BEPPE FIORELLO

Uno, nessuno e centomila

di Tommaso Martinelli

Numero 176 - Aprile 2017


Almeno una volta negli ultimi dieci anni avrete amato uno dei suoi personaggi (o magari anche di più!): fra gli attori italiani più amati di sempre, in questa intervista ci racconta come affronta ogni interpretazione, mettendoci tutto se stesso e, se possibile, anche qualcosa in più


È uno degli attori più amati ed apprezzati del Bel Paese, e quando va in onda ogni sua fiction, puntualmente, colleziona ascolti record. Nonostante il crescente successo professionale, le priorità per Beppe Fiorello sono altre: la sua famiglia e l'amata Sicilia. Reduce dall'ottimo riscontro della serie di Raiuno “I fantasmi di Portopalo”, il popolare attore si racconta ad Albatros.

Beppe, quanto è faticoso il mestiere dell’attore?

“Tanto, ma ahimè è impopolare dirlo. A proposito di questo, mi ritorna alla mente un episodio in particolare, un momento in cui ho avuto per la prima volta la percezione che anche fare l’attore fosse un ‘lavoro’ faticoso. Ero sul set di un film, si parla di tanti anni fa, il titolo della pellicola era ‘Il sorteggio’, ambientato negli anni ’70 a Torino. Raccontava la storia dei giurati popolari alle Brigate Rosse. Io interpretavo un operaio della Fiat, di conseguenza, girammo le scene in una fabbrica della Fiat, poco fuori Torino. Sullo sfondo vi erano degli operai veri; dopo la quattordicesima ora di lavoro sul set, al ventesimo ciak, uno di loro mi si avvicinò e mi disse: ‘Ma voi siete matti? Meglio esser operai tutta la vita! In piedi per 14 ore, con una sola ora di pausa e quel cestino per pranzo orribile? Ma è assurdo e faticosissimo’. Restai un attimo perplesso, ma pensandoci se persino un operaio reputa una follia tante ore di lavoro, allora forse un po’ di fatica si avverte realmente!” -taglio-

Nel corso della tua carriera hai interpretato molti personaggi realmente esistiti, quale di questi ti ha lasciato il segno?

“Tutti i personaggi che ho interpretato mi hanno lasciato un segno, diverso per ognuno ovviamente, ma lo hanno lasciato tutti. Ho sempre vissuto ogni ruolo assegnatomi come una ‘creatura’ di cui prendermi cura giorno dopo giorno. Amo tutti i personaggi che interpreto allo stesso modo, così come un padre ama indistintamente tutti i propri figli, questo perché recitare è la mia vita e se fosse diversamente non avrei potuto fare l’attore professionista. Mi piace l’idea che un pescatore possa essere importante tanto quanto un giornalista. Salvo Lupo per esempio, il personaggio al centro della fiction ‘I fantasmi di Portopalo’, rappresenta la società civile e mi ha insegnato che tutti noi siamo fondamentali e che la verità deve esser sempre assoluta. Dobbiamo sempre possibilmente tirarla fuori quando si tratta dell’incolumità morale anche del nostro vivere.”

Generalmente cosa racconti ai tuoi figli quando vai via di casa per girare un nuovo film?

“I miei figli sanno sempre che quando vado a girare un nuovo film, non vado semplicemente a fare l’attore, ma entro letteralmente nei panni di un altra persona: dall’abbigliamento fino al modo di vivere e di pensare. Per questo motivo, molto simpaticamente, pensano che io abbia fatto il pescatore quando ho dovuto interpretare il ruolo di Salvo Lupo, oppure il medico quando ho interpretato Giuseppe Moscati. Insomma, loro credono che io sia il personaggio che interpreto. Gli piace immaginare che io diventi quella persona. In questo modo hanno colto l’essenza dei miei obiettivi, perché ogni volta che mi assegnano un personaggio cerco di diventare un pescatore, un giornalista, un militare e non limitarmi a interpretare meramente un ruolo.”

Questo è un momento storico in cui si discute tanto sull’immigrazione e sulla costruzione di muri per arginare questo fenomeno. Che cosa ne pensa Beppe Fiorello?

“Qualsiasi opinione io possa dare sull’immigrazione ci sarà sempre una critica e una strumentalizzazione delle mie parole. L’ immigrato che cerca una speranza e cerca un sogno, quel muro lo vorrà scavalcare a tutti i costi. Alzare un muro vuol dire innescare una provocazione: non fa altro che provocare un’immigrazione ancora più violenta. L’ immigrazione oggi non è politicamente gestita bene ed è molto disordinata, lasciata alla sbando. Non c’è un’organizzazione né una reale integrazione. Un tempo, come per esempio accadeva a New York, i siciliani costruivano la maggior parte delle strutture ed era tutto ben organizzato ed integrato. Oggi non è più così, anche perché la mafia si è ‘allargata’ e si nutre di queste immigrazioni. Se si fosse interrotto il concetto di ‘business della carne umana’ molti anni fa, forse oggi non avremmo tutto quello che stiamo vedendo.”

Su Raiuno hai ottenuto un grande successo con la fiction “I fantasmi di Portopalo”. Secondo te, che immagine della Sicilia viene fuori da questo film?

“Mi piace pensare che si emersa l’immagine di una Sicilia non solo come un Paese di omertosi o di persone che non parlano; la vicenda raccontata in questo film è l’esempio di quanto impegno civile ci sia realmente in Sicilia e di quanto questo impegno non venga spesso raccontato. ‘I fantasmi di Portopalo’ è ambientato nel 1996: vent’anni fa c’era una Sicilia in grado di parlare e di non tirarsi indietro di fronte a delle scomode verità, ognuno si sentiva parte integrante della lotto contro ‘il male’ in tutte le sue forme. Ci stiamo lavorando, ma io sono fiducioso e spero che si possa ritornare, sotto alcuni punti di vista, ad essere coraggiosi come un tempo!”

Questo mese Albatros Magazine ha dedicato la sua cover alla fame mentale, intesa proprio come necessità di mangiare qualcosa quando la mente è estremamente occupata…

“Ecco perché sono sempre affamato! Scherzi a parte, mi accade di continuo, ho sempre pensato ci fosse un nesso tra le due cose. Per fortuna, fare l’attore implica comunque lo stare in movimento, quindi non è da considerare un lavoro sedentario al 100%, ma dover ricordare le battute ed i movimenti collegati ad esse comporta comunque uno ‘sforzo’ e di conseguenza una voglia di sazietà. Purtroppo, spesso per interpretare un ruolo bisogna cambiare la propria fisicità; mi è capitato di dover cambiare la mia alimentazione per perdere chili e credimi, è stato bruttissimo perché amo il cibo!”

Sei sempre stato molto legato alla tua terra...

“Chi non lo è?! Per me la Sicilia ha il sapore di casa, la forza delle origini e l'autenticità della mia famiglia. Ho tanti bei ricordi legati alla mia terra e non potrei mai riuscire ad immaginare un’esistenza senza Sicilia!”

Quando non lavori a cosa ti dedichi?

“Mah, la cosa che maggiormente preferisco fare quando ho del tempo libero è dedicarmi alla mia famiglia, ai miei cari. Penso che glielo devo, ognuno di loro mi ha sempre supportato e sostenuto in qualsiasi scelta professionale e non, quindi la famiglia continuerà ad avere la priorità rispetto a tutto il resto.”

“Per me la Sicilia ha il sapore di casa, la forza delle origini e l'autenticità della mia famiglia. Ho tanti bei ricordi legati alla mia terra e non potrei mai riuscire ad immaginare un’esistenza senza Sicilia!”


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