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Villa Augustea

di Yvonne Carbonaro

Numero 266 - Dicembre-Gennaio 2026

Sembra confermato che la villa di Somma sia quella in cui morì Augusto giacché sotto vi è stata rinvenuta una importante costruzione precedente all'eruzione del 79 d.C.


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Nel 2008 su queste stesse pagine pubblicammo un articolo in cui illustravamo lo stato degli scavi nella Villa Romana di Somma, a seguito di una visita da noi effettuata con la guida del direttore degli scavi, il prof. -taglio- Giapponese Akira Matsuda. Era allora è stata portata alla luce un’altra buona parte del sito, coperto dall’eruzione del Vesuvio del 472 d.C. e rivelatosi sede di una grandiosa costruzione su due piani con statue e affreschi. Allora avevamo scritto: <Nel periodo fascista, quando avvenne la scoperta, si ipotizzò che fosse quello il luogo in cui l’imperatore Augusto finì i suoi giorni, in base alle parole di Tacito che riporta che ciò avvenne “apud Nolam” (al tempo dei romani il territorio nolano includeva quella zona). Nessun reperto o riferimento preciso ad Augusto è stato però fino ad ora rinvenuto ad avvalorare questa tesi, comunque l’insieme è di una tale grandiosità e bellezza come solo una proprietà imperiale poteva essere. Molte fonti, in riferimento alla città vesuviana parlano di una “Summa Villa”, da cui si originerebbe lo stesso toponimo “Somma”[…]. Il sito non è molto conosciuto anche se circa due anni fa Superquark trasmise un servizio di Alberto Angela che documentava lo stato dei ritrovamenti. Lo scavo, pur molto vasto, ha finora ha interessato solo il portico e ha raggiunto il pavimento ad una profondità di circa dieci metri scoprendo, oltre ad una gran quantità di ceramiche, delle statue, tra cui un meraviglioso Dioniso e una donna con peplo che, dopo essere state esposte nel 2005 in un’apposita mostra, vengono custodite nel Museo Archeologico di Nola. Sono stati quindi rivenuti un alto colonnato di colonne monolitiche corinzie, due absidi con affreschi policromi e pavimento a mosaico; ad una quota inferiore un grande magazzino con molti dolia per olio e vino…>. Il Giappone intanto ha realizzato una fiction a puntate molto popolare che ha contribuito a aumentare la notorietà della villa di Somma e della storia romana in quel paese. Va ricordato che dopo la scoperta di epoca fascista, il sito fu abbandonato per mancanza di fondi ed è stato grazie all’Università giapponese responsabile del progetto di recupero e dello stanziamento dei fondi che, dopo più di settanta anni, dal 2002, la Missione Archeologica procede nello scavo con la supervisione della Soprintendenza Archeologica di Napoli. Da allora i lavori sono continuati. L’équipe giapponese è guidata dall’archeologo Satoshi Matsuyama, che ha già lavorato a Pompei, e da Masanori Aoyagi, dell’Università statale di Tokyo, con la collaborazione di Antonio De Simone, dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che dichiara: “Mentre in Campania si pone molta attenzione agli scavi costieri, -taglio2-si fa ben poco per i probabili siti posti nell’entroterra. Quello di Somma è un ritrovamento unico nel suo genere, che racchiude in sé almeno cinque secoli di storia e supera per importanza altre ville romane situate lungo i golfi di Napoli e di Pozzuoli. Mentre ville come quella imperiale di Nerone a Baia andavano in rovina man mano che l’Impero andava sgretolandosi, in questa si sono ritrovati capitelli sostituiti nel terzo secolo eppure ancora di ottima fattura.” Il professor Masanori Aoyagi a sua volta ha dichiarato: “Abbiamo trovato sette fornaci. Pensavamo che potessero alimentare un complesso termale privato. Ma adesso sono venute alla luce due macine, sempre di epoca antecedenti al 79 d.C. Dunque abbiamo sette fornaci e due macine, molto probabilmente per produrre qualche pane o qualcosa per cibi. Siamo dinanzi ad un’eccezionalità! Si rafforza l’ipotesi che sia la Villa dell’Imperatore Augusto”. Ciò rimanda nuovamente agli storici latini rendendoli più che mai attendibili (sempre tenendo presente che all’epoca il territorio nolano includeva la zona di Somma): Velleio Patercolo riferisce che Ottaviano Augusto morì a Nola. Cassio Dione dice che morì a Nola in una casa che fu poi trasformata in tempio. In Tacito (Annales – Liber I – 5) leggiamo che Tiberio raggiunse Augusto morto presso Nola: “spirantem adhuc Augustum apud urbem Nolam an exanimem repperit” e più avanti (Annales - Liber I – 9) specifica che era spirato a Nola, nella stessa casa e nello stesso letto di suo padre Ottavio: “Nolae in domo et cubiculo in quo pater eius Octavius vitam finivisset”. A sua volta Svetonio (De vita Caesarum) dice che «Crescendo la malattia gli convenne fermarsi a Nola....e così nella stessa camera in cui Ottavio, padre di lui, si era spento, Augusto finì i suoi giorni quasi volesse tornare in morte a privata fortuna». A questo punto ci piace anche far presente che nel film “Sotto Le Nuvole” del regista Gianfranco Rosi, vincitore del premio speciale della Giuria al Festival di Venezia 2025, è raccontata la storia dello scavo archeologico di Somma.





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