, in una serie di flash da mille rifrazioni, in una astratta e dinamica superficie illuminata intensamente da segni cromatici, che con una inspiegabile forza governano magmi e traiettorie imprevedibili, forme in espansione e in contrazione, per portarle alla fine con un’inedita tensione, verso i contorni delle forme primarie.





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