Chi è più napoletano di Bach?

di Umberto Garberini

Numero 177 - Maggio 2017

Alla Fondazione Pietà de’ Turchini un dj set con la musica del genio tedesco


“Bach to Naples”: questo il titolo della rassegna di quattro appuntamenti dedicati al genio tedesco, a cura della Fondazione Pietà de’ Turchini, presso la Chiesa di Santa Caterina da Siena. Singolare, con un pizzico di temerarietà sopra le righe, la scorsa proposta, con tanto dj set di musiche classiche, vero e proprio collage, selezionato e mixato da Astor Palmieri, alias Bruno Mugnai. Come al club, in un clima disteso e informale allietato dal drink gentilmente offerto dalla Tenuta Cavalier Pepe, una dopo l’altra sfilavano, si sovrapponevano e si confondevano, a mo’ di intrattenimento e sottofondo, cantate, contrappunti, sinfonie, Messa in si minore. Gioco, provocazione, irriverenza? Forse sì, forse no. -taglio- A riequilibrare le sorti di quello che un tempo si sarebbe chiamato un concerto sperimentale, sicuramente sui generis, l’intervento di un musicologo di lungo corso come Dino Villatico, che poneva l’accento sulla portata storica e la problematicità dell’opera di Bach, punto di convergenza e sintesi fra passato e futuro. La sua musica esprime la centralità della forma, della costruzione architettonica nota su nota, secondo una coerenza e una lucidità in cui nulla è lasciato al caso. Mani al pianoforte, Villatico scandagliava prestiti e lasciti a partire dalle quattro lettere che compongono il nome Bach - che vuol dire ruscello e corrisponde a una suggestiva serie cromatica di altrettanti suoni, fonte inesauribile di ispirazione. Passando per Wagner e il suo misterioso -taglio2- accordo del Tristano, si sviluppavano ulteriori spunti di riflessione sulla legittimità filologica o meno dell’esecuzione al pianoforte del Clavicembalo ben temperato - il cui titolo originario in tedesco indica semplicemente “Klavier”, cioè tastiera - con ascolti e confronti, sempre rigorosamente miscelati, da Richter a Gulda a Fischer. A scongiurare il rischio della dissertazione accademica, l’ultima provocazione, interpellando direttamente il pubblico: “Chi è più napoletano di Bach?”. E le risposte, più o meno disimpegnate quanto plausibili, non si sono fatte attendere: dalla bellezza all’amore, alla rivalità col coetaneo Domenico Scarlatti, ma a stravincere era la celebre e ironica Cantata del Caffè, bevanda prediletta dal più metafisico dei compositori!





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