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Venerdì nero

di Pasquale Matrone

Numero 205 - Dicembre 2019

Da dove giunge l’uso di questo modo nuovo di appellare il venerdì?


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Detta in italiano, l’espressione fa pensare a un venerdì ‘disgraziato’, nel senso di sfortunato penoso; oppure a un venerdì buio, perché non illuminato dal sole. Le cose cambiano se, al posto suo, diciamo Blak Friday, in inglese. Ma da dove giunge l’uso di questo modo nuovo di appellare il venerdì? Due le risposte possibili: la prima fa riferimento al 24 settembre 1869, un venerdì in cui un tentativo di alcuni speculatori di contrastare il mercato dell’oro negli Stati Uniti fu vanificato dal rilascio da parte del presidente Ulysses S. Grant dell’oro del governo in vendita, facendo precipitare i prezzi dell'oro; la seconda rimanda al fatto che, negli Stati Uniti, il giorno dopo il Ringraziamento (festeggiato il giovedì) coincide con l’inizio dello shopping natalizio, durante il quale folle di consumatori sono attratte dalle offerte speciali. Sia l’una che l’altra data fanno riferimento a un solo venerdì dell’anno, anche se non lo stesso.-taglio- Da qualche anno, come tante altre usanze nate oltreoceano, anche questa è arrivata in Italia, trasformandosi in un nuovo rito collettivo d’importazione perché fa trend (ormai tendenza non si usa più). Black Thursday, divenuto il Blak Friday, è un venerdì replicabile all’infinito. Gran parte della società, eterodiretta da tecniche di persuasione sempre più sottili, di cui si servono radio televisione social e i nuovi canali informatici, si è gradualmente trasformata in gregge e, di conseguenza, in clientela da imbonire fidelizzare e sfruttare il più possibile e senza scrupoli. Capitale insaziabile e spregiudicato; poteri occulti e forti; incapacità o connivenza della politica; influenzatori e influenzatrici da baraccone (influencers); tendenze, più o meno demenziali, decise a tavolino; bisogni indotti; pecorismo; e, infine, consumismo.-taglio2- Negli stessi giorni e nelle stesse ore, orde di marionette avide di affari (sconti miserabili o finti su merce obsoleta o fondi di magazzino) intasano i centri commerciali; e sgomitano, o addirittura si azzuffano, per arrivare prima e arraffare di più, alla faccia degli altri. L’aria si fa mefitica, per una serie di concause: aliti cattivi; aromi di profumeria e di friggitoria; flatulenze europee e non; sudori di etnie diverse; cacca calda di cane… Le voci s’intrecciano. Nessuno ascolta nessuno, nel frastuono. I bambini strillano. Qualcuno sviene e rischia di essere calpestato.
E poi: l’ambulanza; selfie con l’infermo sulla barella; gente seminuda a ostentare seno coscia e deretano tatuati; nonne imbellettate e sculettanti, con tacchi, gonne corte e gambe di cera… Blak Friday, dunque. Per essere trend. Venerdì nero. Proprio nero. Mai più nero di così.





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